Ciao a tutti, cari amici di Insane-voices-labirynth. Questa volta sono alle prese con un genere un po’ meno trattato sulle nostre pagine. Gli Overtures sono una band prog power del Friuli-Venezia Giulia, più precisamente di Gorizia, nata nel 2003. Dopo la demo del 2005, in questi dieci anni la band ha avuto modo di sfornare ben tre album (“Beyond The Waterfall” del 2008, “Rebirth” del 2010 e “Entering The Maze” del 2013), di partecipare ad alcune compilation tributo (Running Wild su tutti) e di cimentarsi in tre live tour europei. La band goriziana ha una line up abbastanza stabile, in quanto tre membri sono nella band dagli inizi: Michele Guaitoli alla voce, Luka Klanjscek al basso e Marco Falanga alla chitarra. Solamente il batterista Andrea Cum ha sposato il progetto successivamente, nel 2007. 

Ora però veniamo al disco che esamineremo oggi, cioè la loro ultima fatica: “ARTIFACTS”, pubblicato per la Sleaszy Rider Records. La release si apre con “Repentance”: il prog indicato nel genere non tarda a farsi sentire, perché già dall’inizio melodia e ritmo si alternano in cambi di ritmo e interruzioni continue. In questo brano è presente anche una base di tastiera molto evidente, che va a sommarsi agli strumenti base della band. La voce di Guaitoli non raggiunge i picchi tipici del power metal, ma i momenti di  leggero graffiato donano al brano quel pizzico di grinta in più. Basso e batteria formano un tappeto che aiuta la canzone a scorrere liscia fino alla fine. Passiamo alla title track “Artifacts”, che si presenta con un riff iniziale di chitarra che sovrasta il resto degli strumenti. Dopo l’ingresso in scena della voce tornano ad alternarsi un paio  di cambi di metrica. Il ritornello è una vera chicca, dove i cori fanno venire la pelle d’oca. Bello anche l’assolo di chitarra dopo i tre minuti. Unica pecca, il basso non risalta molto. Il finale di canzone è assolutamente epico, per poi scemare verso il silenzio… La terza traccia, “Gold”, inizia con una vena decisamente più melodica e con un basso che finalmente si sente a dovere! Il ritornello suona di già sentito, purtroppo, ma la sorpresa arriva poco dopo con l’inserimento di una seconda voce moooooolto più aggressiva. Buon pezzo, anche se, nonostante l’assolo di chitarra molto heavy, i Dream Theater sono abbastanza vicini dietro l’angolo. Il quarto brano è “As Candles we burn”, che si presenta con un’intro più ritmica che melodica. L’unica parte “melodica” è affidata alla base di tastiera, perché anche la chitarra non crea una vera melodia sua. Piacevole l’abbassamento dei toni verso metà canzone, che ci presenta così una risalita ad effetto. La batteria è incalzante, il basso bello pieno e presente. “Profiled” ci attende subito dopo: la canzone ci accoglie subito con una scarica di adrenalina grazie al colpo iniziale di batteria seguito da energiche “schitarrate”. In questa canzone sentiamo Guaitoli raggiungere finalmente le note tipiche dei cantanti power. La melodia del ritornello è piuttosto orecchiabile e facilmente assimilabile con i primi ascolti. Davvero gradevole il percorso che porta la canzone alla conclusione. “Unshared Worlds” parte in maniera più corale rispetto al brano precedente, senza strumenti che prendono il sopravvento. Finalmente si riesce ad avvertire distintamente il basso, cosa non sempre riuscita nei brani precedenti. Davvero bella l’apertura melodica del ritornello, molto più “arioso” e supportato da cori. Il cantato si percepisce più sentito in questa quasi ballad rispetto ai brani esaminati prima. Forse troppo troncato di netto il finale. La settima canzone è “My Refuge”, che inizia con un bel riff di chitarra, ma a farla da padrona è la batteria, veramente trascinante. Il resto del brano scorre liscio, ma senza spunti particolari. Ora è il turno di “New Dawn, New Dusk”, che si presenta con una schitarrata iniziale vagamente thrash per poi dirottarsi col resto della band su sonorità più del genere proprio del gruppo. La parte maggiormente degna di nota questa volta sta nella voce di Guaitoli, che in questo brano riesce ad esprimere tutta la sua bravura. Davvero un buon pezzo, nel complesso.  Passiamo alla nona canzone, cioè “Teardrop”: l’introduzione è orchestrale, quasi da colonna sonora di una battaglia imminente. Appena inizia a suonare la band al completo ci si rende conto di trovarsi davanti ad un pezzo prog-power in piena regola. Il brano è molto vario ma, allo stesso tempo, strutturato davvero bene. Le sonorità più prog si fondono alla perfezione con momenti di epicità tipici del vero power. La perla della release.Con “Angry Animals” ci avviciniamo alla fine del disco: breve introduzione con percussioni in stile tribale con il rumore di una cascata… breve, appunto, perché dopo pochi secondi parte l’energia della canzone. La parte vocale è la vera particolarità di questo brano, tra cori che raggiungono note altissime e parti di cantato/parlato alquanto “pazze”. Arriviamo a “Savior”, la canzone conclusiva di questo album: intro melodica, un lento eclissarsi della musica introduce la Guaitoli accompagnato dalle tastiere. Quest’ultima accoppiata si ripeterà ancora durante questa ballad. Davvero bello l’assolo di chitarra alla fine. Una canzone davvero buona per chiudere degnamente questo lavoro discografico della band del Friuli-Venezia Giulia.

Dopo i due precedenti album che hanno aperto la strada ad una luminosa ascesa, con questo ”Artifacts” la combo di Gorizia assesta una bella conferma: l’album è veramente ben strutturato, quasi un unico crescendo dal primo all’ultimo brano, e ben suonato. Ascoltando certi brani, soprattutto quelli finali, viene da chiedersi come mai gli Overtures non abbiano ancora raggiunto la notorietà di altre band meritevoli allo stesso livello. Ora, dopo questa conferma, speriamo che il loro prossimo album riesca a far compiere alla band quel passo in avanti in più.

 

 

Robin Bagnolati

82/100