Amici di Insane Voices Labirynth, quest'oggi mi cimento a recensire una delle tante realtà italiane, gli Alchem.

Questa band dalle varie sfumature musicali, fu fondata nel 1998 da Pierpaolo Capuano ed Annalisa Belli, rispettivamente chitarrista e vocalist. In quel lontano anno nacquero col nome di Acidaluna, cambiato, appunto, in Alchem, dopo qualche anno, precisamente nel 2001.

La loro proposta musicale ha delle forti tinte progressive. Nel 2005 esordirono rilasciando una demo di quattro tracce; il loro primo full lenght, invece, vide la luce nel 2008, dal titolo "Shadow", seguito nel 2011 dall'ep "Whispering", affiancato nello stesso anno da "Florilegium", compilation nella quale viene racchiusa un pò tutta la loro storia...

Dopo diversi cambi di line up, oggi, al fianco dei due musicisti che hanno fondato la creatura Alchem, appunto Pierpaolo e Annalisa, troviamo al basso: Luca Minotti. Da evidenziare il fatto che Pierpaolo, oltre ad essere il chitarrista, veste il ruolo anche di batterista e di strumenti a fiato; mentre Annalisa mette in atto le composizioni di tastiere, oltre ad essere la cantante ovviamente.

 

Ebbene, giunti al 2016, i nostri danno alla luce il loro nuovo lavoro in studio, un ep di quattro tracce, rilasciato verso la fine di febbraio solo in formato digitale, che dovrebbe fungere da apripista al loro nuovo album, il quale è in fase di ultimazione. "Fragments", questo è il titolo del loro nuovissimo ep, del quale mi occupo oggi, cercando di dare un mio modesto parere a riguardo.

Nel presente troviamo come opener track "Spirits of the air", seguita da "Il canto delle sirene", "Fragments of star" e "Armor of ice".

 

Da premettere che i nostri cari musicisti riescono a comporre un alternative progressive metal alquanto originale e variegato. Infatti, già dalla opener track, "Spirits of the air" ci rendiamo conto di quanto siano articolati i loro brani. Un ottimo inizio con arpeggio di chitarra seguito da una batteria molto gradevole e dalla voce di Annalisa che parte carica di dolcezza e pathos. Con lo scorrere della canzone scopriamo che anche la chitarra elettrica si fa sentire, aumentando i ritmi e facendoci assaporare assoli di classe. Il brano è un continuo evolversi di musicalità ben composte dove la chitarra svolge davvero un gran bel ruolo, alternandosi tra il calmo e l'aggressivo. Note ben assemblate tra loro ed un cantato davvero lodevole. Annalisa fa da contorno con la sua voce dolce ad un sound potente e rabbioso per certi versi, e pacato per altri, rimanendo comunque coerente al loro stile particolarmente vario.

 

A seguire troviamo "Il canto delle sirene", che già dal bel nome la dice tutta.  Infatti questo è uno dei single.

Il brano parte già carico con la chitarra aggressiva e un suono prepotente ed accentuato. A spiazzarci è la calma improvvisa che da il via alla voce di Annalisa. Il cantato si placa per alcuni attimi lasciando spazio al suono cupo della ritmica e della batteria. Ottimo lavoro anche del basso che in questa canzone si fa sentire alla grande. La voce riprende soavemente catturando il tuo udito e legandoti ad esso come in una ragnatela dalla quale è davvero difficile fuggire. Un sottofondo di tastiere rende il tutto ancora più sobrio. Per poco però, perchè successivamente riparte alla carica la ritmica e una batteria che si insinua nel contesto accompagnando queste note prepotementemente colme di passione. E come si suol dire, la quiete dopo la tempesta... Tutto si calma, a concludere la canzone un intrigante assolo di chitarra. 

P.s. contrariamente a ciò che si possa immaginare, di italiano la canzone ha solo il titolo.

 

"Fragments of star" parte cupa, con la voce di Annalisa che ha una sfumatura gotica. Chiara e diretta accompagnata da un morbido suono di batteria e di chitarra in sottofondo. E' chiaro che in questo contesto il tutto è concentrato appunto sul cantato, che gode davvero di una ottima interpretazione. Sbizzarendosi in vocalità miste che danno il senso di un qualcosa di orientale. Quando si placa, la chitarra incrementa le sue note contornando il tutto con suprema delizia. La traccia termina che neanche te ne accorgi, lasciandoti un pò di amaro in bocca, come di una sensazione di godimento troncata d'improvviso. Credo, e forse questo è soltanto una mia personale impressione, che ti inciti a riascoltarla per paura di aver lasciato qualcosa in sospeso. Nell'intermezzo di un album o di un ep, è una di quelle canzoni indispensabili, secondo me.

 

Siamo giunti alla conclusione dell'ep con "Armor of ice". Che dire! Si inizia carichi e decisi. A differenza delle altre canzoni questa sembra volere esprimere lo splendore del gothic-prog. Brano che parte prepotente già di suo, insinuandosi nella tua testa per le sue note particolarmente contrastanti. Il suono ritmico assume una forma più grezza, come se volesse dimostrarci che dolcezza e rabbia possono convivere, come per farci capire che vari suoni, se saputi comporre, riescono a miscelarsi bene insieme formando una sorta di originalità e particolarità tipiche di chi sa il fatto suo. Ed è proprio questo che, alla fine della fiera, mi hanno dimostrato gli Alchem, musicisti con la testa sulle spalle che sanno ciò che fanno e lo fanno con dignitosa maestria.

 

Cio' che ne evince dall'ascolto, fermo restando che il prog non è un genere amatissimo da tutti, come per tutti i generi tra l'altro, è un lavoro fatto senza alcuna presunzione, onesto e coerente direi. Ma è anche una proposta, la loro, che riesce bene solo se studiata nei minimi dettagli e messa in atto con meticolosità e bravura. Per gli amanti di queste sonorità, il loro ep risulterà di sicuro un'opera ben composta e ben assemblata. Scorre piacevolmente e, inesorabilmente, appaga il tuo udito, facendoti assimilare alla grande cio' che vogliono trasmettere con la loro musica. Raggiante, tecnico, articolato e di impatto. Sicuramente chi non apprezza il genere troverà delle difficolta' ad assimilarlo e, anche dopo svariati ascolti, non è detto che riesca a trovare quel connubio tra i vari stili che sono presenti. Se queste tracce fanno da apripista al loro futuro e imminente album, non resta che da dire una cosa: complimenti Alchem, un ottimo preludio per il vostro full che si rivelerà di sicuro avvincente ed elaborato.

 

 

Fabio Sansalone