I Black Light sono una band Trash/Metalcore formatasi nel 2012 a Badia Polesine (RO).

La band vide la luce quando i due fratelli Nicholas Casarin alla chitarra e Mattia Casarin alla batteria, influenzati da band come i Trivium e gli Architects, iniziarono a suonare insieme.

Successivamente si completa la band con l’aggiunta di nuovi elementi.

Il gruppo si fece conoscere a livello locale suonando cover e pezzi propri in vari pub e club del Veneto ed Emilia Romagna.

Nel 2015 I fratelli Casarin acquisiscono il cantante Lou Oddon e registrano il primo EP intitolato “Through The Window”.

Nel 2016 si sono aggiunti alla band il bassista Mirco Diana e Bastian Pötzl alla seconda chitarra.

 

Buon primo album di questa giovane band italiana, per gli amanti del metalcore è un disco da ascoltare e scoprire in tutte le sfaccettature, da un metal melodico a trash, al metalcore più puro. Musicalmente abili a mescolare sapientemente il trash col metalcore, le linee chitarristiche sono valide e passare da una linea veloce a una linea lenta quasi da ballad non è semplice. Il cantante sa giostrare bene dal pulito al growl. La parte ritmica basso e batteria sono ben elaborate e la struttura generale dei brani è ottima; le influenze dei trivium si sentono fortemente.

L' album si apre con DAWN, ottima opening, il cantante ha un ottimo controllo del growl e passa tranquillamente al pulito; la parte ritmica ha dei buoni passaggi e la batteria ha degli scambi perfetti. La chitarra è presente e si amalgama bene con il resto degli strumenti, ottima anche la pronuncia dell' inglese. Canzone dall’ascolto veloce e coinvolgente.

SEEING NOISE, seconda canzone dell’album, ha una buona intro di chitarra e prende poi le sonorità dell’opening; il brano è ben amalgamato con velocità e passaggi di chitarra, mentre la sezione di batteria è ben presente, anche se i passaggi sui piatti a me piacciono poco per via del volume basso. Nel complesso il metalcore è ben presente e l’assolo è ottimo. La voce sporca sta benissimo in questo brano, il passaggio con la voce pulita spezza un pò ma del complesso è un ottimo brano.

Si continua con THROUGH THE WINDOW, intro iniziale di batteria e uno stacco alle  due tracce precedenti. La chitarra è ben presente e gli effetti ben inseriti. La parte di basso si sente poco, e qua il passaggio dal growl al pulito mi ricorda molto alcuni gruppi melodic death, la velocità diminuisce leggermente e l'assolo e il bridge di chitarra è stato, a mio parere, troppo corto, anche se godibile.

HACK, quarta traccia, canzone un pò troppo ripetitiva tra riff di tutti gli strumenti, ritorna la velocità delle prime 2 tracce e il metalcore si fa sentire, l'assolo è godibile così tanto che già solo quello basterebbe a rendere la traccia gradevole. A spezzare il ritmo all’ascoltatore è il passaggio della voce che può distrarre dal resto.

THE GREY ORB, intro di basso buono, ti fa immergere all’interno dell’oscurità della canzone. La sezione ritmica è ben strutturata, fa partire ascoltatore in un limbo tra passato e presente, qua l’assolo è ben amalgamato al  cantato che ti fa immergere in questa oscurità.

DREAM AND TEARS, sesta traccia, una buona struttura melodica fa riprendere l'ascoltatore dalle 5 tracce precedenti, fa calmare anche l’emozioni e il cantato pulito sta benissimo con il testo della canzone; la batteria è presente nel modo giusto e la chitarra ha un riff molto adatto alla struttura della traccia.  Ti fa passare 4 minuti da sogno! 

HARMLESS, seconda ballad dell’album, struttura di chitarra molto ben realizzata e pulita, mi ricorda molto le ballad anni 80, la voce in pulito ti fa immergere in una sorta di romanticismo spirituale  e spezza il ritmo violento delle prime tracce, ma il romanticismo che trasmette questa canzone è tale da serata romantica con il partner.

STORMS AND SHADES, titletrack dell’album, prende la velocità e la violenza musicale dopo le due ballad precedenti,  ti fa ricordare che questo disco è metalcore puro, struttura chitarristica fedele allo stile classico del genere e passaggi da voce sporca in pulita che a lungo andare potrebbe venire a noia. Batteria e basso ben miscelati in questa traccia, ci ritrovo delle sfaccettature da nu metal e delle inclinazioni simili a gruppi nu metal anni 90, potente canzone e una buona carica.

Penultima traccia, MADNESS, sfruttata classica di canzone metalcore con voce in growl, tendenze scream in alcuni passaggi vocali. Strumenti e voce si accompagnano bene al testo della canzone, un buon assolo rende più godibile la traccia. 

A chiusura dell’album è SCARY WORDS, intro molto godibile; si sente la struttura delle prime tracce e i cori sono ben messi. La batteria ha dei buoni passaggi e fa godere l'ascoltatore dalla strofa al ritornello. La chitarra è presente e non sovrasta gli altri strumenti, l'assolo è buono. 

 

E' un album composto da 10 tracce ben tirate per una durata complessiva di minuti 45.36. Si nota comunque che hanno ancora da migliorarsi e di trovare il loro stile perché le influenze si sentono in modo notevole comunque in tutto album; ad ogni modo è un sufficiente lavoro.

 

 

 

Lucyfer

65/100