Eccoci tornati in una nuova recensione della Fiamma Nera. 

Oggi voglio presentarvi un gruppo portoghese (i quattro membri provengono da Porto) da non sottovalutare. Affondando le proprie radici negli anni 2000, Sataere (vocals), Njiord (basso e batteria), Tarannis e Defunctum (chitarre) decisero di iniziare un progetto incentrato su tematiche care alla scena norvegese: oscurità, nichilismo, morte ed esaltazione ego. 

Dopo ben 3 pubblicazioni di full-lenght, sono qui a presentarvi il loro ultimo lavoro chiamato: “The Flaming Death”, licenziato dalla BlackSeed Productions il 9 settembre 2016. 

L’immagine di copertina e’ iconografica, tetra e macabra; e’ caratterizzata dall’immagine della Morte, incappucciata, oscura e meschina che possiamo trovare al centro ed ai due lati superiori. In basso la scena è dominata da una moltitudine di teschi, segno e presagio quindi della fine ultima: la morte. 

 

Il platter si compone di ben diciotto brani le cui sonorita’ risultano essere piu’ che ispirate alla scena norvegese. Le atmosfere crude, sulfuree, infernali…a tratti plumbee vengono sancite fin dalla prima canzone: “The Herald of Death” che fa quindi da manifesto all’intero full-lenght. Sicuramente una peculiarità che non risulta sorvolabile e’ la presenza, in alcuni brani, di una sorta di ripetitività delle melodie create ad hoc dalla sei corde, dalla batteria e basso...eliminando quindi dall’intera scena la voce luciferina che risulta essere perfettamente confacente all’intento dei quattro ragazzi portoghesi. Le note cadenzate, ben congeniale, pensate e debitamente espresse funzionano nell’ammantare l’atmosfera di una carica d’energia del tutto nuova, mantenendosi – tuttavia – nella debita ombra delle tematiche e nel riverbero delle sinergie strumentali.  Attraverso una luce fioca dettata da rombi di rullante e doppia cassa, attraverso il respiro dell’oscurita’ dettato dalla tecnica vocale di Sataere, attraverso l’insanita’ e lo splendore della notte sancito dai riff e le linee di basso dei restanti componenti, posso facilmente giungere alla conclusione che si tratti – senza ombra di dubbio – di uno dei gruppi più’ interessanti della scena underground della Fiamma Nera internazionale, uno dei pochissimi della scena portoghese. La mancanza di testi purtroppo penalizza l’intero operato ma la capacita’ compositiva e – sicuramente – la conoscenza di chi ha creato i testi supera persino il più’ piccolo errore in fase di missaggio. 

 

 

Belgrator

95/100