Prosegue instancabile la marcia degli Enisum, combo piemontese proveniente dalla Val di Susa che fa del radicamento al territorio, unito ad un sapiente Black Metal bello spinto ma carico di emotivita', la loro peculiarita'.

Arpitanitan Land infatti altro non e' che l'antico nome della zona delle alpi occidentali a cavallo tra Italia Francia e Svizzera.

Assimilato l'ampliamento di line-up del 2014, che aveva prodotto l'incoraggiante Samoth-Nara, il salto nonostante sia trascorso solo un anno e' rilevante.

Netto il miglioramento anche di produzione, i suoni sono decisamente piu' fluidi, ma anche creativo.

Laddove l'epicita' si alternava con i momenti piu' Raw Black, qui sono molto ben mescolate senza una predominanza dell'una o dell'altra parte.

Naturalmente nell'economia complessiva del disco ci sono momenti piu' o meno violenti, Chiusella's Waters ad esempio racchiude blast e growl solo in determinati momenti lasciando ampio spazio all'eterea figura vocale di Epheliin.

L'equilibrio comunque e' il leitmotiv del disco, l'equilibrio di una band che ha trovato il suo sound, il ruolo giusto per ogni componente e in generale il perfetto bilanciamento delle due caratteristiche dominanti del gruppo.

Non manca come nel predecessore il richiamo alla propria lingua di provenienza, anche se in questo caso i titoli (sui testi impossibile pronunciarsi) in dialetto sono presenti solo in un brano, Rociamlon.

Probabilmente per rendere il tutto piu' fruibile ai non residenti di zona, hanno optato per la piu' accessibile lingua del Bardo; peccato perche' si va a perdere una delle peculiarita' piu' affascinanti della band, e l'indizio piu' evidente del loro attaccamento alle radici.

Rimane invece costante ed evidente come nei predecessori il richiamo alla natura del luogo, al fascino che quel lembo di terra italica cosi poco conosciuta e' in grado di darti.

In questo probabilmente gli Enisum sono i piu' “true” di tutti, dal momento che le tematiche naturalistiche ben presenti nei fondatori del genere sono andate via via perdendosi nel corso degli anni, onore al merito quindi.

In conclusione si puo' dire che Arpitanian Lands e' un ulteriore e significativo passo avanti nella carriera degli Enisum, lo yin e lo yang si sono incontrati in questo disco e il risultato e' stato godibilissimo, e a mio giudizio un'ulteriore affinamento delle 2 componenti ci regalera' ulteriori soddisfazioni uditive. 


Alle Rabitti

77/100

Arrivano dalla Val di Susa gli Enisum, e infatti il loro nome altro non e' che il monte Musine' al contrario, con il loro Black Metal old school ma carico di atmosfera; quella che era all'inizio una one-man band si e' arricchita nel 2014 di altri 2 elementi, e insieme hanno dato alla luce Samoth Nara.

A mio modesto avviso il modo migliore per decifrare questo album e' scavare sotto la superfice del Black Metal nudo e crudo, dove si trova tutta la potenza del genere fatta di blast e urla sguaiate, e scoprire le oscure perle fatte di momenti acustici, richiami al vento delle foreste montane e la voce eterea di Epheliin, paragonabile una mistica creatura dei boschi che si erge da un mondo, quello di Lys (mastermind del gruppo), posto sul sottile confine che delimita il sogno e tragica realta'.

Quasi volessero metterci alla prova, gli Enisum ci “illudono” con inizi di canzone soffici e armoniosi, per poi precipitare nella disperazione piu' nera fatta di scream torci-budella e riff implacabili, per poi infine riportarci “a riveder le stelle”.

Disperazione e speranza trovano il giusto equilibrio in questo album, anche se i passaggi dalle parti acustiche a quelle piu' violente, per quanto tipici del genere, richiederebbero un certo “quid” in piu' che prepari l'ascoltatore ad approcciarsi piu gradualmente agli episodi piu' brutali.

Per quanto riguarda i testi, come da tradizione Black Metal, e' difficile cavarci fuori qualcosa a causa della scarsa intelliggibilita'; ma a giudicare dai titoli, basandomi su personali conoscenze potrebbero essere in dialetto piemontese, si puo' intuire che trattino tematiche locali riguardanti la natura del luogo, che per esperienza diretta posso assicurarvi come estremamente affascinante.

L'orgoglio dell'appartenenza alle loro zone si evince anche dal fatto che si auto-definiscono “The First Arpitanian Black Metal Band”, reclamando quindi il forte legame con le loro radici culturali (l'Arpitania appunto: una terra che comprende sostanzialmente il Piemonte occidentale, la Valle d'Aosta, la Svizzera francofona e la Savoia francese).

Ad ogni modo gli Enisum rappresentano un progetto affascinante e per nulla scontato, e Samoth Nara rappresenta un capitolo della loro storia che speriamo prosegua ricca di album come questo.


Alle Rabitti 

73/100