Band fondata nel 2013 in Finlandia, è al suo secondo lavoro con “Sarajas”, lavoro Post Metal, con accenni di death melodico, dove regna un sentimento generale di tristezza, malinconia ma anche un desiderio di rivolta da queste.

 

Il disco inizia con un arpeggio tipico Post Metal per sfociare in una sfuriata death (sempre mantenendo sonorità Post Metal) per tutta la opener, che introduce oltre alle sonorità del disco anche i sentimenti che accompagneranno nell’ascolto.

Il brano (“Twelve Step Circle”) riserva all’ascoltatore melodie appassionanti alternate a riff violenti, sempre mantenendo alta la qualità della canzone e la difficoltà tecnica. 

 

Si presenta successivamente “Rusted in the Rainbow Horizon”, dove c’è una continua alternanza tra arpeggi di chitarra, con tastiere in sotto fondo, e riff cattivissimi con voce solitamente in growl, alternanza che ci accompagnerà per tutto il disco.

Da notare l’urlo disperato “Rusted in the Rainbow” al minuto sette, cui segue un attimo di calma, rotto da un riff che stacca dalla profonda tristezza.

 

L’album continua con un titolo che rimane nel tema, “My Boat is Filled with Blood”, dove, inizialmente traspare una preoccupazione diffusa, le sonorità rimangono calme con groove soffuso fino a che le parole che costituiscono il titolo vengono urlate disperatamente.

Da qui inizia un riff Death metal con atmosfere oscure, mentre la voce, ancora in growl, continua il canto disperato, con unica speranza riservata alla musica.

Al minuto 5 inizia una sfuriata Post/Doom Metal con un leggero accento Noise, per lasciare spazio nel finale ancora a suoni cupi e cori che inneggiano una rivolta spirituale.

 

Alla fine di questo canto di rivolta inizia Catharsis, brano più lungo, i toni iniziali non sono più così disperati, non cambia invece la struttura della canzone, con una gradevolissima alternanza di parti soft e pesanti. 

Al 5° minuto c’è un ritorno netto ad arpeggi e melodie Post Rock strumentale, sempre con quella vitalità assente nel resto dell’album e una leggerezza che libera dal sentimento di paura e disperazione che aveva caratterizzato finora l’album. 

Al termine del brano si ripete la parte iniziale, mentre nel finale viene utilizzato il suono di chitarre distorte e sintetizzatori.

 

Ultima canzone, “Sarajas”, bellissimo strumentale, completamente Post Metal, si apre con 3 minuti di arpeggio che da soli fanno apprezzare l’opera dei Serotonin Syndrome.

Seguono 8 minuti di crescita continua, fino al termine, la chiusura dell’album è infatti lasciata a un piacevolissimo suono di sintetizzatori che fanno riassumono il viaggio percorso fin’ora attraverso questo disco.

 

Così si chiude “Sarajas”, un album difficile da definire come genere, ma proprio per questo interessante da ascoltare.

 

 

Tommy96   

78/100