UTOPIA:

Freddie Wolf è un cantante, cantautore e arrangiatore latino-americano (naturalizzato italiano). Nel 1995/1996 cominciò con alcune band blues/rock n’roll e nel 2006 cominciò a registrare e produrre i suoi lavori, iniziando a fare tour in tutta Italia. Il suo background musicale è enormemente vasto, a partire dal jazz/blues fino all’heavy metal, cosa che è ben udibile nel suo ultimo lavoro Utopia/Distopia.

Utopia, la prima parte di questo doppio album, è composto da 11 tracce che variano dall’heavy metal fino al jazz, blues e reggea. Ciò che salta all’orecchio fin dalla prima traccia è il bilanciamento della voce: poco in armonia col volume generale, cosa che a volte fa perdere le sfumature strumentali del lavoro. Scelta che non ho particolarmente apprezzato, ma su cui posso sorvolare, visto ciò che mi si para all’ascolto. La prima traccia, Be the One, parte con un coro di voci armonizzate che subito mi hanno fatto dire “Winterstorm”. Lo so, paragone un po’ strano, ma sia il particolare timbro di Freddie che la scelta delle armonizzazioni mi hanno riportato con la mente ai tempi di Kings Will Fall. Nonostante il primo brano preannunci un ritmo piuttosto serrato, già dal secondo brano le acque si placano. Da Words of Freedom a Mud&glory abbiamo dei pezzi che ricordano i vecchi brani blues e ballad rock, tenendo comunque un ritmo piuttosto incalzante. Glory Be, settimo brano dell’album, è una splendida ballad molto lenta e leggera, con un pianoforte che dolcemente accompagna la voce. Personalmente, avrei preferito un cantato più morbido, meno “graffiante” per un pezzo così dolce, che raggiunge l’apice su un finale armonizzato e corale. Con l’ottavo brano, My Beautiful Ruin l’atmosfera si rialza, ridando un ritmo serrato al lavoro generale. Questo ritmo un po’ si spezza negli ultimi brani, dando un senso di discontinuità alle canzoni. In realtà, l’intero album ha un po’ questo senso di discontinuità. I brani non sembrano seguire un vero nesso logico e a tratti questo può risultare poco piacevole uditivamente parlando. Nel complesso, però, non mi è dispiaciuto. Come prima parte è piuttosto vasta, ci sono numerosi richiami agli artisti del vecchio rock n’ roll anni ’70-80, cosa che può fare solo piacere a chi è nostalgico del periodo. È un lavoro che si ascolta fino alla fine senza pentirsene e che bisogna riascoltare più volte per apprezzare a pieno. 

 

Irene Eva

Voto parziale:

67/100


DISTOPIA:

Dopo aver affrontato il primo di due album che compongono l’ultimo lavoro di Freddie Wolf, passiamo ora alla seconda parte: “Distopia”. Se “Utopia” si presenta come un lavoro leggero, dalle sonorità che variano dal rock fino al blues, Distopia è la sua controparte “dark”. Un suono profondamente heavy metal ci accompagna per tutta la durata dell’album, rendendolo un lavoro molto più omogeneo rispetto a Utopia. Composto da 8 tracce, per un totale di 36 minuti d’ascolto, si parte con Man of Evil, di cui ho particolarmente apprezzato la lirica, in quanto le parole scelte si amalgamano molto bene con il contesto e la ritmica generale. La seconda traccia, Obscurium per obscurius, sembra quasi direttamente collegata alla prima, dando un piacevole senso di continuità. L’assolo di chitarra è accompagnato da una ritmica piuttosto interessante, non virtuoso, ma ben congegnato e inserito nel brano. Dalla terza traccia, Brand New Babylon, alla quinta, si ha come una discesa verso l’oscurità. Specialmente in The Pit and The Pendulum il basso diventa elemento portante, regalando al brano un’atmosfera a cui non si rimane indifferenti. Orchestra portante e armonizzazioni infernali per Crucified Jesus. Una cosa, in tutto questo, è innegabile: Freddie Wolf sa come adattare le liriche alla musica. Sembra qualcosa di scontato, ma non tutti ci pensano, quando è tempo di scrivere un nuovo brano. La settima traccia, Der Golem, presenta una melodia quasi doom, nonostante la voce sia costantemente heavy. Accoppiata vincente, in questo caso. Pianoforte e violini per Last day of Today, l’ultima delle otto tracce presenti in Distopia, in forte contrasto con la voce alta e graffiante. 

In breve, ho veramente ben poche critiche da smuovere a questo doppio album, una è sicuramente la scelta di mixaggio: voce disomogenea nei volumi generali, strumenti tenuti troppo bassi, tanto che a volte il basso è quasi invisibile. Naturalmente, queste sono scelte che vanno a discrezione dell’artista. Un ottimo doppio album apprezzabile sia da chi ha nostalgia del rock classico che del metal made in Iron Maiden, Judas Priest ecc… Sia da quella categoria di persone che si sta avvicinando a questi generi, in quanto sia Utopia che Distopia presentano un’ampia gamma di sonorità da scoprire e assimilare ascolto dopo ascolto.

 

 

Irene Eva

Voto parziale:

85/100

 

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Giudizio finale:

76/100