Nella scorsa recensione abbiamo parlato di Vittorio Sabelli e del suo progetto Dawn of a dark age, arrivato al volume IV : Air; oggi facciamo tre passi indietro per arrivare al vol.1, per parlare della genesi della saga degli elementi, per analizzare questo progetto nella sua fase embrionale e cercare di sviscerare il percorso evolutivo del polistrumentista Sabelli. 

The six elements, vol.1 EARTH vede in cabina di regia ovviamente il già citato Vittorio 'Eurynomos' Sabelli che si diletta a suonare tutti gli strumenti  (chitarre, basso, piano, synth, clarinetto e sassofono, sia alto che baritono) e inoltre lo troviamo sia alla voce che alla drums machine. Come avevamo accennato la scorsa volta è presente in ogni capitolo un ospite, che in questo caso è Buran, già Lord of war negli Athanor.

Questo primo lavoro, come i successivi, è composto da 6 tracce per una durata complessiva di 36 minuti ed ha visto la luce a metà 2014. 

"...l'oscurità prenderà il posto della luce...la terra è violentata da guerre millenarie causate dalle religioni...il male esiste e controlla le menti, guidandoci all'ultimo sacrificio per essere riconciliati con la madre terra". Il concetto è chiaro...il mondo muore a causa del cuore malvagio degli uomini...e lo stesso Sabelli racconta: "come la creatura mitologica greca Eurynomos, Dawn of a dark age vuole innalzarsi in volo sopra il mondo, sopra la natura, in cerca degli uomini malvagi e crudeli che l'hanno deturpata col loro potere e la loro fame di successo, per mangiare i resti del loro stupido cervello".

Ma andiamo al disco: con un incedere di tamburi inizia COLD WINTER, alcune note di pianoforte ci portano al riff portante di chitarra che si alterna col piano per dare al brano un chiaroscuro che scorre lungo i 7 minuti del brano; un intermezzo chitarra/basso impreziosisce la composizione. THE LAST PREYER è martellante, il clarinetto fa la sua prima apparizione e scopre le carte di quello che sarà il modus operandi di Vittorio Sabelli; chitarre cariche di flanger, chitarre acustiche, la voce di Buran passa in secondo piano in questo brano in cui gli strumenti fanno la parte del leone...chiusura dedicata ai fiati; sfido chiunque a chiamarlo metal, però è metal a tutti gli effetti, ed è grandioso.

Il riff più bello di tutto il disco è quello di RAPED HEART, lo si potrebbe ascoltare per ore senza venire a noia; quando il brano inizia a prendere velocità suoni e dissonanze danno al pezzo interamente strumentale un eccellente pathos.

EURYNOMOS ARMY è una tipica canzone in stile Black metal, riff vorticosi, batteria incessante e voce scream; giustamente non dobbiamo dimenticare che Dawn of a dark age è principalmente un progetto ispirato dal Black norvegese! 

Il brano DAWN OF A DARK AGE si apre al suono del sax su un sottofondo ambient...la terra è depredata e si ribella imbracciando una chitarra elettrica! Questo brano è la bandiera di tutto il progetto..."ma per te uomo il giorno del giudizio sta arrivando, i tuoi occhi insanguinati vedranno...the Dawn of a dark age...". Chitarre e fiati si contendono la scena che porta all'outro N.1, altro brano strumentale, magnifico con chitarre acustiche e clarinetto. 

Dei tamburi chiudono il disco così come era iniziato, come la madre terra che si beffa della nostra concezione del tempo, come la natura dove nulla si crea e nulla si distrugge. 

 

Sandro Accardi

70/100

Continua il nostro viaggio attraverso gli elementi con il Vol. II di Dawn of a dark age, dedicato all'acqua, il più imperioso tra gli elementi,inarrestabile, colei che dà la vita ma dalla forza distruttrice... "Water: Lord of life, Queen of death!".

Questo secondo capitolo vede al fianco di Vittorio Sabelli, Buran alla voce, già presente nel precedente, più una folta schiera di ospiti: Marcello Malatesta ai synth, P-Kast al violino e alla viola e nel primo brano troviamo la presenza di Malak e Belson alla voce.

La varietà musicale di questo lavoro si nota subito, la presenza degli archi in aggiunta ai fiati arricchisce ulteriormente il linguaggio di ogni singolo brano, portando l'ascoltatore ad assaporare influenze black e jazz, che fanno di questo disco e del progetto D.o.a.d.a. qualcosa di unico e particolarissimo.

Ma andiamo alle 6 tracce: THE GATES OF HELL si apre con dei violini dal malinconico incedere; quando si amalgamano con la chitarra acustica il pezzo prende vita ed esplode; i guest alla voce danno il loro personalissimo timbro... Dei gabbiani all'orizzonte ci preannunciano il secondo brano OTZUNI (THE BLACK CITY IN APULIA) è ispirata ad Ostuni, la città bianca famosa per le sue caratteristiche abitazioni dipinte con calce bianca; la canzone è notevole con l'alternarsi della chitarra elettrica e dei violini, poi fiati e suoni dissonanti; degno di menzione il gradevolissimo finale.

THE OLD PATH OF WATER è la perla del disco, il riff chitarristico doppiato dal basso distorto, atmosfere jazz intervallano il grido oscuro di Buran... water!.. la canzone corre sui battiti della batteria e Sabelli dà libero sfogo al suo clarinetto... atmosfera magica in chiusura col violino. La quarta traccia THE VERRIN'S SOURCE è un tipico esempio di black metal dall'incedere martellante secondo tradizione... poi cambia tutto, chitarre acustiche in intrecci tzigani fanno capolino prima che un abisso ci faccia sprofondare nuovamente nel climax iniziale... ma improvvisamente ci troviamo in una festa paesana dove il dialetto locale ci accompagna alla fine del brano. MOUETTES A MIDI SUR LE MER ADRIATIQUE ci culla con degli echi di Watersiana(Pink Floyd) memoria. L'OUTRO N.2 è la degna chiusura di questo disco; jazz e black fusi insieme non stancano mai.

Che dire, ormai siamo abituati alla maestria con cui Vittorio Sabelli ama stupirci in questo suo progetto; questo disco si fa ascoltare e anche riascoltare, anzi è uno di quei casi in cui più lo ascolti e più ti piace ed a ogni ascolto successivo scopri un particolare in più!

 

Sandro Accardi 

75/100

Dawn of a dark age vol.III chiude per ora il nostro viaggio attraverso gli elementi; e chiude alla grande con questo disco dedicato al fuoco... fuoco che scalda, fuoco che purifica, fuoco che distrugge.

In questo lavoro alla corte di Vittorio Sabelli troviamo una nutrita schiera di ospiti: Raato alla voce, Marcello Malatesta ai synth addizionali, P-Kast alla viola, Karlsson al violoncello, Graziano Brufani al contrabbasso, Antje Palka alla voce femminile e Va.di.n female scream. Si nota subito come dal vol.I al vol.III il progetto D.O.A.D.A. si sia evoluto progressivamente dando sempre maggiore risalto alle partiture di fiati ed archi e proponendo diverse varianti vocali nei singoli brani. Vittorio Sabelli vuole stupirci, colpirci, variando il suono da disco a disco...aggiungendo qualcosa...togliendo qualcos'altro, in modo da non assuefarci ad un sound prestabilito e assottigliando il pericolo di un confronto tra i diversi volumi, usciti ricordiamo a 6 mesi di distanza l'uno dall'altro. Ogni singolo volume ha un suo target ben delineato.

Il vol.III inizia con AWAKENING OF THE OLD FLAME: chitarra acustica e contrabbasso aprono questo capolavoro stilistico, un brano strumentale decisamente sopra le righe. ENONGA'S BELL 1566 è potente, è lirica; le varie voci si alternano, i fiati tessono trame molto interessanti...chitarra, basso e batteria sprigionano energia. POMPEI (VESUVIO'S WALTZ) è un pezzo decisamente chitarristico che narra la famosa e triste storia dell'eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei, Ercolano e Stabia...il testo è bellissimo con la rievocazione della pace e del normale scorrere della vita interrotte per sempre dalla forza distruttrice del vulcano; l'intermezzo con gli archi crea un pathos che riesce a far scendere qualche lacrima. Il finale è violento e trasmettere la paura che fa tutt'ora il vulcano con la sua calma apparente.

WINTER SOLSTICE sembra una dolce ballata acustica, il brano scorre lento e placido anche quando la chitarra diventa distorta; l'intreccio dei fiati e archi è meno articolato del solito ma l'effetto malinconico è di ottima fattura...HOMECOMING riprende il riff portante del brano di apertura e lo sviluppa con un sound più acido e martellante; degno di nota il solo di Vittorio Sabelli al clarinetto e al sax. Si chiude con l'OUTRO N.3, viola, violoncello e fiati fanno da tappeto sonoro con delle trame di buona  qualità. 

L'ascolto di questo disco lascia soddisfatti..l'idea di base è la solita, Black metal arricchito dai fiati e in questo disco dagli archi, ed è proprio questo contrasto forte, stridente, insolito la vera forza di Dawn of a dark age!

 

Sandro Accardi 

75/100

Vittorio Sabelli è un sognatore, un visionario, uno che ama sperimentare e percorrere sentieri poco battuti; uno che crede che esistano altre vie e che l'essere umano non debba porsi limiti. Tutte prerogative dei geni o dei folli, che nella maggior parte dei casi sono facce della stessa medaglia.

Vittorio Sabelli è la mente, il cuore, le dita, la bocca e i polmoni del progetto DAWN OF A DARK AGE, un progetto ambizioso, folle..quello di comporre un opera, una "saga degli elementi" che comprende 6 dischi, che usciranno a 6 mesi l'uno dall'altro e della durata di 36 minuti ciascuno..con il 6 e il multiplo del 6 come costante a mettere in chiaro che il progetto musicalmente trarrà ispirazione dal Black metal norvegese; ma qui sta la vera novità della proposta musicale dei Dawn of a dark age, Vittorio Sabelli fa ampio uso di strumenti a fiato come il flauto o il clarinetto che fanno da contraltare a chitarre distorte, batteria sopra le righe e voci tipicamente scream. Ciò che ne viene fuori è arte. Metal e jazz, violenza e melodie vibranti che portano l'ascoltatore fuori dalla realtà in un viaggio extracorporeo, in un tutt'uno con gli elementi naturali...terra, acqua, fuoco, aria, spirito....

Oggi parliamo del IV volume della saga: Air. Come nei primi tre lavori sono presenti degli ospiti e in questo volume sono ospiti che fanno la differenza: alla batteria Diego 'Aeternus' tasciotti degli Handful of hate e alla voce Lys degli Enisum, due certezze del panorama musicale underground italiano. Per il resto fa tutto vittorio sabelli alla chitarra, al basso, senza dimenticare i fiati: flauto, clarinetto, sax alto e baritono..poi piano e synth. 

Il volume IV Air inizia delicatamente con un intro dopo cui parte subito Argon Van Beethoven; chitarra acustica, basso e poi Aeternus Tasciotti scatena l'inferno con la collaborazione di Lys; pezzo tiratissimo, bellissimo...quando il brano rallenta entrano i fiati ed inizia la magia...prima del maestoso finale; segue Children of the wind, malinconica ed avvolgente, dove l'unica soluzione è chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dal suono della chitarra che si intreccia con flauto e clarinetto; Darkthrone in the sky è il brano più particolare del disco in quanto è un esplicito atto d'amore dell'autore per una delle band che può fregiarsi del titolo di padre fondatore del Black metal norvegese...I Darkthrone appunto. Il testo è composto esclusivamente da titoli dei loro brani, a formare un perfetto collage stilistico che si fonde perfettamente con le chitarre ora acustiche ora distorte...chiusura dedicata ai fiati.

Un possente riff chitarristico accompagna l'ultima canzone del disco; ottimo Lys che come sempre riesce a portare il brano a vette di violenza estrema per poi lasciare spazio al virtuosismo esasperato di vittorio sabelli al clarinetto; Outro n.4 (adieu mon ami) al piano ci tiene ancora in tensione fino al raggiungimento dei fatidici 36 minuti finali.

In conclusione come non dare risalto all'ottima produzione del disco e alle scelte azzeccate di Sabelli che fanno di DAWN OF A DARK AGE vol.IV Air un lavoro eccelso, il miglior modo per iniziare il 2016...ora però viene la parte più difficile...a luglio il volume V Spirit avrà grandi aspettative per non parlare del segretissimo volume VI che a gennaio 2017 concluderà la saga.

 

Sandro Accardi 

90/100