I Dawn of Destiny sono una band tedesca nata nel 2005 da Jens Faber (basso, lead e backing vocals) e che contano nella loro discografia 6 album. L’ultimo è “To Hell”, pubblicato nell’autunno del 2015 e che ha ottenuto un ottimo riscontro nella critica internazionale e che è stato presentato al pubblico con il singolo omonimo, accompagnato da un videoclip dai toni molto cupi e drammatici. 

Questo loro sesto album è un concept che racconta di una coppia, Mary e Tim, su una crociera in luna di miele. Tutto sembra filare liscio, finché il passato della ragazza non comincia a salire in superficie e comincia la loro discesa che dal Paradiso li porterà all’Inferno. Il tutto si compone in 13 pezzi, per un totale di 62 minuti di epicità.

Il songwriting è appunto basato su questa storia, alternando pezzi più “Light” (Hide our Sorrow, From Paradise, Only the Ocean Knows, Life) a pezzi più “dark” (Fire, To hell, Scream, Burn in the Fire). Non c’è esattamente un andamento ascendente o discendente, ma c’è un alternarsi di emozioni e racconti che non stanca e trasporta l’ascoltatore fino alla fine della storia.

Si parte dalle energiche Hide our Sorrow e Fire, per poi trovare una leggera calma con From Paradise. To Hell e Scream trasportano di nuovo nelle sonorità dark, magistralmente descritte da riff potenti e da voci che si legano all’atmosfera: menzione speciale per Jeanette, che sa come sfruttare il suo timbro graffiante per amplificare la sensazione di oscurità. Chitarre potenti, ma voce “dolce” per Hatefull Heart, eseguita in assolo da Jens Faber, il quale si dimostra non solo un musicista e compositore eccezionale, ma anche un ottimo cantante che da prova delle proprie abilità anche in Light in the Night, dove il suo scream da una perfetta idea del dolore descritto nel testo. Sicuramente, la traccia che preferisco è la penultima: Life, dove è tutto perfettamente bilanciato e si percepisce la speranza di poter ricominciare da capo. 

Inoltre, il concept, si basa su un argomento alquanto attuale: l’immigrazione. Per questo, oltre all’ascolto, è un’ottima idea dare un’occhiata al booklet dell’album, dove ogni testo è commentato con un pezzetto di storia.

To hell è un album dalla composizione quasi perfetta: l’uso di orchestrazioni e tastiera danno lustro all’intera esecuzione, senza mai risultare pompose o fuori luogo. Menzione speciale va ai guest di quest’album: l’ex chitarrista Veith Offnbächer (assoli in: Hide our Sorrow, Fire e Scream); Björn Strid (Soilwork) che si è occupato delle lead e backing vocals in “Burn in the Fire”; Marco Wriedt, che ha eseguito l’assolo in Belief e Zak Stevens (Savatage, Circle II Cirle, Machines of Grace) che ha eseguito le lead e backing vocals in Only the Ocean Konws. Il mastering non è perfetto, ma è accettabile nella composizione generale. Complessivamente è un album che sa emozionare, che sa trasmettere ciò che promette e non stanca, nemmeno dopo cento ascolti. Da amante del power, non posso che promuovere a pieni voti i Dawn of Destiny, i quali riescono anche a fondere sonorità heavy, gothic doom e death. Sarebbe bello poterli vedere live in Italia, prima o poi!

 

 

Irene Eva

95/100