Fresco fresco di un mese fa ci arriva Our Declaration Of War, EP d'esordio degli Hopeless, combo originario di Cuneo formatosi dopo lunga gestazione del 2012.

Possiamo subito dire che se questa dichiarazione d'intenti manterra' le attese avremo una promettente new entry nel panorama Death Metal italico.

L'EP, piuttosto lungo in realta' per rientrare nella categoria dato che sono 6 pezzi, si apre con un'intro composta di archi che rappresenta un ottimo preludio alla guerra (da qui il titolo) che sentiremo da qui a breve. La scelta e' interessante ma rappresenta ormai un cliche' piuttosto comune del genere.

Chiuso l'incipit orchestrale il terzetto ci getta nel suo mondo fatto di brutalita' mescolata con un gusto per la melodia decisamente notevole. Banner Of Rage combina egregiamente le 2 parti, abbinandole ad un mid-tempo efficace.

La melodia principale del brano che riecheggia per tutto il pezzo e' veramente godibile e funziona.

Dawn Of Black Sun prosegue sulla falsa riga della traccia precedente, ovvero un groove pazzesco unito a soluzioni melodiche interessanti, anche se in questo specifico caso sono un po' troppo “powereggianti” ed escono dal seminato di violenza generale. Intrigante l'intermezzo in italiano accompagnato con un pregevole sottofondo arpeggiato che arricchisce il pezzo.

La lingua di Dante la fa da padrone invece in "Io Se Fossi Dio", traccia dove la melodia passa in secondo piano a vantaggio di una brutalita' piu' old school; possiamo tranquillamente dire che gli Hopeless in quanto a violenza pura e semplice hanno poco da apprendere.

You Are Not a Man invece riprende saldamente in mano la melodia, e questa in particolare a mio avviso e' la migliore del disco.

Emerge pero' la tendenza del gruppo a stacchi validi, coinvolgenti, ma simili tra loro.

L'EP si chiude con I Am The God Of Love, che parte con un preludio tanto caro ai Death, per poi proseguire secondo la collaudata formula Hopeless, per poi terminare con un ammaliante coro che fa da contraltare al growl di Lorenzo, cui si unisce in un secondo momento una voce parlata che trasuda disperazione.

In conclusione si puo affermare che il terzetto piemontese ci sa fare: la loro formula fatta di Death Metal puro, melodie “catchy” e groove fa decisamente presa; personalmente credo che le parti piu' efficaci siano dove melodia e violenza raggiungono il perfetto equilibrio, tenendo magari da parte qualche stacco che dona si pathos e spinta al pezzo, ma a discapito di una continuita' della “trama musicale” che tanto bene starebbe se fosse in soluzione di continuita'.

Aspettiamo trepidanti il loro full-lenght perche' i ragazzi ci sanno fare, eccome !!


Alle Rabitti

70/100