Quando mi sono arrivati tra le mani questi Death Town Dingo, e leggo nelle note biografiche che si tratta di un gruppo che definisce il proprio sound come una miscela di stoner rock, alternative metal e grunge, parto un po’ prevenuto, in quanto si tratta di generi molto lontani dai miei ascolti abituali. Dopo averli sentiti mi sono parecchio ricreduto, e ho preso in simpatia il dischetto di questo quartetto milanese.

Partiamo subito nel dire che dal grunge hanno ereditato soprattutto le partiture più rock e dure, un po’ come fatto da certi Soundgarden e Alice in Chains. Questo giova alla dinamica dei pezzi, che risultano sempre abbastanza “pestati” nelle parti più dure o intensi nelle varie aperture melodiche. In alcuni brani si percepiscono alcuni imprevedibili passaggi alla Rage Against the Machine, e, in alcuni momenti, i riff di chitarra ricordano qualcosa dei Metallica di Load e Reload (so che a questo punto alcuni puristi stanno storcendo il naso, ma riff di questo tipo si sposano veramente molto bene al contesto proposto).

Fin dalla prima traccia si capisce che il mattatore del lavoro è il singer Matteo Citron, il suo cantato in stile “canaglia” è veramente personale e molto azzeccato. Non è facile mantenere la voce roca ad altezze così vertiginose, e fin dal ritornello di “Delete your life” si mettono le cose in chiaro, energia da vendere senza dimenticare un po’ di melodia, che sicuramente si arruffianerà qualche ascoltatore in più. La seguente “Fog and Cop” è più tirata e metallosa, la canzone sembra scritta per essere suonata dal vivo e nell’insieme è molto convincente, non a caso è stata usata come singolo. “Surfing on my soul” rallenta un po’ i ritmi, aprendosi a mo’ di ballad, ma l’aura southern si inspessisce dopo pochi secondi, per arrivare ad un ritornello e ad un assolo di chitarra scippati ai Down di Phil Anselmo. La tracklist prosegue su queste coordinate, e, salvo qualche digressione (“You Have to Go Now” sembra un tributo alla band di Tom Morello) fila liscia in maniera piacevole fino all’ultima traccia “Pay”, anch’essa molto riconoscibile, grazie ad alcuni intercalari quasi rappati.

La produzione è di buoni livelli, essendo un gruppo “rock” di ispirazione “grunge”, l’insieme non risulta plastico, ma al contrario genuino e viscerale. Anche il basso è ben udibile e pone un’ottima base ritmica insieme alla batteria; Carlo Gatto alla chitarra ha svolto un buon lavoro, pur dimostrando un’ottima tecnica negli assoli, ha deciso di non strafare e di scrivere riff volutamente snelli ma molto efficaci, e di mettere le proprie capacità al servizio dei pezzi senza manie di protagonismo, in questo modo è riuscito a non far perdere al gruppo lo spirito “stradaiolo” dell’approccio. Matteo Citron è convincente, e la sua timbrica particolare rende la proposta molto personale.

Ho apprezzato molto anche il concept in generale, infatti la nostra Milano, per atmosfera, forse è ancora più grunge di una Seattle; questi ragazzi ne catturano bene l’essenza, esprimendo in musica il malessere e la rabbia che contraddistingue la loro generazione di fronte agli accadimenti di questo particolare periodo storico.

Se proprio devo trovare un difetto, anche se ritroviamo nella sopra citata “Fog e Cop” un ottimo biglietto da visita, nell’insieme manca una vera e propria hit, il singolo che potrebbe lanciarli verso un vero successo commerciale; ma come si suol dire “tempo al tempo”, se queste sono le premesse, ci aspettiamo da loro grandi cose.

 

 

Sorma

80/100