Se esiste un legame storico-culturale - ignoto ai piu', sottoscritto compreso - tra la civilta' vichinga e quella di derivazione romana, gli Hammerwound da Mestre ci offrono quantomeno la colonna sonora di sottofondo per la ricerca.

Le radici del combo veneto sono saldamente ancorate al death metal, ma la loro derivazione vira verso gli Amon Amarth, gia' il ritornello della traccia d'apertura Rise Of The Warrior Path vi rende chiaro il loro gruppo di riferimento. 

Anche se a differenza degli svedesi di Tumba, negli Hammerwound si riconoscono fraseggi chitarristici (e anche le parti soliste) piu' radicati nella NWOBHM, e certi passaggi decisamente “thrashy”.

Stormbringer e' invece molto piu' dura, grezza, no compromise; si evidenzia in questo pezzo tutto l'amore del quintetto per il Death Metal vecchia scuola. L'unica pecca a ben vedere e' una scelta di suoni che rendono la voce cupa (troppo visto il mood dell'EP) e il basso che salta fuori quasi “all'improvviso”; per il resto nulla da dire, il pezzo funziona e gli assoli melodici rendono tutto piu' fruibile e attuale.

Il terzo ed ultimo pezzo Vikings si apre con un piacevolissimo arpeggio che ci introduce nel loro mondo fatto di fiordi ed uomini con elmi cornuti.

Impressionante in questa traccia la somiglianza del cantante con Cronos, il pezzo prosegue con il solito (pregevole) lavoro della coppia di asce, che si destreggia su melodie accattivanti che circondano il brano per il resto piuttosto monocorde.

In sintesi il lavoro degli Hammerwound - nome omen - e' una bella martellata, ammantato sapientemente da melodie che funzionano bene e si integrano con la violenza di fondo.

 

Confidando che il quintetto si separi in via definitiva dai propri gruppi di riferimento, noi li aspettiamo per il loro primo full-lenght, in alto i calici !!

 

Alle Rabitti

65/100