I Despite Exile sono una band di 5 elementi nata a Udine nel 2010. Il genere può essere definito come un deathcore “addolcito” da qualche estratto melodico. In formazione troviamo: Jacopo Durisotti alla voce, Giacomo Santini e Carlo Andrea Ferraro alle chitarre, Giovanni Minozzi al basso e Matteo Paoli alla batteria.

Ho avuto l’opportunità di vedere questi ragazzi sul “campo di battaglia”, in apertura ai Rings of Saturn al Bocciodromo di Vicenza. Come già scrissi nel live report, troppo spesso si tende a snobbare le band spalla, soprattutto quando si parla di live underground. I Despite Exile conquistano fin dal primo riff, grazie alla loro potenza non solo musicale, ma anche come presenza scenica e questo mi ha portato ad acquistare una copia del loro EP, Disperse, e recensirla.

L’EP è composto da 7 tracce, di cui 2 strumentali, per un totale di 22 minuti di pura potenza.

Partiamo con il primo atto: Gaze of Leviathan. Una partenza morbida, melodica, tagliata di netto dopo pochi secondi da un’entrata brutale di chitarre e voci. Nel secondo atto, Panoptic Servant, a farla da padrone sono basso e batteria, entrambi martellanti per tutta la durata della canzone, trascinando l’ascoltatore verso il fondo di un abisso. Tra il secondo e il terzo atto troviamo Gather Void, una traccia strumentale morbida, quali alienante, che ci trasporta dolcemente verso il terzo atto, Trascendental Observer. Un brano dove la parte melodica è meno presente rispetto agli altri e si scende sempre di più verso il deathcore più brutale, dove i breakdown fanno perdere un battito. La quinta traccia, Wither Sight, è un’altra strumentale, cullata da una breve narrazione, mi ricorda quasi la discesa negli Inferi Danteschi, se mi passate il paragone. Con questa traccia ci avviamo verso gli ultimi due atti, Herald of Blindness e Dissipating Martyrs. Personalmente, i miei preferiti dell’intero EP. Una chiusura più morbida rispetto al resto dei brani, soprattutto Dissipating Martyrs, nonostante i testi siano uno schiaffo in faccia. Un verso di quest’ultima traccia recita: “Abolish distinctions between Chaos and Form” e trovo che sia una bella frase per questo EP. Perché ciò che si percepisce è anche una distruzione dei canoni, il caos intervallato da una una forma perfetta. Troppe persone definiscono il core come “riff tutti uguali, un breakdown messo a caso ogni tanto e pig sqealing incomprensibile”. Io vi consiglio di dare un ascolto ai Despite Exile prima di dire quella frase, perché sono tutto tranne che casuali. E il finale di Dissipating Martyrs, che in questo momento sta andando in loop nelle mie orecchie, è quanto di più magnifico potessi sentire oggi. Vi consiglio vivamente di addentrarvi in questo viaggio, senza alcuna promessa di farvi ritorno.

 

Irene Eva

90/100