P.O.E. – Philosophy Of Evil… Non fatevi ingannare dal nome: è proprio ciò che sembra! Questa band emiliana (più precisamente con base nel reggiano) ci propone una musica che spazia tra l’alternative metal e l’avant-garde metal, con testi ispirati proprio dai racconti di quel E.A. Poe richiamato dall’acronimo che da il nome alla band.  L’idea iniziale è di Giacomo Rossi, che nel 2012 si mette in testa di creare questo progetto. La ricerca dei musicisti adatti è stata lunga, ma nel 2015 finalmente la band è al completo: oltre a Giacomo alla voce troviamo Lorenzo Freddi alla chitarra, Marco Montipò al basso, Luca Di Marzo (Coi) alla batteria e Fabio Lodi alle tastiere. Raggiunta la formazione stabile, restava solo un passo da compiere, per completare questo omaggio al grande scrittore, ed è così che a ottobre 2015 viene pubblicato il loro primo EP: “The Tell-Tale Heart”. Il cd si presenta bene già dall’artwork: il bianco e nero enfatizza un disegno che lascia ben poco spazio ai dubbi. Le canzoni sono cinque, per una durata di circa 20 minuti, con testi in lingua inglese. L’album parte subito con la title track “The Tell-Tale Heart”, che viene introdotta da un breve inquietante parlato. Appena inizia la musica il senso di inquietudine non accenna a diminuire e il cantato di Giacomo accentua la sensazione. Il ritmo è incalzante e trascinante, non si sa se divertirsi per la musica o rabbrividire per il testo, che gioca molto su omicidio e pazzia. La batteria veramente dà spettacolo in questi 4 minuti (intro esclusa ovviamente). Passiamo a “Misanthropy”, seconda traccia che come atmosfera non si discosta molto dalla prima: angoscia ben presente ed ancora di più enfatizzata dal cantato. La chitarra distorta di certo non aiuta ad alleggerire la situazione. Per chi mastica poco l’inglese ci sono due piccole parti in italiano che, diciamocelo, qualche brivido lo fanno scendere lungo la schiena. Arriviamo alla terza traccia “The King’s Jester”, basata sul breve racconto del maestro Poe “Hop Frog”: la musica inizia cupa e sinistra, la voce bassa… ma finita la prima strofa il ritmo si scatena, basso e batteria prendono il sopravvento, con tastiera e chitarra che si inseriscono per creare la giusta alchimia. Di colpo l’atmosfera torna cupa come all’inizio, per poi riprendere vigore nel finale. Tre minuti e 48 secondi che raccontano in maniera egregia la dolce vendetta del giullare Hop-Frog. “The Hanging”, brano che troviamo al quarto posto sul disco, inizia con un breve parlato che cede il posto alle tastiere. Appena parte il cantato, la musica si calma di colpo… per poco: parte un gradevolissimo ritornello con una certa influenza progressive assolutamente perfetta nel contesto. Probabilmente, nel contesto “musica-testo-struttura”, siamo di fronte alla canzone migliore della release. Ultima traccia dell’EP (la 2+3, come scritto tutt’altro che casualmente nella tracklist) è “Too Empty Tree”, il cui testo è tutto incentrato sull’ossessione e sul numero maledetto, appunto, 23. Chitarra, basso e batteria rendono al meglio nell’introduzione cupa, il canto si amalgama alla perfezione poco dopo, per riuscire a rendere al meglio il senso di pazzia e angoscia che il testo emana. Nei momenti di maggior enfasi musicale, il numero 23 viene ripetuto, quasi urlato, più volte, riuscendo a suggestionare chi ascolta.

Per i P.O.E. questo EP può considerarsi davvero un buon punto di partenza, un’opera prima che lascia ben sperare per il futuro: testi ben scritti che rendono al meglio l’essenza del maestro E.A. Poe (e degli altri scrittori a cui si ispirano) e musica che si adatta ai testi come un guanto. Considerato anche il bell' artwork, opera di Davide Giovannini, forse l’unica pecca che si può trovare è nella registrazione delle parti vocali, che non sempre rende al meglio le qualità di Giacomo Rossi. Lo scrittore americano ci ha lasciato molte altre opere dalle quali attingere, attendiamo fiduciosi.

 

 

Robin Bagnolati

80/100