Dopo più di dieci anni di attività ecco che esce il primo album degli spagnoli Slammin thru. Dediti al progressive più classico che possa esistere (più di dream theater, haken, queensryche e symphony x per intenderci), i sei componenti di questa interessante band spagnola non nascondono di certo il loro talento compositivo che ricorda certi artisti  di inizio anni 80'.

Ogni elemento di questa progressive band è dotato di una tecnica più che discreta al servizio di un genere che più nobile non può essere.

Ascoltando l'album si può sentire qualche ritmica stile power metal che rende il sound ancora più divertente ed accattivante, anche se non dovete aspettarvi un capolavoro assoluto, perché non lo è.

Molte le atmosfere proposte, che danno all'ascoltatore un senso di "volteggio stellare" quasi apocalittico. Il pregio di questa musica passa anche di qua.

Un songwriting maturo, tecnico e piacevole sono un punto a favore dei sei; la band suona bene e ci mette tanta energia e classe, con un impegno non evidente, ma che si può comprendere dopo diversi ascolti di quest'opera più che dignitosa.

Un punto a sfavore della band è che dopo circa 12 anni di attività abbiano sfornato un solo cd, che è sì di livello ma non inventa nulla, anzi, e' chiara l'ispirazione e il proseguo di un genere che ha visto tanti prodotti decisamente più compatti e di caratura maggiore, ma non si può sempre fare il "botto".

Una cosa la dobbiamo dire: David, voce degli Slammin thru, si è ispirato parecchio dall'ormai ex leader dei Queensryche, Geoff Tate, questo lo si capisce da subito, e ci sta.

Però dopo tutto questo tempo, ragazzi, credo sia giustificata una critica che non sminuisce il lavoro fatto, ma da una chiara considerazione: dopo così tanti anni ci stava qualcosa di più originale!

La registrazione e la produzione dell'album sono sufficienti, nulla di più, la musica ha un suono "chiuso" e l'ottima voce di David risulta meno interessante di quello che è. Un peccato, un lavoro di produzione migliore avrebbe fatto la differenza. I brani sono tutti "discreti", tranne l'ottima "Pariah" e la title track che è molto interessante.

In sintesi direi una buona band di valore ed impegnata ma che può fare ancora meglio se crede nelle proprie potenzialità.

Un album più che discreto che però a parer mio non "spacca" in nessun punto, è piacevole da ascoltare ma ha dei momenti dove deve e può migliorare.

Resto fiducioso.

 

 

Marco Gaio

70/100