Progetto di black metal sinfonico ed orchestrale per i norvegesi Images at Twilight, attivi dal 2011 che debuttano con: "Kings". La durata del concept e di circa 1 ora e 8 minuti, suddiviso in 8 tracce anche molto lunghe fino a 14 minuti, un periodo davvero ampio dove i nostri riescono ad esprimere il loro bagaglio tecnico ed esecutivo in modo davvero brillante.

 

Anche se la durata finale è superiore all'ora l'album non è mai noioso e risulta decisamente fluido e godibile.

Ogni traccia ha insita, in contrapposizione ad una parte orchestrale decisamente maestosa,  una parte di sulfureo e violento black metal che fa ben intendere l'intenzione della band.... quella di far male all'ascoltatore, infatti tanto ariose sono le parti orchestrali quanto devastanti le parti strumentali.

 

Lograttin Part I (The Saga of the Ancient Warlords Chapter III): l'inizio è quello di film dell'orrore, a base di synth, poi un pugno in faccia, chitarre taglienti batteria ai massimi livelli, voce a tratti straziante, a tratti cavernosa, che si erge sul muro sonoro che caratterizza il pezzo.

 

Ninhagaz (The End of an Era Chapter I): piccola intro orchestrale e poi via; il lupo norvegese snuda i canini per questi 13 minuti di black allo stato puro, vi sono altresì alcuni fraseggi di piano che rompono la soluzione di continuità, ma il pezzo è cattivo, già dalle prime battute la batteria è potente, sempre su alti livelli, il lavoro del batterista è davvero encomiabile, durante la traccia vi sono pause orchestrali che allentano la tensione ma fino all'ultima nota la verve compositiva ed esecutiva del combo scandinavo è furiosa.

 

Lograttin Part II ( The Saga of the Ancient Warlords Chapter IV): un'altra mazzata è servita, si prosegue con questi sei minuti  che confermano senza ombra di dubbio la vena black sinfonica ed orchestrale del gruppo.  

 

Created to Destroy ( The Saga of the Ancient Warlords Chapter V): tutta orchestrale, non vi sono strumenti come chitarre, basso e batteria quasi a riprendere le energie, un pezzo evocativo in cui si può, con un po' di fantasia, pensare ad un paesaggio freddo e desolato, dove però l'insidia è dietro l'angolo.

 

Awazor ( The Saga of the Ancient Warlords Chapter I): con un ritmo molto cadenzato, a tratti epico, inizia questo quinto pezzo, poi la quiete passa ed inizia una tempesta sonora inframmezzata da fraseggi di tastiera che come un pittore sulla tela vanno ad ammorbidirne l'essenza.  

 

Kaizanbar ( The End of an Era Chapter II): la traccia più lunga dell'intero album, 14 minuti, un pezzo piuttosto impegnativo per chi l'ha creato e per chi lo ascolta, il cuore dell'intero concept, la voce del cantante è estremamente dinamica, passa dallo scream a growl con molta facilità, questo insieme alle parti orchestrali rendono questo pezzo decisamente strutturato ed anche malignamente melodico.

 

Zatholach ( The Saga of the Ancient Warlords Chapter II): uno tsunami di 8 minuti; ecco quello che è questa penultima traccia, la batteria e le tastiere si accoppiano alla perfezione e danzano, si mischiano, rendendo questo pezzo unico nel suo genere, i vocalizzi sono laceranti, le chitarre chirurgiche ed affilate come rasoi.

 

Awakening of the Stars ( The End of an Era Chapter III): mai titolo fu più azzeccato di questo, infatti questa è proprio l'idea che l'ascoltatore si fa ascoltando quest' ultimo pezzo completamente orchestrale al pari di Created to Destroy ( The Saga of the Ancient Warlords Chapter V), ma molto più mistico a conclusione di un lavoro mastodontico fatto dalla band.

 

Che dire quindi, questo disco è bello, bello sotto tutti i punti di vista; la produzione è ottima, gli strumenti hanno tutti il loro giusto spazio, le orchestrazioni sono insostituibilmente presenti in ogni pezzo e ne permeano la struttura.

Trovo riduttivo catalogare o definire questa band uguale o simile ad altre band che  popolano l'universo metal odierno, questi sono gli Images at Twilight e sono sicuro che si ricaveranno uno spazio tutto loro, anche se vorrei tanto vederli alle prese con un'orchestra vera, allora si che potranno esprimere tutto il loro potenziale.

Per chi è appassionato del black metal sinfonico ed orchestrale, non legato sempre alle solite tematiche religiose, questo è un disco che non può mancare nella collezione.

 

Igor

85/100