Tra un'aquila di sangue e l'altra la città di L'Aquila si colora di metal estremo e, in particolare, di Melodic Death Metal. I Congiura sono una formazione giovane che ha scelto di intraprendere questo percorso con la pubblicazione di "Iblood", il loro full length comprendente ben otto tracce di Death Metal melodico fortemente contaminato da sonorità metalcore e thrash metal. Il platter viene alla luce il 30 Aprile 2015 per la Sliptrick Records e la formazione è composta da Stefano Lorenzetti (Voce), Federico Serio (Chitarra), Fabrizio Tartaglini (Chitarra), Stefano Lepidi (Batteria), Michele Mastracci (Basso). Siamo subito catapultati nel bel mezzo del lavoro grazie a canzoni grintose che strizzano l'occhio a formazioni come Undawn e Sunless Rise e, in generale, ai connazionali Five Star Grave, band italiana che è stata capace di inserire innesti Thrash Metal in ambiti puramente Melodic Death. Se cerchiamo originalità, però, non possiamo che rimanerne delusi: i Congiura non brillano certamente per il lato compositivo e, purtroppo, neanche per quello puramente strumentale. Le canzoni, infatti, presentano andamenti piuttosto convenzionali e privi di mordente non essendoci refrain o strutture ritmiche a forte impatto. Ciò che convince maggiormente è il guitar work che presenta un suono pulito e ben registrato. Se però dobbiamo evidenziare il lato migliore del disco è, senz'altro, il basso che, grazie a una recording impeccabile, riesce a farsi sentire e, a volte, a canalizzare l'attenzione dell'ascoltatore verso le sue frequenze. Nonostante ciò ci sono degli attimi in cui la band riesce a recuperare il terreno: la title track, infatti, riesce a collegare bene il gusto dell'hardcore con i riff e le varie strofe. La parte cantata, d'altra parte, presenta una modulazione piuttosto piatta e non riesce a donare ai brani la rabbia necessaria. Procedendo per track come Guantanamo notiamo che i vari pezzi si assomiglino molto l'un l'altro e che la vena creativa degli artisti non riesce a decollare come dovrebbe. Questi lati negativi incidono fortemente su un disco che, con un pizzico di impegno in più, avrebbe potuto facilmente decollare e raggiungere standard qualitativi più alti. Grande l'influenza di altri gruppi italiani come i Lunarsea nelle sezioni melodiche che riesce a sollevare il platter dal punto di vista atmosferico ma siamo ancora distanti da un ottimo lavoro. In sostanza siamo di fronte a un disco anonimo che, molto probabilmente, non entrerà nelle vostre preferenze ma che può, comunque, donarvi degli istanti gradevoli grazie ad alcune saltuarie strutture azzeccate. "IBlood" poteva essere meglio curato ma rappresenta comunque una piccola spinta in attesa di migliori sviluppi per la band abruzzese. 

 

Davide Kant Cantelmi

55/100