Sarà arrivato il chitarrista ventenne giusto a far intraprendere il percorso più proficuo al bassista Fambrini e al batterista Aquino dopo le esperienze live per i palchi di mezza regione? Tre musicisti così come lo erano Wyatt, Allen e Ayers e i prossimi anni sveleranno se Davide come Daevid vorrà cambiare genere per approdare a un gruppo simile ai Gong. Per adesso godiamoci la malinconia aspra di questo Ep. Il nome Remnants of Autumn è stato scelto per la volontà di pennellare atmosfere autunnali, che sviscerano reminescenze nello stato d’ animo di un individuo.  L’ intenzione è quella di saggiare il tasto emotivo di colui che si immerge nella release con un groove al tritolo ma anche sensuale. In Frammenti Simili dei Movida il senso era mescolare influenze musicali molto diverse che alla fine sfociavano in un tutt’ uno hard-rock nella sua naturalezza, in questo Fragments si vuole rivelare la persona di Davide frammento per frammento in modo che fluttui in slow motion anche la scaglia di carattere di un’ altra persona. Lo stesso intento espressionista si ha nella copertina marcatamente impersonale con un paesaggio che potrebbe esistere, ma non c’ è in nessuna parte del pianeta. E’ al minuto 2. 20 della strumentale Fragments che i volti del tarocco ti circondano e si delineano tutte le penitenze da versare al metal passato. Gli Ekpirosis sono anche black avant-guarde e si contendono la prelazione nel battito infervorato al contempo denso di atmosfera. Fin dall’ inizio del brano l’ elemento gothic sembra sopprimere la parte più black che causerebbe una supremazia atmosferica, poi il gemito della tastiera e una batteria di stampo death intagliano la rovere di una sciabola degli Asphyx. Mentre la ritmica intarsia puntigliosamente il resto degli strumenti, uno scream accurato prepara a un ritornello da oltretomba. Nell’ ultimo drappo dell’ abito Fragments si calibra una distinzione tra le varie tracce melodiche così come la rinveniamo negli studi più meticolosi della Scarlet e della Peaceville Records. L’ incipit clericale di Winter’ s Mourning dichiara che i coreuti di sottofondo non scalfiscono l’ imperturbabilità della preghiera, mentre la batteria frammentata e infida evoca Gothic Girl dei Type O Negative sempre più. Il motivo doom che Davide il chitarrista tiene saldo a un secondo riff sempre attinto dalle scale più lugubri diviene più belligerante e sfocato nella parte centrale mentre l’ altro riff assume consistenza e vita propria. Il parlato così tenebroso traspone invece alla luce i concetti metafisici. Illazioni come “Vedo i tuoi occhi attraverso l’ abbazia” e “il combattimento appartiene all’ irreale” inducono il sottoscritto a pensare che la metafisica è una questione soggettiva in cui uno ricerca le fattezze di una donna, che ha un potere su di te che è quello del culto soggettivo, a cui approdi senza di lei. Ovviamente una donna può leggere il brano diversamente mentre l’ irrealtà del combattimento è una teoria decisamente pessimista, che si lega alla debolezza della soggettività per cui ci sarà sempre qualcuno che soppianterà ciò per cui hai lottato. Dopodiché Il tastierista dalla sua linea gotica non fatica a convogliare i sostrati atmosferici in una rotta più luminosa. Da osservare questa nuova strada imboccata soprattutto dai generi più introspettivi di pubblicare e promuovere un EP come se fosse un microcosmo di soggetti esclusivi alla stregua di un full-LENGHT. Il massimo emblema in questo senso è dato dalla band death doom Coffins che da giapponesi disincantati hanno capito quanto dei prodotti condivisi con altri gruppi acceleravano lo sviluppo di un certo filone metal. Per un attimo campi di granturco paiono rimpiazzare arbusti avvelenati con una specie di tango all’ inizio di I Burn in her Flames, pezzo con una personalità paurosa che racchiude la malinconia del metalcore e l’ ibrido tra lo stoppato e l’ accordo lungo peculiare del djent, aggrediti da una contraerea ritmica death che a volte prende il sopravvento, finché non si ricade nel placido sortilegio fatto di croci e di funzioni clericali. Questi testi romantici ribaltano i pronostici del doomer doc, il protagonista vive cercando di dissuadersi dal rossetto di lei con la gloria della spada e il sogno di uccidere, tristemente bambino nella sofferenza di un re. La pace poi annichilisce come un flusso ghiacciato gli individui disperati quasi a ricordare certi empasse lacustri dei Poison the Well. Il commiato Dance of the Waterfall contempla una batteria sfrenata che si dimena come uno stormo del malaugurio, anche se il riff nel refrain è più contenuto per supportare un cantato folk. Nel luogo immortalato dal testo si trova un uomo con una manticora magica come compagna, con tanto di coda di scorpione che lo ingrandisce e lo ritocca per portargli via i ricordi, da cogliere quale metafora della crescita dell’ autore. Evidente il ricorso a delle specie di oscillatori nel riverbero del riff successivo, poi si provvede alla detonazione di tutte le cariche di riserva, con mareggiate di tastiere, marosi melodici che prima svolgevano il ruolo guida e ora contribuiscono a gonfiare la tempesta, growl invasati e grondanti disperazione. La chiusura dell‘ ep tormenta l’ ascoltatore con un death lancinante nelle note di tastiera calzate, prima che un pianoforte affranto ammorbidisca le creste dei flutti.

L' avvicinamento a un qualcosa di ben costruito da parte di Davide ha in sé forse la mano del formidabile maestro Gabriele Bellini, anche non volendo riprodotto nelle scelte dell' allievo con impalcature che mirano a una sorta di symphonic progressive, ma che ancora si presentano melodiche e gotiche.

 

 

Polverone Liz

81/100