Ciao a tutti. Oggi voglio presentarvi una band nata a Catania nel 2012 per mano di quattro amici, allora ancora adolescenti: i SEE YOU LEATHER. Le loro molteplici fonti di ispirazione musicale (dai Metallica ai Gojira, dai Led Zeppelin ai Behemoth) hanno contribuito a formare il loro sound, a cavallo tra thrash, death e doom, ma ci sono anche altre influenze artistiche: frasi di scrittori famosi in alcuni brani e riferimenti artistici nelle immagini del loro artwork. Per i quattro musicisti catanesi l’arte è tutta collegata. Ma ora arriviamo al loro EP intitolato “Back to Aleph”: già il titolo è piuttosto importante, in quanto Aleph è la prima lettera dell’alfabeto ebraico e, oltre ad aver dato origine alle prime lettere di diversi alfabeti, simboleggia il numero 1… Un “ritorno alle origini” per la band dopo anni di soli live. La line up è formata da Salvatore Leonardi alla voce e chitarra, Luca Longo alla chitarra e voce clean (nella quarta traccia), Liliana Teobaldi al basso e Francesco “Ciccio” Paladino alla batteria. 

Il primo brano è “Samekh”: l’inizio è potente e non lascia il posto a dubbi. La batteria è pesante, basso ben presente e chitarre, in certi punti, quasi arabeggianti. Poco dopo il minuto di canzone fa il suo ingresso il cantato, con un growl ben impostato. La chicca è ai due minuti e mezzo, quando l’atmosfera si calma con un ritmo swingato di basso e batteria, accompagnato da una chitarra distortissima. Dopo un ritorno alle sonorità precedenti, il finale è un calare verso un po’ di tranquillità, fino a troncarsi di netto.

Passiamo a “I am the Beast”, il secondo brano del EP. Batteria a colpi netti e secchi, chitarra distorta a tutto volume. Il tappeto sonoro del basso, con il suo riff, è qualcosa di assolutamente essenziale nell’economia del brano. Il cantato risulta meno growl ma forse ancora più aggressivo. A metà canzone la perla stavolta consiste in un assolo di chitarra davvero suggestivo anche senza elementi tecnici di difficoltà elevata. Il finale del brano è davvero ad alta tensione, con un ritmo forsennato.

“Imaginary Wrong” è la terza traccia: chitarra distorta, batteria subito a mille e basso imponente. La canzone si snoda attraverso diversi cambi di ritmo e il cantato, che inizialmente sembrava non al livello delle canzoni precedenti, si rivela di nuovo un vero e proprio strumento musicale. Oltre ad essere la più articolata, “Imaginary Wrong” è anche, purtroppo, il pezzo più breve del disco.

Siamo arrivati al quarto e ultimo brano di “Back to Aleph”, che si intitola “Il Canto di Ossian”: l’unica canzone della release con il titolo in italiano inizia con una classica “schitarrata”, per poi dar spazio ad una melodia lenta ma potente. Questa traccia presenta per l’unica volta in tutto l’EP la voce clean di Luca, che si alterna al growl di Salvatore. Oltre al titolo, anche il testo è in lingua italiana. L’assolo di chitarra centrale (a tratti sembra quasi una sfida tra le due chitarre) è veramente coinvolgente e ricco di pathos. Dopo il sesto minuto la canzone raggiunge il top… ma dovrete scoprirlo voi, non si svela il finale di un libro! Di certo è il pezzo meglio riuscito di questa release.

Siamo di fronte ad un EP veramente valido, convincente dall’inizio alla fine. Al Morning View Studio (Ragalna, Catania) hanno fatto un buon lavoro di registrazione e mixaggio, le accoppiate melodia-ritmica non sono mai banali. Non ci resta che sperare che il loro futuro full lenght continui su questa rotta. Un inizio col botto, non c’è che dire.

 

 

Robin Bagnolati

83/100