Recensione pubblicata su "wisdom magazine" nel numero bis di luglio 2015. 


Heavy meyal, questa e' la definizione che i mastri birrai Brewers (non potevo non scrivere cosi' ndr.), definiscono la propria proposta musicale. Avviso chi non li conoscesse pero' che il termine deve essere interpretato nel suo senso generico e non specifico, viste le molteplici influenze della band. Come mia personale visione, definirei la band come l'ago della bilancia a meta' strada tra il death ed il thrash'n'roll, ma ha poca importanza come la vedo io. Il quartetto di Catanzaro, dopo 4 anni di attivita' sforna "Rise Your Glasses" nel 2014. Il loro esordio e' completamente autoprodotto e si sente. Se gia' siete amanti esclusivamente di suoni limpidi questo lavoro non fa per voi, la proposta dei Brewers e' molto grezza e la produzione non e' il massimo, devo essere onesto, ma basta pensare che in passato si premiarono album e band con lavori decisamente al limite dell'ascoltabile, non bisogna fermarsi a questo. Non e' la qualita' del suono che determina la qualita' di una band. I 6 brani che compongono questo "Raise Your Glasses", oltre a variare come detto inizialmente con sfumature musicali differenti, sono anche mixati abbastanza bene, in modo da sentir bene cio' che fa ogni componente. I tempi medi reputo siano uno dei punti forti della loro proposta musicale, come anche i cori in stile hard core (a me e' cio' che fanno venire in mente ndr.), di brani come "Soffocation" o l'omonima "Brewers", che danno un certo spessore ai brani. Lo spesso omonimo brano e' quello che reputo personalmente come il piu' adatto per rappresentarli, avendo al suo interno forse il vero DNA rappresentativo di cio' che la band e'!

Non manca la grinta e neanche le capacita' ai Browers e son convinto che gia' con il seguito di "Raise Your Glasses", avranno modo da stupirci.