Nati nel 2008 i Black Magic Fools sono una band folk metal svedese proveniente da Goteborg. Dopo due E.P.  editi uno nel 2011 dal titolo "Black Magic Fools" ed uno nel 2012 dal titolo " A Jester's Confession" il combo scandinavo nel 2016 pubblica il suo primo album " Soul Collector".

 

Ci troviamo di fronte ad un band che annovera tra le sue fila dei polistrumentisti in grado di suonare gli strumenti tipici della tradizione scandinava oltre ovviamente chitarra, basso e batteria, infatti  alla classcica strumentazione moderna  vengono affiancate cornamuse, violini e lo schiacciapensieri.

Cosa desueta nella maggior parte dei gruppi che propongono questo tipo di sonorità, vi sono due violiniste dedite solo all'uso esclusivo del proprio strumento.

 

Addentriamoci ora nell'analisi track by track di questo curioso concept, che è costituito da 11 brani per una lunghezza complessiva di circa 46 minuti:

 

Fools Parade: Inizio epico/medievale tamburi, cornamuse e un giro di chitarra elettrica a riempimento; preludio alla seconda traccia.

 

Grave Dancer: subito rampante e ruspante questo brano chitarra in primo piano, il riff é persistente come il sapore di un buon vino, entra nel cervello armonizzato dalle cornamuse, la voce non è growl, ma è molto particolare ed è perfetta per il contesto musicale; da questa traccia è stato tratto un'ottimo videoclip da vedere assolutamente.

 

Lies: terza traccia, chitarra e violino, quest'ultimo è molto malinconico che crea una sorta di disagio nell'ascoltatore, sotto la batteria e la chitarra lavorano e colpiscono in modo deciso, la voce è un canto disperato, sul finire un'assolo di chitarra davvero ottimo e di concerto con la batteria e basso creano un muro sonoro davvero degno della migliore tradizione metal svedese.  

Salvation: arpeggio di chitarra e violino, ritmi più blandi, la voce è quasi una preghiera ruvida come la carta vetrata, i violini in questo pezzo sono suonati con  una passione ed un'intensità non comune, il brano è molto evocativo e passionale.

 

Black Jig: partenza lenta ma in rapido divenire, si ha l'impressione che poi la marea sonora prima o poi ti colpisca come un macigno, il ritornello è melodico e ripetitivo, ed infatti dopo un'intensa  pausa melodica la marea sonora arriva ma non violenta ma piuttosto stilosa ed aggraziata.

 

Last Supper: il violino nella sua bellezza rende tutto triste, sopratutto se in un contesto come questo, ampio strutturato, intenso, vibrante insomma da brividi la forza espressa in questo brano dove la chitarra la batteria danno il meglio di loro il tutto impreziosito dai fili tessuti dai violini, il finale solo chitarre e batteria.

 

Soul Collector. il metallo quello cattivo si affaccia con decisione nella title track dove chitarra, batteria e basso tengono la scena tutta per loro il violino è relegato solo nel ritornello e poi sul finale  che diventa praticamente solo strumentale.

 

A Jester's Confession: dopo un'arpeggio di chitarra iniziale, si continua con un ritmo incalzante che lascia stupefatti il ritornello è melodico e rende dannatamente bene le cornamuse, si sposano alla perfezione con la batteria che picchia come un martello, ai tre minuti circa ci si può esaltare con un'eccellente assolo di chitarra preludio a svariate ripetizioni del ritornello.

 

Dansa i natt: il pezzo viene cantato in lingua madre ed è veramente potente, la parole che compongono il titolo sono dette svariate volte, un pezzo folle e davvero divertente da ascoltare al massimo volume per non perderne nemmeno una nota.

 

Not My Truth: pochi fronzoli per la penultima traccia, sembra quasi che il cantante durante la canzone ti stia a un centimetro dal naso sputandoti in faccia che questa non è la sua verità, estremamente rabbiosa e non seconda per intensità.  

 

Vädjan: ultimo capitolo di questo intenso CD, il cantato femminile, aulico, rigorosamente in lingua madre chiude l'album.

 

Che dire un disco suonato con passione ed intensità, i suoi 46 minuti passano veloci e divertenti, assolutamente mai noioso, l'uso degli strumenti tipici della tradizione scandinava è un valore aggiunto che rende questo disco autoprodotto decisamente prezioso, da avere assolutamente.

 

 

Igor Gazza

80/100