I Dead Twilight sono un progetto death metal molto particolare: formatosi nel 2001 a Palermo, non hanno mai suonato dal vivo, e non si sono mai nemmeno trovati in sala prove!

Progetto nato dai due fratelli Bellante (Luca, chitarra e batteria, e Marco, voce), supportati da un bassista, Calogero, attualmente in Germania, dopo due demo pubblicate nel 2006 e 2011 sono finalmente arrivati a rilasciare Endless Torment, il loro primo full lenght.

Il disco parte con un intro: Finis Infinitatis, circa due minuti dove purtroppo risalta subito la batteria campionata: il suono di questa non è troppo curato, e copre troppo la chitarra, rovinando la buona atmosfera iniziale creata dai canti e dai riff di chitarra.

Un intro comunque energica e potente, che lascia ben sperare per il resto dell'album.

Con un giro di batteria parte poi il secondo pezzo: Eternal City, una vera e propria mazzata resa ancor più aggressiva dal cantato di Marco.

Una canzone tutto sommato semplice, con dei buoni riff di chitarra, forse manca un punto di svolta in un pezzo un poco ripetitivo, ma è comunque un buon inizio.

Neun Tugenden, traccia successiva, mostra una buona ferocia, e una migliore inventiva, rispetto alla precedente difatti iniziano a variare di più i riff, sempre rinforzati al meglio dalla voce.

La traccia successiva: EoS, è molto spinta, forse la più estrema fino a questo punto del disco, con diversi cambi e una grossa dose di violenza alternata a dei passaggi più lenti che non smorzano comunque l'intensità del brano.

E poi arriva Apocalypsis, che inizia con un carillon sovrastato da una parte parlata condita da effetti, pochi secondi in realtà, e parte subito un brano intenso, con chitarre che urlano e riff a mitraglia, ma poco dopo la metà iniziano a esserci dei buoni rallentamenti, a mio avviso il pezzo più interessante di questo disco.

Arriva il turno di Legion, il pezzo che forse mostra al meglio una delle maggiori influenze dei tre, ovvero gli Incantation: riff furiosi alternati a accordi aperti, parti lente e cadenzate, e il classico cantato a irrobustire e a incupire il brano.

Dead Realm è forse un pezzo un poco banale, troppo semplice, rispetto alle altre tracce sembra una sorta di riempimento messo lì per fare minutaggio, sembra come che di colpo sia venuta a mancare la fantasia, ed ecco il risultato, un pezzo che rimarca troppo i riff dei brani precedenti, senza dar nulla di nuovo al disco.

Ma con Carmen Saliare Mars Dicatur si torna a buoni livelli, il pezzo parte bene, si alternano un paio di riff veloci ad altri più lenti, parti in blast e parti in doppio pedale, e soprattutto una chitarra ben definita.

A chiudere il disco ci pensa Letzer Wille, un ultimo buon pezzo scelto bene come chiusura, è forse il pezzo complessivamente più lento, oltre che quello coi riff più semplici e trascinanti.

Questo disco ha sicuramente come pregio l'avere una gran dose di violenza, e l'alternare riff veloci a rallentamenti è una scelta che ha già pagato in passato (vedi Incantation), d'altro canto la mancanza di un batterista (e quindi di un suono decente dello strumento in questione) e il suono forse troppo distorto delle chitarre rovina in parte un buon lavoro.

Insomma, le idee e la bravura ci sono, c'è solo bisogno di migliorare i mezzi di registrazione, dopodiché ci si potrà aspettare più consensi e più attenzione, per ora resta un disco buono, ben composto, ma male registrato.

 

Mattia Malzani

65/100