I Destroyers of All sono una band portoghese formata nel 2011 a Coimbra che si propone come band Progressive-Death Metal.

Il gruppo è composto dalla più tradizionale formazione metal: due chitarre (Alexandre Correia, Guilherme Busato), batteria (Filipe Gomes), basso (Bruno da Silva) e voce (Joao Mateus).

Andiamo qui ad analizzare l’ ultimo lavoro di questa band, Bleak Fragments. 

 

TRACCE

1- From Asces Reborn (Intro)

2- Hollow Words

3- Hate Through Violence

4- Bleak Fragments

5- Death Healer

6- Unexistence

7- The Pain that Feeds

8- Speed of Mind

9- Tormento

10- Day of Reckoning

 

ANALISI

La prima traccia è un’introduzione strumentale di circa due minuti che ci presenta il proprio sound, che ci accompagnerà per tutto l’album: ritmi pesanti e sound deciso ispirato al thrash più tradizionale di Metallica o Slayer unito ad assoli melodici provenienti dall’ heavy metal Old-School di Zakk Wilde, il tutto mescolato ad una velocità d’ esecuzione ed a cacofonie di virtuosismi tipiche del death metal moderno in brani della durata compresa tra i 4 ed i 6 minuti, ad eccezione dell’ultima traccia che supera i 7 minuti.

L’ album ha uno stampo molto melodico, accompagnato da un growl deciso ma abbastanza comprensibile ed effetti sonori che non solo accentuano l’atmosfera cupa ed aggressiva dell’intera opera, ma che arricchiscono i molti virtuosismi delle chitarre e del basso sia nel distorto che nelle molteplici parti acustiche.

Una nota di merito particolare va data alla traccia numero 9, Tormento, che si stacca prepotentemente dallo stile di tutte le altre aprendo in acustico con melodie che ricordano la terra d’origine della band con una nota quasi folk, per poi sfociare nuovamente nella furia sonora che questo album propone, unendola inoltre nel ritornello ad una piacevole voce moderna, presente anche in altre tracce, che affianca il growl delle strofe.

 

Bleak Fragments risulta quindi essere un ascolto molto piacevole, di quello che definirei essere forse più vicino ad un Melodic Death metal con interessanti spunti thrash e progressive piuttosto che puro progressive-death metal; un album comunque dal sound estremamente vario e ricco di influenze sia classiche che moderne ma sempre fedele al suo stile dall’ inizio alla fine, senza risultare ripetitivo.

Un full, quindi, che vale la pena ascoltare dall’ inizio alla fine, ben registrato e che difficilmente vi verrà a noia.

 

 

FRANCESCO "LAEMOTH" PERUZZI

80/100