Salve lettori di I.V.L, oramai sapete che prima di iniziare con la vera e propria recensione cerco sempre di introdurla con premesse e robe del genere che servono a far capire di che cosa stiamo parlando. Ma questa volta no, questa volte vorrei che siate voi ad ascoltare e capire chi abbiamo davanti. Infatti evito ulteriori parole ed inizio a parlare degli AdFinem.

Gli AdFinem sono una band “modern metal” di Milano, fondata da membri con svariati anni di esperienza alle spalle. E qua apro una piccola parentesi, perché è importante soffermarsi sulla parola “esperienza”. Ne sentirete delle belle perché i nostri hanno un bel curriculum – detto ciò, continuo.

Dopo un lungo processo per quanto riguarda la composizione, i nostri entrano in studio per la DysFUNCTION Production supportati da Giuseppe Bassi e Eddy Cavazza ( per chi non lo sapesse sono due personalità note per aver collaborato con altri produttori esteri e quant’altro).

Insomma gli AdFinem compongono un album contenente nove tracce a cavallo tra Progressive, Modern metal ed una bella dose di grinta ed adrenalina.

Il linea generale il sound è pieno, corposo seppur ben prodotto e ha un bel tiro aggressivo, complice una sezione ritmica molto curata(Marco Caragnano-Andrea Giovannoni) ed una voce possente e graffiata quanto serve (Gianluca Forcella). Le chitarre sono taglienti ma molto precise (Am Palmieri). Tutti questi sono dettagli che, in un contesto musicale come questo, contano molto. 

Già dalla prima traccia “Awake the Memories” i nostri sfoggiano le loro intenzioni, tra chitarroni possenti e sezioni ritmiche trascinanti. Ottime le parti vocali che si inseriscono perfettamente, in una situazione decisamente complessa e quindi tanto di cappello. Buono il ritornello che dopo qualche ascolto inizia a stamparsi nella testa ed immagino dal vivo quanto potrebbe rendere. Figo il breakdown verso il termine del pezzo.

“Live for the moment” segue la scia stilistica del pezzo precedente, con una maggiore attenzione per quanto riguarda l’aggressività e la velocità. Qui i riff in palm-mute ed i breakdown sono predominanti, ed in parte fondamentali. Ottimo l’assolo di chitarra che fa da tappeto al cantato, fluido ed armonioso. 

Ma andiamo avanti con “Nothing is enough” che è anche il singolo uscito sul tubo; in questo brano i nostri sfoggiano un gusto per un certo Progressive dalle sonorità moderne, tra riffing curati ed un buon ritornello che mi ricorda un po’ quelle band alternative anni ’90.  Un brano da pogo essenziale, che dal vivo potrebbe scatenare un bel putiferio tra la folla. Forse la voce un pochino troppo iper-prodotta, ma è abbastanza intrigante anche così.

“This time” segue un po’ lo stile dei pezzi precedenti, ma stavolta con più attenzione per quanto riguarda la sezione ritmica. Batteria spesso onnipresente, tra una sorta di shuffle ed accelerazioni varie durante il brano. Tra breakdown e sezioni un po’ metalcore (?), è un brano un po’ meno ispirato rispetto a quelli già sentiti. 

In “Loser and Lost” abbiamo un cambio d’atmosfera, che mi riporta quantomeno di una ventina di anni indietro. Sembra di sentire uno di quei brani tra il nu metal e l’alternative degli anni ’90, il che è un bene poiché era bello ( si era bello!), quindi ci sta. Questo cantato tra il malinconico ed il grintoso, queste armonizzazioni melodiche…queste ritmiche cadenzate, sono una manna dal cielo. Un gioiello all’interno di questo album pieno di mazzate ci voleva!

In tutto questo siamo arrivati alla sesta traccia “Erase the identity”, nel brano che ricalca le sonorità ascoltate all’inizio dell’album. Anche se è un bel brano nel complesso, la mancanza di alcuni elementi fondamentali potrebbe creare uno scompenso ( tipo un assolo che non sia da tappeto, o qualche altro passaggio più progressive). 

Ma sicuramente recuperiamo con “And then Imperfection”, brano nel quale i nostri ritornano a pestare. Ormai il disco sta per finire e giustamente sento un po’ di uguaglianze tra un pezzo e l’altro, ma ci sta anche perché ogni brano ha una particolarità. In questo i nostri ci hanno infilato delle melodie di tastiera o synth, che rendono al meglio. Bella la sezione progressive, con le chitarre armonizzate ed il breakdown successivo è definitivo per questo brano.

Penultima traccia “As the Ocean”, trascinante ed incalzante. Possibile secondo singolo per quanto mi riguarda, per certi aspetti è una delle più tirate e grezze ( seppur di grezzo in questo disco non c’è nulla), ma sarebbe il brano che farebbe un po’ pogare tutti. Anche i metallari più incalliti. Riffone che si incastra col breakdown; ormai lo stile è definito e non si scappa però ci godo. Io.

Sono arrivato all’ultimo brano “Slowmotion Suicide” ( titolone!) traccia nella quale i nostri puntano tutto su ritmiche aggressive e parti di chitarra essenziali e trascinanti. Strofe tiratissime e taglienti e buon ritornello molto “easy”; così gli AdFinem dimostrano di sapere bene cosa vogliono dirci con questo sound moderno, aggressivo e decisamente curato. 

Ragazzi…che botta. Che mazzata! Gli AdFinem non fanno prigionieri, sono travolgenti e devastanti. Non mi hanno stancato. E fanno Modern Metal…la dimostrazione che talvolta le etichette non servono a nulla. Qua conta la musica, l’esperienza. La gavetta. Chissà se ne sentiremo parlare…io intanto dico che spaccano. E il mio voto è ottantacinque. Fate voi!

Alla prossima.

 

 

 

StonedLord95

85/100