Camera Oscura… Già il nome è tutto un programma. Nata agli inizi del 2014, la band sarda (Stefano Cherchi alla voce, Stefano Etzi e Luca Fanni alle chitarre, Massimiliano Saiu al basso e Massimiliano Perra alla batteria) si affida al fascino di questa stanza per attirare già dal nome possibili ascoltatori. I Camera Oscura sono molto difficili da etichettare, forse addirittura impossibili: sono chiari i diversi riferimenti agli anni ’80 e ’90, ma la loro musica risulta assolutamente moderna. Nei brani di questa loro opera prima possiamo notare influenze che vanno dal rock al glam al thrash, con tocchi heavy… Probabilmente la loro definizione “metalrock” è davvero la più giusta. L’album che prendiamo ora in considerazione è, come già detto, il loro primo lavoro, un concept album “self-titled”  di 9 canzoni cantate in italiano, tranne la traccia 6 “Sex Poupée”, cantata in lingua francese: la storia racconta del killer Mr. Brownstone, della sua Cadillac chiamata “La Rosa del deserto” e delle loro tappe, nelle quali incontreranno la ballerina del Moulin Rouge Josephine, un bambino nato guerriero e un misterioso sopravvissuto in cerca di vendetta. L’album parte subito in quarta con “Moulin Rouge”, canzone che fa ben intendere con chi abbiamo a che fare. Voce di Stefano Cherchi spiazza già dalle prime note di questa traccia a dir poco trascinante. Passiamo a “Le Tre Vie” e ci troviamo di nuovo spiazzati: le sonorità si fanno nettamente più mediterranee e il cantato ricorda vagamente lo stile del compianto Mango… ma è solo l’introduzione: irrompono le chitarre in un riff dall’influenza thrash e la canzone prende una piega completamente (e ovviamente) diversa, con la  batteria di Massimiliano Perra ben “visibile”, chitarre energiche e travolgenti e una linea di basso a dir poco indispensabile.  A seguire passiamo a “Il Gioco Delle Carte”, anche questa dalle influenze thrash abbastanza evidenti:  il ritornello entra in testa e non ne vuole più uscire. Questa è probabilmente una delle canzoni meglio riuscite del disco. “Nato Guerriero”: i ritmi si placano, sembrerebbe quasi una ballad aggressiva, ma ci si rende ben presto conto che questo brano è molto di più. Quasi interamente strumentale, la canzone si regge sul basso di Massimiliano Saiu, magistralmente registrato e messo in evidenza, mentre il cantato è più “calmo” e intenso, pieno di pathos. Nel finale le chitarre di Stefano Etzi e Luca Fanni si scatenano. “La Danza”, traccia numero 5, potremmo definirla come il momento meno ispirato della release: un’ottima alchimia tra voce e strumenti, ma nulla che resti veramente impresso nella mente. Una specie di momento di transizione. “Sex Poupée” è, come già detto in precedenza, l’unica canzone in lingua straniera: il francese rende alla perfezione su questa canzone di nuovo sorretta da una linea di basso potente e mai fastidiosa. Il breve testo di questo brano lascia molto spazio alla componente strumentale. Dopo una conclusione netta parte l’assolo di batteria che apre “Le Dame”, una canzone che sarebbe perfetta come colonna sonora di un film d’azione stile “Mission: Impossible”: il ritmo si rifà incalzante, la voce è come sempre spettacolare. Da notare il riferimento ad una canzone precedente. Ma lascerò a voi il gusto di scoprire quale. L’ottava canzone è “Camera Oscura”, che potremmo definire la title-track: Si tratta della canzone più variegata dell’intero album, i ritmi variano spesso, come i riff e la metrica del cantato. Questa canzone può essere usata come manifesto del disco: “la monotonia non abita qui”. Siamo giunti all’ultimo brano, “Inferno”, che si apre con il rumore delle catene che si aprono e lasciano schiudere le porte di un inferno dantesco: un’atmosfera cupa ci aiuta in questo breve viaggio tra i gironi, dove ritroviamo i personaggi di questa storia. Basta chiudere gli occhi per immaginarsi l’ambientazione.

In conclusione, l’opera prima self-titled dei Camera Oscura è un lavoro di ottimo livello, assolutamente non penalizzato da un cantato in italiano che non viene accolto sempre bene. Nulla risulta fuori posto e anche la qualità delle registrazioni è ottima. Se questo è l’inizio, dalla band sarda possiamo solo aspettarci nuovi lavori così godibili. Di sicuro un disco di valore per la propria collezione musicale.

 

 

Robin Bagnolati

87/100