Gabriels, talentuoso e titolato tastierista siciliano, reduce da collaborazioni con musicisti tra i più famosi della scena metal italiana (parliamo di gente del calibro di Fabio Lione e Alberto Rigoni), esce con questo “Fist of the Seven Stars Act I – Fist of Steel”, primo capitolo di una trilogia dedicata niente popò di meno che a Ken il Guerriero (Hokuto no Ken in originale) manga e anime che forse non avrebbero bisogno di presentazioni in quanto capolavori assoluti nel loro genere. La proposta di riferimento è accostabile alle “metal opera” del calibro di Avantasia, Aina o Ayreon. In questo caso i musicisti coinvolti arrivano dalla scena power metal italiana, ed il sound richiama appunto le opere sopra citate oltre che gruppi come Stratovarius, Edguy ed Helloween, ma anche Europe e Rainbow giusto per citare qualche “classico”.

Ken è l’erede dei segreti della divina scuola di Hotuto, arte marziale devastante mirata a demolire l’avversario colpendo precisi punti di pressione (detti tsubo) per ottenere degli effetti specifici: morte immediata, paralisi, esplosioni e addirittura morte in differita. Celebri le prime puntate, dove, dopo aver sconfitto lo sgherro di turno, Ken diceva “morirai tra 7 secondi”, e nell’inquadratura compariva un conto alla rovescia, terminato il quale il cattivone esplodeva tra le urla incredule e terrorizzate dei presenti. Ken il Guerriero non è solo uccisioni e spettacolari combattimenti, ma è la storia di un eroe che mette tutto se stesso per un fine nobile, come la salvaguardia della pace, la difesa dei più deboli nel dramma di un mondo post apocalittico, dove le comunità sono in lotta per la sopravvivenza e assoggettate a tiranni sempre più crudeli. Si parla di nobiltà d’animo, di sacrificio, di amore e di amicizia. La profondità di certi passaggi e personaggi è talmente emozionante da lasciare spesso col fiato sospeso.

Questa lunga premessa è doverosa per poter recensire l’album. Quando ci si appresta ad ascoltare, e giudicare un lavoro di questo tipo, che traspone una storia non inedita, è importante fare attenzione a due aspetti: primo la bontà della proposta musicale a prescindere dalla storia (“può piacere anche a chi non conosce Ken?”), secondo (“si accosta bene alla storia? Le emozioni suscitate sono assimilabili a quelle che si hanno guardando il cartone?”). Nelle righe successive cercherò di rispondere a queste domande.

Si parte subito con un pezzo da novanta, “Fist of steel”. Già le prime note in apertura sono una dichiarazione di intenti, perché sono le stesse della celebre sigla “Though boy”, che viene omaggiata a più riprese, anche riprendendone alcuni passaggi lirici nel ritornello, “keep you burning! No boy no cry!” assolutamente da brividi… quanti ricordi! Tastiere ottantiane ci introducono al pezzo pieno di melodie catchy che vi entreranno presto in testa. L’apertura finale mi ha ricordato gli Edguy più ispirati. Si passa a “She’s mine”, altro ottimo pezzo, caratterizzato da una prestazione magistrale di Ida Elena De Razza, che interpreta Julia, l’amata di Ken. Si arriva a “Mistake”, un pezzo drammatico e d’atmosfera, dove la voce roca di Dave Dell'Orto introduce Jagger, fratellastro di Ken oltre che villain abbastanza odioso e controverso. “Seven stars” e “A new beginning” sono grandi brani che non hanno niente a che invidiare alle superproduzioni teutoniche citate nell’introduzione. E’ impossibile prendere in esame ogni singolo pezzo e musicista, vi basti sapere che la presenza di parecchi interpreti permette di caratterizzare ogni brano (12 in tutto) pur mantenendo una certa linearità di fondo (si tratta pur sempre di un concept). Con così tanta carne al fuoco è facile andare fuori tema, ma Gabriels è riuscito pienamente nel suo compito di “direttore d’orchestra”. Ogni elemento è ben inserito e bilanciato. Anche le tastiere, sicuramente molto presenti visto il background del compositore, non si dilungano in virtuosismi fini a se stessi ma sono sempre al servizio dei brani. Stessa cosa dicasi per le chitarre e la sezione ritmica. Niente è lasciato al caso. Come accennato, la prestazione dei singoli cantanti è magistrale, ognuno è entrato nella parte: Wild Steel è Ken, Marius Danielsen interpreta Shin, uno dei primi villain, nonché colui che ha inflitto a Ken la terribile tortura delle 7 cicatrici sul petto, prima di rapire la sua amata Julia; quest’ultima, come detto,è interpretata da una fantastica Ida De Razza, che, ogni volta che compare, rende prezioso il pezzo in cui canta (“Break me” ne è la prova). Dario Grillo è voce narrante, che a sua volta ci guida magistralmente in questo viaggio.

Per poter esprimere un giudizio finale, bisogna riprendere le due domande di cui sopra. Riesce questo “Fist of the Seven Stars Act I” a riprendere le atmosfere di Hokuto no Ken e trasporle in musica? Suscita le stesse emozioni? Ne è l’ideale colonna sonora? La risposta è assolutamente sì. Non conosco Gabriels di persona, ma sono sicuro che in fase compositiva ha cercato di trasmettere tutto il suo amore per questo anime, nonché tutta la sua conoscenza della storia e dei personaggi. Solo con un coinvolgimento totale si sarebbe raggiunto un risultato così positivo in tal senso.

L’album è fruibile anche da chi non conosce il manga? La risposta è… nì. Purtroppo, oggettivamente qualche problemino c’è. I pezzi sono fantastici, scritti bene, le melodie efficaci e orecchiabili. Ogni musicista dice la sua, senza manie di protagonismo. Anche la pomposità di certi passaggi, che è ostica per chi non è avvezzo al power metal, verrà comunque apprezzata da chi ama queste sonorità. Però bisogna essere oggettivi e sottolineare come la produzione non sia all’altezza di quest’opera. Purtroppo… dico purtroppo perché un sound cupo e sottotono non rende giustizia all’insieme. Un sound più potente, chitarre più cattive ed un mastering di più alto livello avrebbero permesso a Gabriels di andare a bussare a Tobias Sammet e soci e far vedere loro come anche noi italiani sappiamo fare le cose in grande.

Il voto in calce è quindi una media tra questi aspetti, se mi fossi basato solo sulle emozioni avrei potuto dare molto di più. È vero che nella musica le emozioni sono tutto, ma è anche la forma è importante, soprattutto in un’opera così ambiziosa. Ho grandi aspettative per il seguito, e sono proprio curioso di vedere come saprà il nostro Gabriels gestire personaggi ancora più drammatici, come Rei, Toki ed il villain per eccellenza Raoul.

 

 

SORMA

78/100