Arriva da Roma il quintetto dei Doomraiser, formazione attiva da oltre un decennio e dedita ad un doom raffinato ed evocativo.

La loro ultima fatica ha visto la luce all'inizio dell'anno, e ci proietta in un mondo affascinante e carico di pathos, ma al tempo stesso decisamente “metal”.

Le due anime della band sono perfettamente riscontrabili nel cantato di Nicola, capace di variare tra un pulito figlio degli anni '80 e una voce graffiante quando l'esigenza lo richiede.

Gli strumentisti  (prestazione per tutti ad alto livello) vanno di pari passo; il mix tra Heavy Metal classico e il Doom piu' convenzionale sono le parti predominanti, strizzando pero' l'occhio ad alcuni arrangiamenti tipici dell'Alternative degli anni '90.

Questa dicotomia vede sovrastare ora una parte ora l'altra, ma prevale la sensazione di ottimo equilibrio, senza dubbio pesa positivamente la scelta di sonorita' cariche di eco che contribuiscono a creare l'atmosfera onirica, ma al tempo stesso energica.

La sintesi perfetta della band trova il suo compimento nella traccia centrale dell'album: gli 11 minuti  di “Ascension : 6 to 7” vedono infatti i Doomraiser evocare tutta la maestosita' del Doom, unita a  parti “ottantiane”, il tutto impreziosito da elementi dinamici groove tipici degli anni '90.

Personalmente preferisco la seconda meta' dell'album, da “Ascension ...” in poi per intenderci, quando l'epica del Doom prevale, gli inserti H/M sono comunque presenti ma solo come (preziose) intarsiature melodiche nel contesto tipico del loro genere di riferimento.

A conferma di quanto detto, la migliore traccia dell'album a mio giudizio e' la penultima “In Winter”, che regala anche momenti di growl spaventoso (in senso buono s'intende).

Soluzione questa che non lascerei circoscritta a singoli episodi, ma che esplorerei con piu' convinzione dal momento che, laddove utilizzata, offre momenti affascinanti abbinati alla voce in clean.

In conclusione si puo' definire “Reverse (Passaggio Inverso)” come un album molto equilibrato, ricco di moteplici spunti ed aperto a molte interpretazioni, vista l'anima multi-sfaccettata del combo romano. Questo inevitabilmente fara' storcere il naso a molti puristi del genere, ma solo chi ha delle braciole da 1 kg sugli occhi e orecchie non puo' non apprezzare la bellezza di questo disco.


Alle Rabitti

74/100