Gli Homicide Hagridden sono una band thrash metal torinese che nasce nel lontano 1994 dai fratelli Stefano e Massimo Moda, rispettivamente batterista e vocalist / chitarrista della band. In formazione attuale troviamo Valerio Possetto al basso e Fabio Insalaco alla chitarra. La band negli ultimi anni ha girato non solo l’Italia, ma anche l’Europa, affermandosi nell’ambiente thrash e aprendo tour italiani di band del calibro di Vader, Gorgoroth, Keep of Kalessin e Napalm Death, solo per fare qualche nome.

Effect Lucifero è il loro secondo album dopo Us, pubblicato con la Bull2Kill. L’album è composto da 8 tracce, per un totale di 40 minuti. La prima traccia, 4 Letters, parte con un rullante che è uno schiaffo in faccia. Un suono secco, tenuto molto alto rispetto al resto degli strumenti. La ritmica della voce segue molto la batteria, scelta piuttosto apprezzabile. Nella seconda traccia, Remembrance, sorpresa: la voce passa da uno scream a un clean quasi melodico. Molto piacevole la chitarra ritmica in questo pezzo. Nel terzo pezzo, The Last Song, la voce mi ricorda moltissimo quella di Serj Tankian dei System of a Down. Peccato, però, che in buona parte delle parti in pulito la voce sia fuori tono, sbilanciata rispetto allo strumentale e rende molto difficile l’ascolto. Molto buone sono invece le parti che sfruttano il timbro basso di Massimo (come nel primo brano, dove sono presenti degli intervalli che sfiorano il growl), per questo mi permetto di consigliare di sfruttare più quello stile, piuttosto del clean o dello scream che non valorizzano il cantato. Si ha già un altro livello in Regime, quarta traccia dell’album, dove c’è già molto più equilibrio tra strumenti e voce, grazie anche alle armonizzazioni che impreziosiscono il lavoro. Splendido l’intro di Surround Me, quinta traccia, brano strumentalmente molto ben strutturato. Dimension Zero è, forse, il brano che meno ho apprezzato. Strumentalmente molto buono, portato fuori dai canoni classici del thrash, peccato per la voce completamente fuori dal resto. 

Nell’intero album le influenze del thrash classico si sentono, come si sentono riff che sembrano usciti da un album dei Gojira. Il lavoro svolto è fondamentalmente buono, anche se non eccellente, la vera pecca è la voce. Non in quanto doti (che sono comunque buone) o come timbro (personalmente, mi piace molto), solo viene sfruttata in maniera sbagliata. Il pulito non è in linea con il resto (se non in qualche raro punto), lo scream risulta molto più piacevole se tenuto un po’ più basso (non al livello del growl, parlo comunque di scream retro-palatale, solo meno portato al limite) e il growl andrebbe sfruttato molto di più, in quanto è molto più bello e, secondo me, più adatto all’equilibrio generale.

Come sempre quando mi ritrovo a scrivere una recensione, ahimé, piuttosto negativa, sono sempre ben disposta a cambiare idea, perciò aspetto nuovi lavori da ascoltare. Per ora, il mio giudizio è questo:

 

Irene Eva

61/100