Gli Haram, interessante progetto formatosi dalle ceneri dei My People Suicide (sciolti nel 2014), si presentano al pubblico con un EP potente ed assai eterogeneo.

 

“Vuoto”, concentra metal, psichedelica, post-hardcore e noise in quattro pezzi che nulla hanno da invidiare ai tanti ed importanti progetti americani che hanno nella ricerca della destrutturazione di ritmiche e suono il loro mantra.

 

I quattro torinesi (attualmente terzetto), si cimentano in questa autoproduzione con vivacità ed esplosiva presenza, data soprattutto dall’uso dell’alternarsi di ritmiche serrate e lenti discendere, variazioni di timbriche e melodie malsane che collegano metal e post-metal alla matrice hardcore passando per episodi sludge infarciti di noise e delay… a fare da collante con il tutto c’è una voce che alterna incazzatura primordiale a melodie affascinanti, senza mai che una parte prenda il sopravvento sull’altra, bilanciando le varie parti delle songs e permettendo quindi a chi ascolta di poter anche essere ‘guidati’ attraverso i vari episodi dell’ EP.

 

In questi 17 minuti di aggressività e rabbia genuina si percepisce la volontà di rompere schemi ripetuti, anche se, purtroppo, è difficile non ritrovarsi a collegare alcune sonorità a bands che hanno fatto di questo ‘genere’ una loro bandiera.

 

L’EP si apre con “Vuoto” che sembra unire i Refused a disarmonie di band come gli Arab On Radar, per andare poi a spegnersi in un abisso di psichedelica che grazie all’uso dei suoni sperimentali di chitarra cresce fino ad aprirsi in una melodia post-rock infarcita di dissonanze ed echi, fino ad esplodere nuovamente nel ritmo a rotta di collo dell’inizio.

Si passa a “Carbone”, forse l’episodio più ‘regolare’ del lotto, dove rock, post-punk e noise si mischiano abilmente…chi ricorda i Fluxus (anche loro torinesi) può forse farvi riferimento per quello che riguarda l’utilizzo dei suoni noise uniti ad una ritmica serrata e decisa, benché qui ci sia una più uno spostamento verso il rock alternative che non verso il post-hardcore. La voce rabbiosa e poi melodica di Simbala Galo Saw trasporta l’ascoltatore verso un saliscendi di emozioni distinte ma complementari, mentre nella seconda parte della canzone la band dimostra di avere una grande abilità nel sostenere i cosiddetti ‘momenti che non salgono mai’, tenendo quindi l’attenzione molto alta…ci si aspetta che la canzone prima o poi esploda come nell’episodio precedente, ed invece la psichedelica (soprattutto grazie ad un abile incastro di chitarre) prende il sopravvento senza dare tempo a chi ascolta di realizzare che il pezzo è finito.

 

Non ci si è ancora ripresi dal finale che arriva “Spanish Invader”, l’episodio forse più minaccioso dell’EP, e che imprime ad una ritmica serrata un’atmosfera tetra, grazie all’innesto di dissonanze crudeli e ben arrangiate.

Qui viene fuori tutta la capacità della band di sfruttare al massimo il noise come fonte principale, terminando poi in un susseguirsi di stop e finte code degne dei migliori gruppi hardcore sperimentali.

 

In questi tre pezzi, oltre ad un tappeto sonoro ben imbastito e concepito, c’è un vero e proprio tour de force della sezione ritmica, che non si risparmia; il batterista Tommaso Tommigun Costa sembra fare il pieno di ossigeno per poi buttarsi all’impazzata in episodi serrati e rabbiosi, fino a dare l’idea di spaccare letteralmente i piatti quando le canzoni arrivano a fermarsi e a pulsare solo nei momenti di finto respiro.

 

La tecnica della band è totalmente al servizio delle canzoni…per quando sembri banale scriverlo, non è da tutti suonare in funzione del pezzo e non il contrario, il che distingue gli Haram dalle decine di band che tentano la strada del post-metal e post-hardcore per poi risultare esclusivamente edonisti.

 

Se è vero che in questi tre episodi ci si può ricollegare a diversi ‘maestri’ del genere, è pur anche vero che la band si dimostra qualitativamente al di sopra delle aspettative.

 

E l’originalità degli Haram arriva con la canzone di chiusura: “As He Speaks” toglie il fiato con i suoi 5 minuti e mezzo di totale assenza di batteria, ritmica e melodia, confezionando una conclusione degna di nota a “Vuoto”. È una perfetta conclusione: angosciante (in linea anche con il tema della copertina del disco), a tratti fastidiosa e difficile…dopo 12 minuti di rabbia e melodia, ritmiche serrate e noise da capogiro, arriva una falsa quiete, un disturbo finale che sorprende per la propria diversità e che, per assurdo, è perfettamente in linea con le tre canzoni precedenti.

 

Insomma, gli Haram confezionano un EP decisamente al di sopra della media, un’autoproduzione degna di nota anche per la sua godibile ascoltabilità; forse in certi momenti delle singole canzoni ci vorrebbe un tratto distintivo più marcato (non che non ci sia, ma a volte va a fare parte di tutto il resto, soprattutto nelle prime due songs, rimanendo molto più nascosto), ma di certo è una pubblicazione sorprendente e che fa sperare in un futuro brillante…molti fans del post-metal troveranno in loro nuova linfa, ed ho l’impressione che ne risentiremo parlare molto presto.

 

 

TRACKLIST:

 

1.Vuoto

2.Carbone

3.Spanish Invader

4.As He Speaks

 

LINE-UP:

 

Simbala Galo Saw : Chitarra/ basso, Voce

Davide the Beauty Donvito: Chitarra/basso

Tommaso Tommigun Costa: Batteria

 

 

 

Ed

75/100