Eccomi qui a recensire il primo album di questi ragazzi, i Ragestorm, gruppo death metal provenienti dalla Val D’Aosta con forti rimandi groove e qualche sprazzo thrash e melodico. La band è composta dal bassista e seconda voce Kolla, dal batterista Bonny, dai chitarristi Tele e Rufio e dal vocalist Marke. Attivi dal 2004, dopo aver pubblicato qualche manciata di demo e Ep, decidono di fare il grande salto con il loro primo lavoro più completo e professionale.

The Thin Line Between Hope and Ruin si presenta con una buona produzione molto curata e ad opera della band stessa, adatta per il genere da loro proposto con un sound molto potente e travolgente che valorizza tutti gli strumenti e i pezzi in se, rendendo efficace il lavoro svolto dalla batteria in primis e dalle chitarre e basso. Ben inserita nella struttura dei brani è lo scream del vocalist supportata in alcuni momenti da un growl per nulla invadente. L’ascoltatore verrà inondato da 11 tracce piene di groove con parti orientate verso il thrash e con dei frangenti melodici da applauso e inchino, rendendo le tracce fra di loro tutto sommato varie e ben ispirate. La prima parte dell’album è quella che presenta a mio parere i pezzi più riusciti, leggermente superiore alla seconda ma ciò nonostante non da scartare, mantenendo i pezzi sulla buona strada.

The Meatgrinder Theory, la prima traccia, esplode in tutto il suo trionfo mostrandosi come uno dei pezzi più belli dell’album, presentando riff belli corposi e un’ottima parte melodica, si passa poi con Debt ritual, presentandosi come una song ricca di parti veloci insieme a parti più cadenzate da perdere il collo per il troppo headbanging, segue Polysilicotetrapropryvinylfluorethalene, un vero assalto sonoro alle orecchie, breve ma intensa, per poi continuare con Moloch, traccia ben riuscita che inizia con una malinconica chitarra acustica e continua mostrando il sound corposo della band sorretto da un bel ritornello vocale. Idiocracy  è caratterizzata da una buoni intrecci melodici insieme a una buona carica di ispirazione thrash sorretta da una batteria precisa e diretta, Acid tears inizia con dei riff di ispirazione death per poi continuare in maniera più cadenzata e ottime parti melodiche. Ora un discorso speciale per la sesta traccia,  Interlude: Hari Seldon’s Speech, pezzo incorporato con una buona dose di elettronica creata in collaborazione con i The Boylerz e che ritengo ben azzeccata all’interno del prodotto, anche se magari a qualche purista del metallo più fiero potrebbe provocare qualche reazione allergica, ma ritengo il pezzo in se accettabile  e anche importante per ciò che vuole comunicare, cosa che tutti i pezzi cercano di fare attraverso i temi trattati, dimostrando un ulteriore impegno e maturazione compositiva da parte della band. Si passa poi alla title track, il pezzo più lungo e  probabilmente la traccia più ispirata del gruppo e che presenta dal lato tecnico e compositivo tutti, o almeno quasi, gli elementi presenti nell’album, con le sue parti cadenzate, gli stop and go, la splendida parte acustica e i riff thrash insieme al bell’ assolo buttato dentro. Soldiers of a lost war è forse la song con la parte melodica più ispirata e New Wolrd Disorder  rimane un buon miscuglio fra  groove e melodia. L’ultima traccia, Reaching the Impossible, travolge l’ascoltatore con la suona buona carica e i ben azzeccati riff melodici, tutto sommato quindi una buona traccia di chiusura. Magari chi non è particolarmente legato a questo genere potrebbe risultare stancante l’ascolto vista la buona presenza di tracce e la durata complessiva molto lunga, ma non è un difetto che va a pesare troppo su tutto l’album.

Non sarà un capolavoro sotto certi aspetti ma The Thin Line Between Hope and Ruin è di sicuro un ottimo album di debutto, rivelando una buona band nel panorama metal italiano. Da tenere d’occhio.

 

 

Infernu

70/100