Alexander Scardavian e Domenico "Dom" Lolito (rispettivamente; voce,chitarra, tastiere e basso,chitatta,tastiere/nda),sono gli Strange Here. Storico combo dedito ad un Doom Metal Psichedelico,che con il nuovo "II",conferma a tutti il proprio stato di grazia a livello compositivo. Entrambi si sono resi disponibili per questa interessantissima intervista,dove siamo riusciti a toccare il passato,il presente e con immenso piacere anche il futuro della band. Oltre alla piacevole sorpresa di sentire entrambi accennarci a dei nuovi progetti musicali che non fa altro,se non venir voglia di sentire cosa ne verra' fuori. Ora vi lascio alle parole di Alexander e Domanico!

 

 

1) Sono veramente felice di quest'intervista e non posso non iniziare chiedendovi quello che credo un po’ tutti vogliono sapere, ovvero, come mai questi 12 anni di silenzio? Quali sono le motivazioni che vi hanno spinto a questa pausa e quali gli stimoli invece che vi hanno poi portato a "II"?

 

 

Alex: Sono passati 12 anni per capire, per sentire, avendo come compagna di vita la morte.

Il tempo scorre, il tempo è fermo, capire è come vivere o morire. Riassumendo: la sofferenza come consapevolezza.

Ho avuto tutto questo tempo per capire che il tempo non esiste, ognuno di noi dà valore al proprio tempo, nel mio caso è stata proprio la vicinanza al trapasso a farmi compiere questo ulteriore sforzo creativo.

Quest’opera è la somma del buio, del dolore, della luce e dell’amore estremo, l’ultimo passo da compiere per passare oltre: mi sono sentito in dovere di esprimere concretamente questa mia sofferenza.

 

Domenico: Il mercato odierno si è adattato a innumerevoli uscite, conseguentemente è spesso saturo di prodotti troppo simili. 

Per poter creare e cercare la propria ispirazione è necessario che gli intendimenti e le ispirazioni vengano a galla. 

Quest’ultimi sono due elementi fondamentali per "II", che è nato proprio da una forte alchimia artistica. 

 

 

2) Alex, il progetto Strange Here ha ormai un quarto di secolo, tu come vedi/valuti la cosa? Mi spiego meglio, credi che Strange Here se li senta 25 anni addosso oppure gli dai giusto gli anni che dimostra valutando le uscite discografiche? Ti chiedo questo perché vorrei che mi parlassi degli imput che ti fecero mettere in piedi la band e sapere se sono i medesimi che ti/vi hanno portato alla composizione di "II". Vorrei inoltre sapere da chi solitamente parte l'idea compositiva e se c’è uno strumento con il quale solitamente iniziate la composizione.

 

 

Alex: Strange Here viene dalla voglia di cambiare un sistema di cose precostituito e obsoleto.

L’idea mia e di Paul, in quel periodo storico, rappresentava ideologicamente un passo avanti perché molto era già stato detto e fatto; lo si può quasi intendere come un rinnovamento sia spirituale che artistico, non tenendo conto del passato, del presente e del futuro, sia di quel periodo storico che oltre, anche se ignoravamo che il “mostro” avrebbe avuto vita propria.

Era, in ultima analisi, un progetto libero da qualsiasi preconcetto e stile.

Strange Here è la mia vita e Paul mi ha sempre seguito da lontano, anche quando è uscito dalla band.

Nell’esperienza Strange Here sono confluiti tanto gli anni vissuti come quelli sprecati, i periodi dedicati direttamente alla band come quelli destinati ad altri progetti paralleli. Questo significa che anche durante le varie collaborazioni con Paul e Steve io non ero Alexander Scardavian, ma ero coinvolto e agivo come Strange Here.

Comunque l’idea compositiva parte solitamente da me, dalla chitarra elettrica distorta assieme alla mia voce. 

 

 

3) Mi piacerebbe sapere di cosa parlano i testi e come sono nati e se sono venuti alla luce prima, contemporaneamente alla parte musicale o semplicemente dopo.

 

 

Alex: I testi vanno di pari passo con la composizione musicale, perché la musica predispone lo stato d’animo giusto per esternare ciò che di più profondo e viscerale accade dentro di me.

È come un fuoco d’artificio, vedi la luce e poi senti il botto, non ci può essere l’uno senza l’altro.

 

 

4) Quali sono i responsi avuti sino ad ora sul nuovo album? Sul fronte live che ci dite? Cosa avete o state organizzando? Pensate sia meglio suonare ovunque sia possibile, oppure è meglio nel possibile avere delle situazioni più mirate ed organizzate al meglio?

 

 

Alex: Considerando il paese e il periodo in cui viviamo, i responsi avuti non sono da ignorare e la critica del settore è dalla nostra parte. Per quanto riguarda invece il discorso live, è molto triste constatare che mancano le strutture, e quelle poche disponibili sono occupate esclusivamente da cover/tribute band: senza nulla togliere a queste ultime, è piuttosto frustrante riscontrare che l’Italia, ora come allora, non è pronta ad aprirsi alla musica estranea al business/mainstream.

Sarei molto onorato di poter suonare la nostra musica nelle condizioni giuste, ma è palese la mancanza di spazi e contesti adatti.

 

Domenico: Al momento la stampa è stata entusiasta del lavoro: tutte queste recensioni positive ci danno un grosso stimolo a continuare a sviluppare, singolarmente (vista la distanza geografica che mi separa da Alex), nuove idee lasciandoci guidare dalla nostra ispirazione. 

Per quanto riguarda il fronte live, la situazione italiana non è delle migliori, ma non ci scoraggiamo e andiamo avanti. 

 

 

5) Alex sei sempre in contatto con Paul Chain? Cosa ne pensi dei suoi ultimi lavori? Vorrei anche sapere se pensi che prima o poi possa capitare che lui si unisca a voi anche solo come ospite? Domenico, per te invece se dovesse capitare, quale artista vorresti che si unisse a voi per una collaborazione?

 

 

Alex: No, questo non sarà mai possibile, la nostra collaborazione è morta quando è morto Paul Chain: abbiamo provato a riavvicinarci varie volte negli ultimi 10 anni ma è stato inutile, perché Paul non ha più né la voglia né la forza di misurarsi con me. Non lo dico assolutamente con tono di sfida, ma è semplicemente una questione sia di salute che di obiettivi. Lui ha il suo mondo, io il mio. L’universo però è grande…

Approvo i suoi ultimi lavori, ma io vado in un’altra direzione. Non ho così paura di morire come lui, sono nato peccatore e continuerò a peccare in nome di Yhwh, che se ci voleva perfetti non ci avrebbe neanche creati. L’uomo è per creazione la distruzione di se stesso. Comunque, ogni tanto, io e Paul ci sentiamo…

 

Domenico: A dire il vero non esiste un singolo artista con il quale mi piacerebbe collaborare, piuttosto sarei lieto di confrontarmi con qualcuno che esuli dall’ambiente musicale. 

Per crescere interiormente è necessario esprimersi in vari modi, perciò trovo molto stimolante il confronto con chi cerca di proporre qualcosa di nuovo. 

Musica, scrittura e pittura sono tutte espressioni artistiche con elementi in comune molto profondi, che in questo mondo dovrebbero essere maggiormente valorizzate.

 

 

6) Siamo ahimè arrivati al termine, ma prima di cedervi la parola per i saluti, vorrei sapere se ci sono novità fresche, se siete già al lavoro sul nuovo materiale o progetti paralleli.

 

 

Domenico: Nonostante la distanza, come ho detto prima, continuiamo a sviluppare singolarmente nuove idee per poterle utilizzare in futuro.

L'intesa con Alexander è sempre stata straordinaria, ci capiamo anche solo con uno sguardo e non abbiamo limiti creativi.

Al di fuori degli Strange Here, sto componendo del materiale tastieristico per un autore di racconti thriller e gialli; si tratta di materiale molto ispirato alle colonne sonore dei film degli anni ’70/80 (Pino Donaggio, Goblin e Libra).

           

Alex: Io ho riallacciato i rapporti con Thomas Hand Chaste (Death SS, Sancta Sanctorum, Witchfield): stiamo lavorando ad un nuovo progetto insieme e abbiamo già registrato delle sessioni molto promettenti…