Questo giovane combo milanese ci regala il primo full lenght della sua ancor breve storia (l'album è del 2014, l'anno di fondazione il 2011) , preceduto dall'EP “Headshot” targato 2013, e parte con una  “Blood and Guts” che incarna lo spirito thrash anni 80: riffs a rotta di collo, drumming fulminante, e la grintosa voce di Giole che ci porta in un  mondo di conflitti social-religiosi includendo una chicca “Do you pratice what you preach?” che farà drizzare le antenne a tutti coloro che amano un certo gruppo thrash californiano con un gigantesco frontman nativo americano …

L'album sostanzialmente si divide in questi 2 tronconi : da un lato la conflittualità umana su piccola o vasta scala, Murdered by the Beast e Toxic War -altro richiamo old school-, e lo spirito caciarone del thrash più festaiolo, Moshing Maniax e Welcome to the Thrash Party, che tanto deve ai quegli ex brufolosi adolescenti di nome Metallica epoca Kill'em All.

La vera gemma di questo album, almeno per chi scrive, è “2977”.

Questa breve traccia strumentale di straordinaria delicatezza lascia un attimo di respiro prima di re-immergersi nel caos apocalittico dell'album con “Rebels Die Hard” che vede la partecipazione di GL Perotti dei concittadini Extrema.

L'album in generale è costruito bene, dividendosi come dicevo in momenti più o meno seri e richiamando durante tutta la sua durata i classici stilemi del genere : cori, stop e ripartenze e tutto quanto riuscite ad immaginare in merito.

E questa è la grande forza che permea tutto l'album, ma anche a mio giudizo una base di partenza per prendere altri lidi creativi. Tutti i 4 membri sono grandi appassionati del genere e si sente, ma la speranza è che “Into the Slaughter” sia solo un trampolino verso sicuri orizzonti che brillino del loro talento senza rimanere troppo ancorati a ciò che fu.

La prestazione di tutti quanti è decisamente sopra la media : Danilo alla batteria è una macchina che non perdona, la ritmica di Gioele è serrata e la voce cattiva il giusto, Luca al basso martella con precisione ma sfortunatamente udibile in pochi episodi (come l'apprezzabile intro di Feast of Blood), Simone alla solista, laddove libero di lasciarsi andare, è un funambolo; sconsiglio a tutti coloro che imbracciano una chitarra di ascoltare il disco e andare a vedere quanti anni ha, smettereste immediatamente di suonare.


La strada è tracciata per i Blindeath, una volta che percorreranno con fiducia il loro sentiero l'avvenire sarà assicurato.

 

Alle Rabitti

70/100