Dopo “Law Of Resolution” (2008) e “Esoteria” (2013) i norvegesi Fatal Impact arrivano al terzo fatidico album… Se è vero che il debutto può andare bene o male, è anche vero che il terzo album, spesso e volentieri, è quello delle conferme...o delle smentite.

Il quartetto di Gjøvik continua a proporre un power heavy dalle tinte ottantiane. Senz’altro encomiabile la performance di Jørn Øyhus che con le sue ugole regala alle composizioni ora voli ad altezze siderali, ora graffianti passaggi harsh. Momenti di cantato pulito raffinano poi una proposta molto variegata che a tratti (Mindwar ad esempio) finisce, grazie all’effettistica, per confinare con l’industrial.

Power dicevamo, ma non solo. 

Abbondante è anche l’uso di tastiere che danno alla proposta dei quattro scandinavi un tocco prog e atmosferico che a tratti spinge verso il goth. Sempre puliti i passaggi e gli incastri, quasi un po’ troppo. Siamo di fronte ad un suono che sa troppo di ospedale per la pulizia che trasuda, ci vorrebbe un po’ più di “sporco”.

Le velocità non sono mai sostenute e, a lungo andare, un disco di dieci tracce da quattrominutiemezzo di durata media, tende a peccare di troppa omogeneità, anche per gli strenui difensori del concetto. A tratti un po’ troppo scarne, le composizioni sembrano mancare di quella marcia in più, di quella pienezza di suoni e di riff, di quella orchestralità che il power sa regalarci. Power, appunto e non powerless, soprattutto se l’album porta il titolo “Cancel Life” e tratta dell’annientamento dell’umanità. Capisco la tristezza che questo infausto evento comporterebbe, ma io personalmente sarei anche un po’ più incazzato! 

La composizione che centra in pieno lo spirito di quello che dovrebbe essere è “Too many Years” che, grazie ad un riffing accattivante e un refrain melodico che strizza l’occhio all’easy-listening, riesce a rimanere nella memoria senza perdersi all’interno dell’album, sommerso dalla quasi anonimità delle altre tracce. Da segnalare anche la opener, più aggressiva e potente che in apertura alza di molto le aspettative poi in realtà disattese.

Mi spiego: non parliamo di un brutto album, gli amanti del genere lo troveranno senz’altro un buon album... ecco, un buon album... ma niente di più. Assolutamente in media con il resto delle uscite, non aggiunge ne toglie nulla alla storia del power.

 

 

Possenreisser

65/100