Scandinavia, riconosciuta terra di incredibili band Prog/Prog Metal con provenienza principale dalla Svezia, qui i Magic Pie alzano invece la bandiera della Norvegia con lavori stupefacenti, e lo fanno dannatamente bene.

 

La Band nasce nel 2001 nella contea di Ostfold dall’incontro di 6 musicisti con diverso background musicale, avendo suonato ognuno in band e progetti di differenti generi.

Inizialmente suonano cover, componendo poco materiale e dando a questo poca importanza, ma dopo due anni passati a suonare canzoni di altri si ritrovano con del buon materiale composto, decidono allora di dedicarsi alla creazione di altro loro materiale.

 

Visti i diversi generi dei componenti preferiscono non porsi dei limiti uniformandosi, ma prendono ispirazione da vari generi per comporre musica loro. 

Passano così, in due anni di lavoro, da pochi brani a un album intero, “Motions of desire”, bellissimo disco di gran fattura, dove fondono questi elementi portando un alto grado di innovazione, rimanendo però in sonorità più classiche con uno stile ancora vintage.

 

Dopo altri due anni sfornano una grandissima opera (Circus of Life) che definire Prog Metal è estremamente riduttivo, ma che, con insuperabile eleganza, porta novità mai ascoltate, utilizzando stili musicali già infinitamente riprodotti.

 

Circus of Life: 

 

Mi addentro ora nella descrizione di un disco che, per quanto acclamato dalla critica, rimane poco conosciuto alle orecchie degli ascoltatori, anche amanti del Prog Metal.

Il disco è suddiviso in una suite iniziale di 44 minuti divisa in 5 parti, seguita da due ballate che concludono l’opera, in totale 64 minuti di musica superba.

Ho davanti a me un concept album, come si può intuire dal titolo, con un testo  stupendo  sulle difficoltà, sulle prove, le gioie e gli scherzi che “il circo della vita” propone a chi ci entra.

 

L’opera comincia con un’introduzione alla suite iniziale, a tutto l’album e, in particolare, al concept (Part I - Welcome).

Dopo risate di bambini e piacevoli rumori dei loro giocattoli, una voce recita: 

- Welcome to the circus, welcome to our scene… 

Our show is quite impressive, I think you'll be surprised… 

Welcome to the circus of life… -  

con sopra chitarra acustica, flauto traverso, viola e altri strumenti, che creano una calma carica di preoccupazione per il luogo dove ci si sta avventurando.

Dopo questi 3 minuti si apre una lunghissima suite (del calibro di Thick as a Brick come durata).

Qui si possono trovare tipologie di musica con innumerevoli fonti d’ispirazione, da un cattivissimo Prog Metal con comunque sonorità circensi si passa a sonorità più propriamente Prog, a dell’Hard Rock aggiunto nella suite, comprendente tutti (e più) i generi fino a qui riportati.

 

Dopo tre quarti d’ora di musica, credendo finito questo viaggio, ti ritrovi su una strada, vicino alla fine di questa avventura - Closer now than ever the end of our masquerade… -.

Dopo la suite iniziale si apre appunto la prima parte del finale dell’album (Pointless Masquerade), con del Neo Prog in pieno stile Spock’s Beard, che rallegra l’uscita dall’evento circense.

In questa canzone si alternano parti di generi diversi con un frequente ritorno a virtuosismi Prog Metal (che sono tutto meno che tecnicismi), così, con un gioioso cantato, alternato a uno melodrammatico, si svolge il brano lasciando senza parole chi ne assapora l’essenza. 

 

Segue Watching the Waters, la conclusione propria del disco, una ballata in stile Genesis con tastiere tipiche degli Yes e una frase con domanda che risuona nell’aria:

 -  We keep staring through the window of the future,    

Do you like what you see? Can you call yourself free?... -

Così si apre la conclusione di questa coinvolgente avventura nella mente dell’ascoltatore, con una leggerezza tale da lasciare spiazzati e con il cuore aperto al mondo che si presenta davanti agli occhi.

 

Rimane soltanto una preoccupazione, osservando lo scorrere dell’acqua in questo mondo agitato, la scelta della via da percorrere…

-Watching the waters of our troubled world,   

Trying to find which way to go, …  

Sometimes really scares me so-

 

A questo punto  l’album si chiude lasciando a noi questa scelta, finisce un’opera che potrei definire magnifica, sicuramente mai ascoltata, straripante di novità nell’utilizzare musica già esistente.

Questo è tutto...ora sta a chi legge ascoltare e commentare.

 

 

 

Tommy 96

92/100