Live report pubblicato su "wisdom magazine" nel numero bis di agosto 2015. 




Eccomi qui a parlarvi del primo festival che riesco a vedere qui a Malta. Ahime' un mal di schiena devastante non mi permette di rimanere sino all'esibizione dei 12th Ode, aggiungete una certa dose di sfiga che mi ha fatto sparire le foto di alcune band (maledetti nargilli!/nda), diciamo che le prospettive pendevano al peggio, ma siamo comunque riusciti nell'impresa. Questo Extreme Metal Assault si e', per quanto mi riguarda, rivelato una vera figata assoluta e spero proprio di poterci ritornare. Vi lascio ora al resoconto della serata.

                                                                               (testo Curse Vag,foto Shawn  Galea/Luna Nera)

 

 

Live Report "EXTREME METAL ASSAULT"

(Malta 11/07/15 - Corradino Old Military Prison)

 

 

Bene, finalmente un bel festival metal(visto che ero parecchio che non ne vedevo uno), anche se mannaggia a #$@*&@><=# ho un mal di schiena devastante che mi fa vedere le costellazioni piu' lontane. Lamentele personali a parte, devo dire che il festival, seppur per un certo senso semplice, si presenta ben organizzato e si dimostrera' tale nel corso della serata, anche per quanto riguarda l'alternanza delle band che si dividono in due palchi differenti. Il Devil's Island Stage e l'Alcatraz Stage (Maggiori delucidazioni sulla differenza dei due palchi la avremo dall'intervista fatta ad Edward Tagliareffo, il creatore del festival). La location e' la stessa del live report di cui vi resi nota mesi or sono sui Rotting Christ, ovvero il Corradino Old Military Prison. Come avrete ovviamente capito, il vecchio carcere militare. Tra le 16 band previste in cartellone hanno suonato pero' in 15. 

I Relicuia che vidi durante la presentazione del nuovo CD degli Abysmal Torment, non hanno suonato,  ma non so darvi notizie riguardo la motivazione. Con cosi' tante band in tabellone, il festival e' iniziato a meta' pomeriggio (17,15 circa) sul Devil's Island Stage. Aprono le danze gli SAHHAR, che per quanto io sappia e' il progetto solista appunto di Sahhar ma che dal vivo (non so se la cosa si protrarra' in modo permanente/nda), si e' avvalso di un chitarrista e di un bassista, occupandosi lui esclusivamente della voce, mentre la batteria e' elettronica. Come orario di sicuro non e' il massimo, visto il sole che picchia forte, anche perche' lo stregone (questo il significato tradotto del nome della band che e' in maltese e che tratta le proprie tematiche completamente o quasi in lingua maltese/nda), propone un black metal molto true/old school. Devo dire che la resa dei brani e' davvero buona, seppur l'audio non risulta invece il massimo. 

Danno arrecato spesso a chi ha il compito di aprire un festival, ma i ragazzi si son fatti valere. La resa scenica sul palco e' minima, almeno per quanto riguarda i due "turnisti", mentre Sahhar non sta fermo un attimo, inneggia e stimola continuamente il pubblico, che anche se non numeroso ancora, risponde piu' che bene acclamando la band, che suona circa per 30 minuti, prima di cedere il posto agli A BROKEN DESIGN, band a meta' strada tra hard rock e stoner.

Infatti, sia per la tipologia di riff che per il tipo di voce, mi vengono subito in mente i piu' conosciuti Brand New Sin, che a me personalmente piacciono parecchio. Il tutto immaginatelo appunto miscelato con del buon hard rock e delle melodie che fanno riaffiorare alla mente i migliori Creed. Il quartetto (con cantante chitarrista) e' il primo a suonare sul palco dell'Alcatraz Stage, infatti le band continueranno ad alternarsi in questo modo per tutta la serata. Seppur buona la band come idee ed esecuzione, come resa siamo un po cosi', convincono a meta'. 

Forse la cosa e' dovuta alla non entusiasmante partecipazione del pubblico, che e' aumentato e pur si accalca quasi tutto sotto il palco ,ma non parteccipa particolarmente.

Son sicuro pero' che se ricapitera' di beccare la band in una circostanza, per cosi' dire piu' familiare, potremmo goderci un bel concertone. Dopo un set anch'esso di 30 minuti circa, si torna allo stage iniziale, per assistere all'esibizione di un'altro quartetto, ma che questa volta vede al microfono un bassista cantante. Gli ASHES FOR NOUGHT partono subito con il loro Death Metal tecnico farcito di abbondanti dosi di Thrash ben elaborato, il tutto condito con notevoli dosi di modernismo, che non sempre al sottoscritto piacciono. La band potremmo dire che si affaccia sulla proposta musicale dei Mastodont per certi versi. Alcuni problemi di volumi alle voci, fanno purtroppo perdere certi passaggi e scambi particolari tra l'appunto bassista cantante ed il batterista, cosi' come tra le parti prettamente growl e quelle pulite o piu' pulite. La band dimostra notevoli dosi tecniche ed esecutive e sembra divertirsi sul palco, anche se l'unico a dannarsi veramente e' l'unico cappellone del lotto (Uno dei chitarristi, che a dire il vero come solista rende particolarmente/nda). Il pubblico sembra gradire particolarmente la band, ma personalmente durante i loro 40 minuti circa di esecuzione, mi sono un po annoiato. Forse anzi probabilmente e' un fattore personale, ma comunque sono bravi.

Aspettiamo di rivederli in sede live prima di dare un giudizio che potrebbe essere affrettato. Ci spostiamo dall'altra parte per ascoltare la quarta band, la prima ad avere una signorina dietro al microfono, quindi non l'unica stasera. Mentre aspettiamo qualche minuto che si regolino un po i suoni, noi ci spariamo un'altra bella birretta fresca(birra maltese visto che ci siamo eh!). Ci avviciniamo al palco non appena sentiamo le prime note dei RISING SUNSET. Il sestetto ci propone direi un ottimo Synphonic Gothic metal, ma con reminescenze Death/Doom, che donano a tutti i brani quel qualcosa in piu' che sinceramente a molte band anche piu' blasonate manca. La cantante Cristina Calamatta mi colpisce particolarmente, visto che solitamente se pur apprezzando chi canta con la tecnica lirica, dopo non molto mi annoio tremendamente. Nel loro caso non solo cio' non e' accaduto, ma anzi piu' i brani andavano avanti e piu' la cosa mi piaceva. Il cantato growl del chitarrista (Carlo Calamatta/nda) oltre ad essere veramente bello e profondo, si alternava direi alla perfezione con le parti pulite e riusciva a dare incisivita' alla parte piu' pesante della loro musica. Lui, assieme al bassista (Clifford Smith/nda) credo siano i veterani della band e Smith e' di sicuro il piu' scalmanato sul palco,assieme al tastierista. Le parti melodiche poi oltre che essere rese davvero belle dalle chitarre, sono valorizzate sia dai tappeti, che dai vari intrecci del giovane tastierista (Ian Spiteri/nda). 

I complimenti ovviamente vanno suddivisi anche ai restanti due componenti, ovvero l'altro chitarrista Joseph Camilleri ed il batterista Fredrick Bowman. Una quarantina di minuti goduriosi, dove anche il pubblico (che inizia ad aumentare/nda) si gode e lo dimostra alla band, tanto da fargli suonare un bis. Non vedo sinceramente l'ora di godermi un intero concerto di questi inossidabili metallari. Il sole ancora picchia forte (mannaggia!), ci tocca quindi fare un salto a prendere qualche altra birra fresca, mentre cambiamo zona per ascoltare un po di Thrash Metal. Sul palco del Devil's Isand Stage, troviamo il quintetto degli ASCENDOR. Sempre maltesi, ma per la precisione i 5 in questione vengono dall'isola a noi nota con il nome di Gozo, ma che in realta' si chiama Ghaudesch (si pronuncia Audesc/nda). Gli Ascendor non si perdono in chiacchiere e partono subito con ritmiche thrash al fulmicotone.

Non suonano per fare prigionieri insomma! Si divertono sul palco e fanno divertire chi li ascolta. L'esibizione e' quasi ottima ed il loro punto massimo, lo raggiungono al momento della cover dei Metallica.

Con "Master of Puppets", creano il delirio tra gli spettatori che seguono la band cantando assieme quasi l'intero brano. Non mi dilungo, perche' ve ne parlero' meglio in seguito vista la mia presenza al concerto per la presentazione del loro album.

Il sole e' quasi calato e si inizia a respirare un po, quando salgono sull'altro palco gli ARACHNID, che partono quasi immediatamente macinando riff killer e investendoci con la potenza del loro brutal/death che mi fanno pensare a Soffocation e Malvolent Creation. I 4 si dannano sul palco regalando uno straordinario spettacolo ai presenti che gradiscono alla grande. Bisogna menzionare il fatto che il cantate (Edward Tagliaferro/nda) e' l'organizzatore dell'evento ed il suo growl e' a dir poco impressionante. Gli ultimi due brani si differenziano dal resto del repertorio, facendo supporre che si tratti di vecchio materiale, ed in questo caso devo dire che in cio' che li differenzia io ci sento puzza (in senso buono ovviamente) dei Vile. 

I brani si dimostrano impegnavi per tutta la band e il pubblico li ricambia sostenendoli ed apprezzandoli sino alla fine. La settima band della serata e' il trio dei FALLEN ICON, di cui a malincuore perdo una gran parte dello spettacolo causa rinfocillaggio (pur non vedendoli, riesco pero' almeno ad ascoltarli). Nel mentre infatti ho potuto ascoltare uno dei loro brani forse piu' estremi, che e' partito all'urlo di "Fuckin Rappeeeeeeeeeeer!!!". Direi che cio' e' tutto un programma. Il trio propone un death metal con profonde radici nel thrash piu' violento, particolare che emerge anche dalle vocals del chitarrista cantante. Le ultime due songs che finalmente vedo oltre che sentire, sono immensamente spinte, quasi da rimanere senza fiato. Il pubblico ha apprezzato parecchio la loro esibizione e per quel che ho potuto almeno ascoltare io, mi associo. Mi rammarico di avermeli praticamente persi, ma spero di potermeli ri godere il prima possibile. Si cambia ora totalmente con l'ingresso sull'Alcatraz Stage dei BLIND SAVIOR. I nostri propongono un power metal molto poderoso e senza troppi orpelli, ma con un suono bello roccioso ed un'esecuzione tirata. La resa dei musicisti e' innegabile, da lodare sopratutto le fasi soliste. La cantante (Rachel Grech/nda) e' da applaudire particolarmente per la sua ugola davvero potente e particolare. Forse collocati nel punto non migliore della scaletta, la resa generale della band se pur buona, manca di un qualcosa. Un plauso va comunque fatto per esecuzione e particolarita' dei brani. Mentre la schiena riprende a farmi un male cane, mi sparo un'altra birra (le medicine meglio rimandarle ormai), perche' finalmente arriva il momento della band che aspettavo piu' di tutte stasera, ovvero i REPUGNANCE, che con il loro marcio brutal/death metal sono pronti a spazzare via tutti i presenti. Sin dal primo secondo infatti la band, mette a fuoco il Devil's Island Stage. Il quartetto non si risparmia neanche un'istante, il cantante Rodrick poi e' fenomenale oserei dire, almeno alla pari di colleghi assai piu' noti. Il pubblico stesso viene messo a dura prova dalla band, che li sprona e loro rispondono con urla ed headbanging sfrenato, oltre a rispondere ai comandi di Rodrick per effettuare vari moshpit. Grandi davvero, per esecuzione, dedizione, impegno e resa. Il pubblico ha sentito e corrisposto il loro 100%. Di sicuro se non la migliore, una delle migliori della serata. Ci spostiamo per l'ennesima volta ed inizio a faticare sinceramente a causa della schiena. Ora suonano quelli che simpaticamente io ho definito come gli Amon Ammarth maltesi. Non tanto perche' li copiano, ma perche' in determinate parti ritmiche e di fraseggi delle chitarre vengono appunto in mente le melodie nello stile dei 5 vichinghi. Gli ANGELCRYPT comunque, suonano un death metal melodico abbastanza personale. Di sicuro non fanno niente di  nuovo, ma lo fanno bene. I brani scivolano via uno dietro l'altro con enorme piacere. Piacere che il pubblico ricambia acclamandoli ad ogni fine canzone. L'ultimo brano eseguito suppongo sia del vecchio repertorio visto che si discosta abbastanza da tutto il restante set eseguito. Probabilmente una reminiscenza di cio' che la band era prima dell'evoluzione piu' melodica. Il prossimo gruppo che andiamo ad ascoltare rimane in territorio death e risulta niente male davvero. Il quartetto che si chiama IN THE NAME OF, per alcuni versi fanno venire in mente i Sepultura. Cio' per la struttura di vari riff, ma anche e forse sopratutto per la voce che molto spesso fa l'eco a quella di Mx Cavallera. Riescono poi a miscelate cio' con delle parti cadenzate dal retroguto brutal death,che unite alle urla laceranti del singer, ti penetrano nel cervello. I nostri regalano al pubblico presente la cover di Paranoid dei Black Sabbath. Eseguita devo dire proprio bene. La loro versione e' molto veloce e violenta, con la parte finale parecchio rallentata e pensante. L'unica cosa che non mi convince a pieno sono le puntatine verso il death/core che di tanto in tanto la band ha. Ora e' il momento di un terzetto atipico e strumentale, ovvero due chitarristi ed un batterista. La proposta musicale degli INSURGENCE e' uno sfrenato metal tecnico ed estremo, ma dai connotati assai modernisti. A livello esecutivo niente da dire, ogni tanto fanno visita delle tastiere pre-registrate che devo ammettere, allietano l'ascolto. Durante la loro esecuzione, mi giunge all'orecchio il fatto che la band e' orfana del bassista cantante e che ha voluto esibirsi comunque in questa formazione. Personalmente devo dire che non hanno fatto bene. Mi dispiace, sara' anche che gia' il genere non mi esalta, ma ho trovato i tre noiosi. Probabilmente con il basso e la voce, il risultato potrebbe ribaltarsi, ma per ora le cose stanno cosi'. Tocca ora ad una band che ho gia' avuto modo di ascoltare e che mi sorpresero inaspettatamente molto in positivo. Gli IT CAME FROM THE DESERT, come gia' il nome puo' far intendere, suonano uno Stoner dalle tinte spesso lisergiche e psichedeliche veramente notevoli. Poco dopo che la band ha iniziato pero', mi rendo conto che sono solo in tre e li mi viene in mente che il cantante Frank Calleja si e' da pochi giorni trasferito in inghilterra. Anche loro quindi privi di voce hanno deciso comunque di esibirsi. I tre rendono non ce dubbio, sopratutto nelle parti piu' desertiche se mi passate il gioco di parole. Ma forse proprio perche' i brani li conosco gia' con la voce, il risultato finale e' che i brani non rendono al massimo come potrebbero. Non so di chi sia stato l'errore, ma mentre il trio sta eseguendo l'ultimo brano, dallAlcatraz Stage parte la musica dei MARTYRIUM. Seconda band black metal della serata e anche seconda band black in tutta Malta per quel che mi risulta. Un black sinfonico il loro e piu' melodico, con le tastiere che ricoprono un ruolo direi fondamentale nel sound generale della band, anch'essa orfana di uno strumento. Anche loro privi di batterista e quindi con batteria elettronica, riescono comunque a rendere con la singer che sia negli scream che nei growl non e' male, non eccelsa ma riesce a destreggiarsi abbastanza bene davvero. Il lato scenico non e' il massimo, anche se la band rispetta lo standard con abbigliamento adeguato e trucco, non si muove molto. E' la cantante a catalizzare l'attenzione, se pur anche lei e' abbastanza statica. Niente male in conclusione la band, ma non particolarmente esaltante. Mancano solo gli ultimi 12th ODE. I veterani rocker della serata, ma ahime' devo alzare bandiera bianca. La schiena mi dice decisamente BASTA! e quindi batto in ritirata. Posso comunque dirvi che la band sono riuscita a vederla l'anno scorso e la loro proposta e' da racchiudere in un hard rock bello possente con richiami di tanto in tanto agli AC/DC. Vi allietero' presto con altri live report qui da Malta. A presto!