I Genovesi Path Of Sorrow,formatisi nel 2012,arrivano al loro full-lenght di debutto dopo radicale cambio di line-up e dopo un’intensa attività live al fianco di altisonanti nomi quali gli storici Necrodeath e Modern Age Slavery.

 

La grande perizia tecnica e la produzione assai curata in ogni campo (dall’affascinante copertina alla produzione effettuata presso il Blackwave Studio di Fabio Palombi (Nerve) ) ci mostrano una band assai competente,dimostrando i numerosi consensi che il combo ha riscosso nell’impatto live durante questi 4 anni di formazione a suon di sudore e fatica.

 

E “Fearytales” (interessante neologismo che ci apre le porte di questo lavoro) è un ottimo biglietto da visita,fatto da un ottimo connubio di melodic death e trash,e con un apporto vocale significativo che si discosta molto dalla matrice delle influenze citate,optando per incursioni melodiche assai presenti e di spessore.

 

Un’introduzione sottile e discreta ci porta alla prima e vera canzone: “Under The Mark Of Evil”,con il suo trash violento e trascinatore apre le danze in un turbine di irruenza,con un ritornello al cardiopalma ed una parte centrale che sorprende per l’alto tasso di melodia.

Segue “Survive The Dead”,un’interessante e personale interpretazione del metal moderno poggiato su di un ritmo cadenzato a passo di panzer misto a ripartenze tipicamente trash abbellite da due assoli azzeccatissimi ed ispirati.

 

“Martyrs Of Hell” è il primo gioiello di questa avventura : apertura mistica,quasi persa nel vuoto dello spazio e del tempo che man mano cresce ed acquista malvagità e potenza,la voce si fa da sussurrata a cattivissima in un doppio registro in cui la linea tra scream e growl è sottile e funesta,fino ad esplodere in un ritornello con voce pulita quai ‘voivodiana’.Vi sembra abbastanza?Ma neanche per sogno,perché un cambio di ritmica ci tuffa in un headbanging sfrenato e cadenzato fino allo sfinimento,dove ricompare la sinistra chitarra pulita a svegliarci da questo sogno oscuro…o forse no?

 

La botta esasperante di “Lords Of Darkned Skies” ci riporta ai toni marcati dell’inizio,mischiando sapientemente sonorità death melodiche ed oscuri passaggi in dimezzamenti,allontanandosi dalla matrice trash delle prime due songs ed imponendosi come una mazza ferrata che piove a dirotto sulle nostre teste mentre il cielo si infuoca.

 

Da qui il disco prende una piega inaspettata,ad iniziare da “Nobody Alive”,che riprende le influenze della song appena ascoltata ma elevandola sia in linea di arrangiamento che di ricercatezza.Ci troviamo infatti davanti ad una sorta di death melodico molto meno estremizzato (se non in alcune parti) e che valorizza la parte strumentale (soprattutto le chitarre) senza comunque dimenticare l’ottima interpretazione vocale che si diversifica dalle precedenti performance per l’azzeccata accentuazione delle lyrics,seguendo ritmicamente (e atipicamente) la struttura della canzone.

 

Fino a questo punto si è ascoltata una band capace e convincente,che non si risparmia in fatto di potenza e perizia: la sezione ritmica affidata ad un grande Attila (batteria) e ad un bassista che non si risparmia come Robert Lucifer sono l’ideale tappeto dirompente per le strabilianti chitarre di Jacopo e Davi che confezionano riffs killer di inaudita potenza e precisione,supportando abilmente la voce di Mat,che non recita la solita parte (seppur rituale e consona) del vocalist di death/trash,ma si rivela in effetti il quinto strumento della band,sconfinando in aperture melodiche degne di nota ed assai efficaci.

 

E come se non bastasse,il livello del disco si alza ulteriormente,a partire dall’invernale “Umbrages…”,intro di pianoforte e chitarra,solitario e spaesante,che anticipa “…Where Nothing Gathers”,secondo gioiello che unisce melodia,violenza ed epica.Una ritmica serrata e farcita di cambi costanti e al fulmicotone,chitarre di una bellezza melodica esagerata e che si scuriscono e si aprono come in una tempesta di buio e luce,la voce che impersoni fica un continuo dualismo scream/growl…ma che si può volere di più da un album così?

 

La risposta è presto data: “The Crawling Chaos”,altro gioiello (e forse la preferita del sottoscritto) death melodico dove la voce pulita di Mat si insinua malvagiamente su una scream demoniaca da viaggio all’inferno,mentre le dita di Jacopo e Davi sfidano il tempo piazzando linee melodiche in contrasto col mood violento ed oscuro sapientemente orchestrato da un Attila Indemoniato,mentre Robert Lucifer dà corpo con il suo basso che non perde mai (dico mai e poi mai) un colpo.Cambi di tempo che costringono l’ascoltatore ad un headbanging scellerato,fino ad un finale che nessuno si aspetterebbe mai,e che invece arriva come una pioggia di meteoriti sulla tua schiena.

 

“Sea Of Blood: The March For Morrigan” recupera l’anima trash di inizio disco e la aggiorna all’evoluzione appena ascoltata,rimandando ad un certo alone di ‘epicità’ nelle parti dimezzate,aggiungendo una parte che mischia acustico e melodia da brividi che forse mi sarebbe piaciuto ascoltare più sviluppata (magari in una traccia a sé stante),ma che calza a pennello all’interno di una partitura fatta per alternare le due nature della canzone (violenta ed estrema/melodica)…il finale è a dir poco splendido.

 

La conclusiva “This Is The Entrance” ci porta alla fine di questo disco con un brano melodico,epico ed oscuro che prende ispirazione dal romanzo “Il Diacono” di Andrea G.Colombo,romanzo in cui il dilagarsi del male è il protagonista assoluto.E la canzone rappresenta,in effetti,una sorta di ‘dilagarsi’ maligno,un brano che piano piano striscia ed avvolge non mancando di essere potente e sinistro.

 

Insomma,i Path Of Sorrow ci sanno fare davvero,e confezionano un album qualitativamente di alto livello.

C’è una produzione ottima e che fa respirare gli strumenti,c’è una perizia tecnica di livello e c’è un lavoro di squadra,di band,che si sente e che si percepisce sin dai primi brani.

Ultima menzione,ma non meno importante,sui testi : pur apprezzando la notevole capacità di scrittura e il dualismo metaforico delle lyrics,sarei curioso di vedere la band alle prese con testi più ‘terreni’,meno ‘evocativi’ e più ‘concreti’,non tanto per una questione di gusti,quanto per sfatare il mito legato a certi generi che vedono accostare ad un determinato percorso musicale una certa scelta lirica; ma questo è solo un piccolo neo (e che ‘sento’ io) all’interno di un gran bel disco dove potenza e bravura si sposano in maniera decisamente accattivante,senza mai cadere nello scontato e nel già sentito.

 

I Path Of Sorrow non sono solo death melodico e trash,o almeno,non sono solo questo: sono anzi una bella idea di come un genere troppo spesso stereotipato da chi ha troppa fretta di portare alla luce un disco possa ancora evolversi e dire qualcosa di davvero interessante.

 

E per essere un’opera prima,”Fearytales” non è assolutamente poco.

Bravi!

 

 

 

TRACKLIST:

 

1. Into The Path

2. Under The Mark Of Evil

3. Survive The Dead

4. Martyrs Of Hell

5. Lords Of Darkned Skies

6. Nobody Alive

7. Umbrages…

8. …Where Nothing Gathers

9. The Crawling Chaos

10. Sea Of Blood : The March For Morrigan

11. This Is The Entrance

 

 

LINE-UP

 

Attila – Drums

Robert Lucifer – Bass

Mat – Vocals

Davi – Electric,Acoustic & Classical Guitars,Mandolin,Piano

Jacopo – Electric Guitars

 

 

Ed

90/100