Giunge in redazione fresco fresco questo promo dei Lostair, gruppo vicentino di cui ci siamo recentemente occupati.

La prima cosa che salta all'orecchio e' una qualita' migliore del suono, una “pienezza” che rende molta piu' giustizia al combo veneto.

La formula in parte rimane pressoche' la stessa, ovvero accelerazioni degne di Lemmy e parti lente e cadenzate da headbanging e assoli veloci e melodici (come gia' riscontrato pero' un po' troppo debitori della NWOBHM).

Ma va senz'altro reso loro merito di cercare strade personali: 2 pezzi su 3 infatti, At The Hands e Rise, mettono in risalto la capacita' compositiva dei singoli.

Liberatisi delle influenze dei loro punti di riferimento, i Lostair si rivelano piu' oscuri, piu' minacciosi e con sorprendenti aperture melodiche.

Molto altro non si puo' aggiungere al momento, 3 tracce di sicuro non fanno un album, ma a mio avviso le idee ci sono e sono valide.

Avanti cosi' !!


Alle Rabitti

65/100

Arriva da Vicenza questo quintetto con il loro Anguane, nome delle divinita' acquatiche la cui leggenda si estende in tutto il nord-est della penisola, targato 2012 (ma il nuovo full lenght e' in arrivo entro quest'anno).

Il loro e' un Thrash Metal orecchiabile, con una particolare attenzione alla melodia e con forti  richiami all'Heavy piu' classico (primi Maiden era Dickinson e i Saxon piu' levigati).

I pezzi sono ben strutturati e ben costruiti, ma senza picchi clamorosi o canzoni che si discostino piu' di tanto dallo standard che i Lostair si sono prefissati.

I suoni sono piuttosto secchi e gli strumenti per cosi' dire vanno e vengono da un pezzo all'altro, inoltre  la pronuncia inglese tendente al “maccheronico” non aiuta al buon esito finale dell'ascolto.

Non mancano ad ogni modo i buoni episodi sul disco, soprattutto le parti in mid-tempo che invitano all'headbanging e le parti “motorheadiane” che dal vivo hanno senz'altro un gran bell'effetto.

The Last Choice e Tower Of The Eagle racchiudono alla perfezione entrambi gli aspetti.

In sostanza il giudizio finale e' interlocutorio : i pezzi ci sono e sono anche discreti, e le problematiche presenti sono comunque risolvibili, ma da un gruppo che per quanto sia al primo disco vanta 10 anni di esperienza e' lecito aspettarsi di piu'.

Come gia' sopra accennato la struttura c'e' ma e' sempre la stessa, l'intero album non ha un picco o un'idea appena al di fuori del seminato e ogni strumento risente pesantemente dei gruppi di riferimento.

 

Aspettiamo i Lostair al loro (prossimo) appuntamento discografico, sicuri del fatto che ci leveranno questo retrogusto amarognolo dal palato e certi che spazzeranno via tutto e tutti.

 

Alle Rabitti

55/100