Hanormale, gruppo italiano post black metal nato nel 2009 da un’idea di Arcanus Incubus (chitarra, percussioni etniche). L’anno successivo la band, formata dal singolo Arcanus, pubblica il suo primo lavoro, Oni Monogatari, un concept album sulla demonologia giapponese dove ognuna delle dodici tracce è dedicata alla storia di un demone diverso. Viste le recensioni molto positive, si pensa di produrre un nuovo album, per il quale Arcanus contatta il batterista Marco Zambruni chiedendogli se fosse disposto a suonare per circa 40 minuti di fila a 170 bpm.  Marco registra la sua parte con il metronomo nell’orecchio, seguito da Jeko (industrial percussions), accompagnato dalla traccia di batteria precedentemente registrata da Zambruni.  Con entrambe le tracce come accompagnamento, è il turno della registrazione del basso, suonato da Stefano Palma, seguito dal pianista Federico D’Ercole, il sassofonista Emiliano Bozzoni, il flautista Ilario Curiale, Priscilla Panzeri (viola), Orazio Attanasio (violino a 3 corde), Igor Carravetta e Kriss Stefano Guasconi (didgeridoo) e Deviate Damaen (acting registrato su una montagna circondato solo da neve e natura). Dopo il mixaggio delle singole tracce è nato Amaterasu Omikami (2015).

Premetto che quest’album, anzi, quest’unica traccia da 41.03 minuti, ho dovuto ascoltarla molte, molte volte prima di cominciare ad inquadrare bene cosa stessi ascoltando. Sono ancora sana di mente e questo è già un miracolo, ma è un album che merita molto a livello sia tecnico che creativo: ogni strumento è stato registrato una sola volta, con o senza errori, dopo che i musicisti sono stati ispirati da immagini disturbanti. Decisamente un ascolto molto difficile ma pieno di emozioni: la voce post-mortem di Die Dref Recumry ti trascina giù negli abissi della follia come se il protagonista fossi tu stesso. L’ascoltatore è immerso per 40 minuti buoni in un mondo a parte dove questa follia è regina. Da un punto di vista tecnico il batterista ha fatto un lavoro eccezionale data la difficoltà dell’incarico. Power chords dissonanti accompagnati da una linea di basso incalzante, un blast beat e voci pulite che danno il cambio a pianoforte, archi, sassofono, fiati e voce post-mortem che inneggia ad Amaterasu (dea che illumina il paradiso, divinità principale della religione scintoista). Al primo ascolto può sembrare tutto messo a caso, ma già dal secondo si riesce ad entrare nel vivo dell’opera e capire che in realtà, seppur in modo strano, tutto ha un senso. Non penso che quest’album piaccia a chi è molto legato al metal old school, ma è raccomandato per chi è alla ricerca di nuove emozioni e nuovi orizzonti. I miei vivissimi complimenti ad Arcanus Incubus, mente di questo strano progetto e a tutti i musicisti che vi hanno preso parte. Lavoro ben fatto e molto originale.

 

 

Vale

92/100