Band:     Manicomio Zero

Album:   Manicomio Zero

Year:       2016

Country:  Italy 

 

I Manicomio  Zero  sono, come leggo dalla allegata biografia, un power trio formatosi un paio di anni fa in quel di Savona influenzato, come loro stessi affermano, da tutte le varie correnti  più e meno estreme del  rock, che cercano di unire in un progetto  dalle forte tinte  horror e metafisiche.  Ho ascoltato più volte l'album , come sempre quando mi accingo a preparare una recensione, ma stavolta ho avuto bisogno di ulteriori ascolti dal momento che la band, a mio parere,  ha un modo molto particolare,  nel bene e nel male, nell'arrangiare le canzoni  che mostrano, soprattutto a livello strumentale, una fantasia notevole per una band alla prima registrazione. Non mancano però delle pecche qua e là che penalizzano la buona riuscita del disco che con pochi  accorgimenti sarebbe potuto risultare più' convincente. Scorrendo l'ascolto le coordinate stilistiche della band risultano evidenti subito dall'inizio, un frullato delle sonorità e della attitudine dei Venom, della scena primordiale dello sludge metal e della scena che negli anni novanta veniva definita death n' roll, miscuglio di death e rock n' roll dove ad un cantato fortemente in growl si univano reminiscenze rock n' roll e hard rock  metal delle band storiche degli anni settanta; genere del quale gli Entombed  e i Gorefest  sono considerati, a torto o ragione, i capostipiti.

Personalmente ho sentito  forte anche l'influenza  della fumosa, energica  e primordiale scena cosiddetta Grunge quando le scorribande sonore di band come Soundgarden, Green River , Skin Yard e primi Nirvana  scuotevano dal torpore la costa ovest degli Stati Uniti. Man mano che l'album va avanti  si viene assaliti da un riffing esacerbato e monolitico, le ritmiche si susseguono squadrate e plumbee come da migliore tradizione sabbathiana velocizzandosi, rallentandosi e in generale contorcendosi in un marciume mai fine a se stesso, da lodare i riffing del chitarrista, magari semplici, ma di sicuro ben congegnati e coinvolgenti che riescono a unire il tutto che risulta  credibile, facendosi decisamente apprezzare dal sottoscritto. L'aspetto che, ahimè,  non mi ha convinto  e ridimensiona la valutazione oggettiva del album, e' l'impostazione delle vocals, troppo monotone prolisse e prive di mordente che tendono a stancare l'ascolto  così come le soluzioni della sezione ritmica che  troppo spesso rimangono bloccate a svolgere l'onesto  compitino senza azzardare  fuoriuscite maggiormente dinamiche all'interno della struttura dei brani. Pecche  che se migliorate in futuro potranno  garantire una resa complessiva più coinvolgente e matura.  Per adesso promossi con riserva in attesa di un lavoro prossimo ancora migliore di questo, comunque più che soddisfacente per le mie orecchie.

 

 

Emiliano Valente 

70/100