Gli Ecliptica sono una band hard rock austriaca formata nel 2005 che già due anni dopo la sua nascita ha visto la pubblicazione del primo EP “The Awakening” e la partecipazione al “Wacken Open Air”. A seguito di queste due esperienze la Frontiers Records ha deciso di pubblicare il loro  primo LP dal titolo “Impetus”, rilasciato in Europa e in seguito anche in Giappone e in America.

Il secondo album “Journey Saturnine” lascia subito intendere le intenzioni della band di crescere musicalmente portandoli a suonare ad eventi quali “Metalfest Open Air”, Börsencrash Festival e molte volte al Wiener Donauinselfes aprendo concerti per band del calibro dei Symphony X, In Extremo; Tom Ripper Owens, Freedom Call e altri.

A Gennaio del 2016 arriva il terzo album dal titolo “Ecliptifide” rilasciato con la firma della Mars Music Production: seppur la versione digitale sia disponibile ovunque la versione su CD è disponibile solo in Austria.

L'ultima pubblicazione si compone di  13 tracce ufficiali più una bonus track (“Sleeping In My Car”).

 

Welcome To The Show è la prima traccia dell'album e sembra riprendere molto le sonorità di passate band anni '90, in linea con le caratteristiche della band. Chitarre violente con riff ripetuti fin quando non entra la graffiante voce di Sunny, le linee vocali si alternano tra maschile e femminile che sembrano però “navigare sulla stessa frequenza”, i due assoli dei chitarristi spezzano la canzone sul finale rendendola interessante all'ascolto.

Il secondo brano “Hate The Pain” risulta avere poco carattere per l'intro poco originale, scorre lineare senza punti focali.  Ammirevole la capacità della cantante di spaziare tra diverse tonalità dando brio al testo.

Un apparente svolta sembra arrivare in “Round'n'Round” dove, pur rispecchiando le ripetizioni riscontrate dall'inizio dell'album, la band riesce ad incuriosire l'ascoltatore con stacchi di Synth e contrasti vocali definiti dal pulito di Sunny e il leggero graffiato di Tom Tieber. Probabilmente la migliore traccia del LP.

Nonostante l'idea sia quella del “già sentito” (per gli appassionati di Rock anni 80/90) è da notare come anche in “Road to Nowhere” e “One For Rock'n Roll” (rispettivamente al terzo e quarto posto della setlist di “Ecliptified”) siano apprezzabili gli stacchi di solo di chitarra e soprattutto il richiamo al rock del passato che mai si disprezza.

Con “Need Your Love” si nota una corrispondenza tra sentimento e musica, cose abbandonate nelle altre tracce fin troppo distaccate dal reale, la voce di Sunny si espande bene a materializzare le emozioni e ciò consente un maggiore coinvolgimento dell'ascoltatore.

“Persephone” viene lanciata a metà del disco con velocità sorprendente: unica traccia interamente strumentale presente nella pubblicazione e ciò la rende particolare di per sé, svolgimento tecnico e musicale davvero degni di nota. Gli effetti atmosferici sul finale concludono in modo eccellente la produzione introducendo l'ottava traccia.

“Hero Of The Day” seppur riportando sonorità già utilizzate da altri gruppi ha la forza di collegare anche qua gli strumenti con la natura delle parole. Potremmo pensare ad un Epic metal molto blando, ma sicuramente degno di nota.

Le seguenti due tracce, nell'ordine “Trip” e “Rock'n'Roll Medication” si somigliano molto nell'introduzione, cosa che, arrivati agli ultimi 5 brani, non sorprende più. Nella seconda si ritrova il contrasto vocale tra i due timbri dei cantanti e perciò definibile come “in linea con lo stile” assimilando tale caratteristica come fondamentale della band. Gli assoli spezzano la monotonia dei pezzi.

Iniziando la traccia 11 (“No Surrender) si potrebbe riscontrare un ombra dello stile degli Iron Maiden, anche se i generi non corrispondono: ciò comporta un'evidente apertura stilistica della band che riporta attenzione sul brano, il Sassofono di Linda De Wilde inserito all'interno del brano guida l'ascoltatore ad una lettura positiva della produzione musicale di tale traccia.

Intro molto soft per “For Good”, tematica struggente che seppur analizzata in modo quasi banale, riesce ad andare di pari passo con la ritmica triste: una separazione non porta nulla di buono e la band trova il modo di rendere note tali emozioni attraverso la voce della cantante che  ha la possibilità di esprimersi in solitudine.

Con “We Rock” si torna alla sonorità che domina tutto il disco.

Con la bonus track “Sleeping In My Car” la band trascina l'ascoltatore nel pieno del rock del passato: immagino vestiti stravaganti, jeans a zampa di elefante e capelli cotonati a ballare sul ritmo dell'ultima traccia di “Ecliptified”.

 

Un album pieno di contraddizioni che complicano il giudizio finale: le canzoni sfociano spesso sul banale anche se sono ben note punte di originalità sparse su tutta la pubblicazione. La voce femminile ricorda molto quella di Joan Jett e la cosa la fa onore, facendo sì che i riflettori si puntino sulla band.

Resta, purtroppo, il problema dell'effetto tormentone.

 

 

 

La Paladina

 

60/100