Provate ad immaginare davanti a voi un Pollock …

Focalizzate i contrasti, le combinazioni di colore, i cambi violenti e la dinamicita' del tutto.

Trasferiteli in un'altra arte ed otterrete gli Effter, duo milanese formatosi a seguito di un incontro nell'estate berlinese del 2009.

Evidentemente della loro permanenza tedesca qualcosa e' rimasto dentro le loro menti, dal momento che la loro proposta musicale (rinchiuderla in un genere e' troppo riduttivo, a titolo orientativo direi noise con venature industrial) spazia dall'elettronica piu' marziale degli Einstürzende Neubauten alle melodie piu' dolci espresse dal pianoforte di Frank.

La loro musica e' un interessante meltin pot di stili come gia' detto, mescolati con maestria e grazia, ridurre il tutto ad un concetto di genere e' limitante e presuntuoso.

Probabilmente se Comorbidity fosse uscito negli anni '90, un'epoca che premiava la creativita' fuori dagli schemi e dove non si doveva necessariamente incasellare ogni cosa, gli Effter sarebbero il fenomeno creativo europeo dell'anno.

Ogni loro traccia e' un labirinto avvolgente, dinamico, che ti imprigiona e ti spinge al tempo stesso ad immergerti ulteriormente.

Laddove emergono principi di industrial puro, come in Antropophobic, respiri l'atmosfera da club del nord europa, dove la freddezza della techno si sposa a distorsioni metal; quando i ritmi si fanno piu' lenti, ad esempio in Mens Rea, troviamo venature piu' pop, alla Depeche Mode per intenderci.

Trovare similitudini e' compito arduo poiche' il combo meneghino trova sempre in ogni pezzo la sua dimensione, la propria originalita' e piu' in generale il proprio stile.

Ad un certo punto Comorbidity si ferma, e noi con lui possiamo rimanere abbagliati dal lento incedere di Folie à Deux e dalla sua melodia classica “sporcata” solamente dagli inserti elettronici di JQR.

Quasi si trattasse di una pausa nel viaggio della follia (non a caso l'album tratta proprio l'approdo a tale mondo, dalle prime avvisaglie allo squilibrio completo), Folie rappresenta il punto mediano del viaggio.

A mio gusto personale preferisco i momenti dove gli Effter “si lasciano andare” a momenti di violenza sonora, la quale nonostante sia solo marginalmente effetto di chitarre e distorsioni lascia ugualmente storditi per la fredda precisione, Hybristophilia e' un buon esempio in merito.

La loro descrizione della follia - una realta' che per definizione e' soggetta a tutto fuorche' linearita' – attraverso precisione e freddezza quasi matematica e' una scelta artistica assolutamente intrigante e ti lascia stupefatto ad ogni traccia, ad ogni secondo.

Tornando alla metafora iniziale, come Pollock ha (saltuariamente) confinato il proprio disordine artistico nel rettangolo della tela, cosi' gli Effter collocano l'indefinibile mondo della pazzia in bit e tasti di pianoforte.

Il viaggio si conclude con Amygdala, un approdo soft alle sponde dell' insanita' mentale dove sbucano fuori frammenti di un monologo che conclude il tutto.

Valutare un'opera del genere e' praticamente impossibile, la creativita' e' ai massimi livelli, classificarlo come album metal e' poco pertinente, per i motivi di cui sopra.

La perizia con cui e' costruito questo album e' di assoluto livello e le sensazioni che ti lascia sono violente e permanenti.

Tutto quello che posso fare e' suggerirvi di ascoltare Comorbidity, immergervi nella sua atmosfera e tenere le orecchie spalancate, con la giusta sensibilita' lo troverete un disco stupendo.


Alle Rabitti

90/100

Da qualche parte Pollock ha iniziato pure lui …

Per rimanere nella metafora utilizzata per la recensione di Comorbidity, andiamo ora ad analizzare l'esordio degli Effter, che come vi ricordo e' un duo italiano con i membri divisi attualmente tra la penisola e Berlino.

Laddove il secondo disco rappresentava un'opera intricata - cerebrale ma contraddistinta da un'armonia di fondo- Bilateral602 e' composta da sfregi elettronici mescolati promiscuamente con distorsioni di chitarra e voci digitali; come peraltro ammesso dai due artisti nell'intervista nel loro esordio hanno “fatto conoscenza” e limato ognuno i propri confini artistici.

Il risultato e' un suond brutale sia analizzando la parte elettronica che quella metal (qui piu' facilmente distinguibile), caratterizzato da molti piu' “spigoli” musicali che sono andati via via affinandosi nell'opera successiva.

Laddove in Comorbidity si potevano trovare analogia con il Krautrock dei Kraftwerk, qui il paragone piu' immediato e' con i Godflesh, nelle parti metal ovviamente.

Il fascino di tutta l'opera sta nel “non compromesso” che crea miscugli sonori che ad ogni modo fanno presa e rimangono in testa.

Il leitmotiv del disco e' sempre quello: scariche digitali unite a distorsioni elettriche e urla insane provenienti da chissa' quale realta' virtuale; il pianoforte, che tanta parte ha avuto nell'armonia del successore, qui e' meno presente ma proprio per questo si ritaglia uno spazio e un ruolo nuovo; come se fosse un ponte ideale tra i due mondi, come se i due artisti trovino la pace tra loro usandolo come Esperanto sonoro.

In definitiva Bilateral602 e' un album che farebbe la gioia di qualunque gruppo navigato per quanto  concerne idee, perizia sonora e gusto compositivo, figuratevi per una band all'esordio.

Come gia' descritto sopra in  quanto primo full-lenght manca forse della coesione e dell'armonia del suo successore, ma fa del conflitto sonoro il suo indubbio punto di forza.

Un caos primordiale che non puo' non affascinare e stordire con la sua selvaggia bellezza.

 

Alle Rabitti

80/100