La definizione di genere ‘schizo metal’ si addice perfettamente agli Apelsinovaya Krevetka (conosciuti anche come ‘Citrus Lobster’),gruppo russo che ha le sue basi a Krasnodar,e che arriva a questo full lenght dopo un demo pubblicato nel 2009 ed i due successivi lavori “Four Meters” (2011) e “Ruki” (2013).

 

Il duo,composto da Dmitriy (voce, chitarra e basso) e Ilya (batteria) presenta in queste 12 tracce un composto di metal estremo che comprende thrash, death, hardcore e heavy metal amalgamati fra di loro con sicurezza e perizia tecnica, il tutto attraverso una produzione professionale assai accurata ed un utilizzo,in alcune canzoni,di strumenti atipici per il genere come gli strumenti tradizionali russi ed i fiati.

Uscito per la joint venture Irond/Molot, “Inbox” ricalca le sonorità già presentate nei precedenti lavori,il che,purtroppo, non dà quell’agognata ventata di novità che ci si potrebbe aspettare da un gruppo vario e così ben strutturato come gli Apelsinovaya Krevetka…per contro,e positivamente,conferma quanto di buono eseguito in precedenza, consolidando una formula che funziona, anche se a tratti è difficile capire il confine tra il grottesco e la parodia.

 

Apre il disco “Strawberry Artillery”,con il suo incedere lento e le chitarre death melodiche,variante hardcore ed un assolo quasi epico mixato ad una base trash in doppia cassa che arriva a dissonanze tipiche dell’hardcore e si spegne in dissolvenza;si passa a “Kelp needs money for new shoes”,con un intro quasi texan che si trasforma in una specie di danza russa con chitarre distorte alternata ad una strofa trash con una voce che si alterna tra scream e simil-growl,un pre-finale heavy-trash e un finale che sembra uscito da un videogioco degli anni ’80 tipo “Daytona USA”.

“Heap of raw chicken legs, instead faces”, col suo incedere mid-tempo che si butta nel trash e in riff che spaziano tra il black (la voce orienta molto sulla strada che sta prendendo il pezzo) e il vecchio Bay-Area style, passa senza troppo colpire, mentre “Juice after the end of the world” è un interessante mix tra trash classico, hardcore new school e black.

“One with gills under the skirt”, uno dei pezzi più interessanti del disco, parte con un incedere punk-metal, usa una strofa che potrebbe appartenere ai Dog Fashion Disco (con la batteria in levare) e poi si trasforma in continuazione,a partire da un incedere tipicamente metal con chitarre black che si evolve in un hardcore dimezzato e che a sua volta si spegne in un momento di ‘crossover’ dando respiro e poi esplode nuovamente in un trash/punk/hardcore finale da mal di testa.

“Porridge face”, lenta, epica e dalle sonorità malinconiche e black, passa un po’ in secondo piano, mentre “Stuffed baggy face” con il suo trash/hardcore e un repentino cambiamento in un battere/levare tipicamente punk ed un successivo ritorno ad un trash dalle sonorità quasi Sabbathiane,esalta l’ascolto per la sua vivacità.

“Wax resuscitation” è invece quell’episodio musicale in cui non si capisce bene in che direzione sta andando la band: puro divertimento o grottesca rappresentazione? Parodia o gioco?

In effetti,da questo punto, l’album prende una piega diversa…gli ultimi 4 pezzi uniscono al già citato mix di genere delle sonorità tipicamente popolari,melodie tipiche della musica russa,ma se in pezzi come “Grass snake hammered into the ground, knocked out teeth” (palma per il titolo più lungo dell’album)  e “Snake kill balalaika” c’è un utilizzo di queste sonorità a favore di uno sviluppo sonoro interessante e che accresce il bagaglio tecnico del gruppo,in pezzi come “Leather went toward the sleeping neighborhood” e “The waves chopped skin” sembra quasi che ci sia l’intenzione di utilizzare certe sonorità come presa in giro,quasi come beffa all’ascoltatore… non che la cosa guasti, anzi, il fatto è che l’atmosfera dell’album cambia inesorabilmente… seguendo l’album, dopo 8 canzoni l’atmosfera viene completamente deviata dalle sonorità quasi “parodistiche” che la fanno da padrone, il che non fa gustare a pieno la perizia tecnica e le canzoni presentate.

 

Se liricamente il duo si avvale di argomenti interessanti come l’anti-umanismo (tipico di movimenti come il Voluntary Extinction Human Movement), la violenza, la psichedelica, il sociale ed il black humor, per controparte le atmosfere spesso correlate ai testi si accavallano troppo,rischiando spesso di non avere più idea di quali sono le linee guida e di dove finisce il grottesco o la critica ed inizia il comico e la parodia.

 

In un certo senso,è anche questo il bello di un gruppo come gli Apelsinovaya Krevetka.

 

“Inbox” non è una pietra miliare, e forse non brilla per costanza,ma afferma quanto di buono già fatto in precedenza dalla band,e la proietta in avanti, magari verso un prodotto sempre “schizzato” ma più costante.

 

TRACKLIST  (in Russo)

 

01. Клубничный калибр

02. Ламинария требует деньги на новые туфли

03. Нагромождение из сырых окорочков вместо лица

04. Сок после апокалипсиса

05. Тот, у кого под юбкой жабры

06. Каша из лица

07. Набитое мешковатое лицо

08. Восковая реанимация

09. Уж в землю вбивающий, зубы выбивающий

10. Кожа поехала в сторону спального микрорайона

11. Исконно вбивающий ужъ

12. На волнах нарезанной кожи

 

TRACKLIST (in Inglese)

 

1. Strawberry artillery

2. Kelp needs money for new shoes

3. Heap of raw chicken legs, instead faces

4. Juice after the end of the world

5. One with gills under the skirt

6. Porridge face

7. Stuffed baggy face

8. Wax resuscitation

9. Grass snake hammered into the ground, knocked out teeth

10. Leather went toward the sleeping neighborhood

11. Snake kill balalaika

12. The waves chopped skin

 

LINE-UP

 

Dmitriy (vocals, guitar, bass, lyrics)

Ilya (drums)

 

 

Ed

70/100