In giro a calcare palchi ormai dal 2005, i torinesi Manhunt hanno alle spalle ormai due Demo (“Fake” nel 2008, e “Experimental Human Cruelty” due anni dopo), un singolo (“Priestholocaust”, rilasciato solo digitalmente nel 2009) e un Full-Lenght, appunto intitolato “Manhunt” datato 2014 e uscito per la Crime Records: 8 tracce puro Thrash Met… no, aspettate: lo stile dei Manhunt è tutt’altro che “puro”. Si tratta infatti di una sapiente contaminazione tra Thrash e Black Metal, con influenze che spaziano ancora più ampie all’Heavy ottantiano e a sfumature di Death Metal vecchia scuola. Conclude la presentazione del gruppo l’esperienza del recensore stesso, che ha avuto modo di “subire” sulla propria pelle più d’una volta la piacevolissima furia devastante dei Manhunt in sede Live…

Apre il disco la  crudele “Satana”, senza dubbio uno dei pezzi migliori dell’album, forte di un ritornello assolutamente conquistatore, con le voci di Davide Quinto (cantante principale, anche membro de Gli Alberi) e Alessandro Massa (basso e seconde voci, Malakhor) che si intrecciano in un testo ibrido di italiano e inglese, cambi di tempo atmosferici e ottimi assoli marchiati Massimo Ventura (Hateworld) e Alessandro Gagliardi, coppia affiatatissima che dimostra tecnica e buon gusto… il tutto supportato dalla macchina infernale rappresentata da Lorenzo Somma: versatile e feroce, vario e preciso nel suo ruolo di batterista.

Altre punte di diamante dell’album, per quanto sia pressoché impossibile trovare una canzone da definire “brutta”, sono senza dubbio “Gates of Hell” e “Vendetta”, vere e proprie bestie da palcoscenico, ma anche “Magdeburg” e “Drones”, con le loro atmosfere spinte verso le fredde lande del Black Metal, a tratti decisamente struggenti. Ognuna delle otto tracce che compone questo disco, comunque, ha un’anima propria, eppure si ricollega allo stesso stile, alla stessa matrice, dando all’opera nel complesso omogeneità e varietà allo stesso tempo, permettendo di scorrere per tutta la sua durata, una quarantina di minuti, senza mai pesare sull’ascoltatore.

A livello di produzione, la qualità è curioso il connubio tra l’estrema pulizia dei suoni di batteria e quelli, più “grezzi” delle chitarre e del basso, che “invecchia” a livello di sound il disco, ma al contempo gli conferisce grande precisione e potenza. Complessivamente, un ottimo album: ben eseguito e ben interpretato, vario ma equilibrato e compatto, e di certo non il “solito” album Thrash Metal, dato che esplora una via se non nuova perlomeno poco battuta, quella appunto del Thrash/Black. Consigliato, assolutamente.

 

Lorenzo Stelitano

85/100