Bentrovati cari amici di Insane Voices Labirynth, stavolta con una band italiana che usa definirsi Italic Black Metal. Loro sono attivi dal 2007 e sono conosciuti come Gotland! Un gruppo che durante le sue scorribande ha avuto l’opportunità di condividere il palco con band note e importanti come Heidevolk, Eluveitie, Cruachan, e i nostrani Ulvedharr, Folkstone e i Draugr solo per citarne alcuni.

Inizialmente la loro formazione era decisamente più ampia rispetto a quella attuale. La line up ad oggi è formata da Irmin alla voce, EG Orkan alla chitarra solista e alle orchestrazioni, Hoskuld alla batteria e alle orchestrazioni, Var al basso e ultimo, ma non meno importante, Arnbjörn alla chitarra ritmica e ai cori. 

Nel 2008 esce il loro demo e nel 2010 il primo EP. Passano ben quattro anni e finalmente arriva il loro primo album: “Gloria Et Morte”!!  

Di questo album, gli stessi autori hanno detto che è caratterizzato da sonorità Pagan/Black metal dai tratti epici e sinfonici che ha spodestato il Folk Metal delle origini. Un album davvero vario, caratterizzato da tutte le sfumature interne  al vastissimo Black metal, con influenze di altri stili e dove il Folk metal non è stato completamente soppiantato.

Ad aprire l’album sono le tastiere del brano “Proelium  Aeternus”, che attraverso note gravi ci fanno subito immedesimare in un’atmosfera cupa. Passa un minuto e siamo catapultati in una spirale da cui siamo risucchiati, ma proprio nel momento in cui ci sentiamo completamente avvolti nuovamente ricomincia una sola “voce” in una nuova melodia a cui si aggiungono man mano gli altri strumenti. Si tratta di un’intro ben organizzata che, nonostante i più cambi di ritmo e melodia, risulta veramente molto piacevole.

A questa segue “Courage To Die” che con le sue chitarre aggressive contrasta nettamente con l’introduzione precedente. Una canzone che fin dall’inizio è una scarica di energia e rabbia solo a tratti melodica.

La terza traccia, dal titolo “A new Reign”, dimostra come il folk metal non sia stato completamente abbandonato dalla band. Importante qui è il ruolo del flauto che accompagna quasi l’intero brano, caratterizzato da melodie che ricordano tradizioni celtiche. Un vero invito a danzare (e come resistere?). Il cantato è in scream e la parte iniziale richiama i Furor Gallico, band con cui hanno avuto l’opportunità di condividere il palco. Vi è inoltre un inserto che richiama il folklore indiano con una chitarra che riporta le sonorità del tipico sitar.

Da una canzone dai tratti tipicamente folk ritorniamo a sonorità più tetre e black metal con “Adrianopoli”, date nuovamente dalle tastiere iniziali, dal ritmo meno incalzante.

La quinta traccia, “Guta Saga”, è aperta da un’atmosfera sempre più cupa e growl, alternato dallo scream.

In linea con questi ultimi brani è anche “Gloria et Morte”, la title track, la quale presenta un’intro dove la batteria è protagonista. Fanno poi ingresso le chitarre elettriche e le tastiere. Il ritmo aumenta e parte il growl  richiamando le sonorità tipiche del black metal estremo, con una batteria che richiama in alcuni tratti una mitragliatrice. Solo per 6 battute compare il flauto, intervallato dal growl del cantante Irmin.

E' un peccato che, dopo lo stacco in growl, le due battute rimaste sembrino decisamente interrotte nuovamente dal growl e manchi la risposta.

“Heroic Eternity”, settimo brano dell’album, presenta un’intro di batteria e tastiere . Fanno poi la loro entrata chitarre distorte, il ritmo accelera quasi subito e si ritorna a un black metal più estremo. Compaiono ora le tastiere, che riprendono sonorità del Symphonic black metal. È una traccia che mostra grande carica fino alla fine e non stona rispetto alle precedenti.

Inizia poi “Slaves ov the Empire”, e ci troviamo catapultati in un’arena dove gladiatori son pronti a combattere. Bellissimo il duetto tra chitarra e batteria a cui si aggiungono altri strumenti a ricreare la scena. 

Azzeccato anche l’inserimento del growl. Siamo quasi al termine della canzone quando un flauto fa la sua comparsa ,per solo 4 battute, riportando alla luce nuovamente l’influenza folk.

Un rumore di pioggia e le lente tastiere ci fanno entrare in “Tenebre in Urbe” , la successiva canzone e in un’atmosfera cupa. Poi il grido “Tenebre in Urbe” anticipa l’entrata in scena del growl, che per poche battute arriva a richiamare alla mente anche i Cannibal Corpse, e di una linea meno atmosferica. Termina però con una parte melodica.

“Outro” è il brano più sinfonico, dove le protagoniste sono in assoluto le tastiere, a cui si aggiunge la chitarra ritmica di Arnbjorn e successivamente quella solista di Orkan. È l’unica traccia completamente strumentale e di certo una delle più emozionanti che termina in calare, esattamente come un vero Outro. 

Ebbene se pensavate che fosse finita qui siete caduti in un simpatico inganno. 

Ci aspetta infatti l’ascolto di un’undicesima traccia : “The Spiritlord”. Stavolta è l’ultima e non è uno scherzo! Questa canzone richiama in generale il black metal anni ’80 ma  a tratti anche lo stile dei Belphegor, precisamente nell’album Walpurgis Rites, ma altrettanto alla fine si presenta con influenze nuovamente symphonic con qualche accenno sperimentale.

Un album tutt’altro che monotono, di cui si consiglia l’ascolto a chi ama il black metal italiano in tutte le sue sfumature. I testi raccontano tratti della storia dell’impero, davvero interessanti anche i video legati all’album. 

Pezzi ben sistemati, e ben presentati, molto probabilmente la loro carriera non si ferma qui. 

Questo è solo l’inizio!

 

 

Siberian Tiger

85/100