La prima cosa che emerge dall’ascolto di Sinphobia, omonimo debut album dei deathsters veronesi, è l’estrema qualità del riffing, che sfocia spesso e volentieri in possenti ritmiche dalla struttura granitica e dal sound a dir poco massiccio. Un autentico maglio di monolitica violenza sonora che si abbatte dritto in faccia all’ascoltatore con tutta la veloce potenza di “Guilty of Dawnfall”, che apre un album carico di groove cari ai fan di Pantera e Lamb of God e breakdown dal sound moderno, ma senza tralasciare anche sezioni più atmosferiche, come l’eccellente, marziale intro di “Face your Mirror”, terza traccia dell’album, o più incalzanti, come “March of the Lambs”, chiusura dell’album, che sfodera un discreto blast beat. L’headbanging è un imperativo categorico, reclamato a gran voce dalla cadenzata potenza di Falsi da dietro le pelli, e certamente anche in sede live queste canzoni sapranno catturare l’attenzione dei (purtroppo) sempre più passivi e statuari fan dell’Underground italiano. La potenza, l’integrità e la pesantezza granitica (sostenuta dal basso di Darkoniglio, che emerge chiaro e feroce attraverso l’imponente muro sonoro creato dalla chitarra di Vain) della proposta del quartetto veneto si mantengono a un eccellente livello qualitativo per tutta la durata delle 7 tracce: 35 minuti di costanza (virtù mai troppo elogiata), 35 minuti per dimostrare, ancora una volta se ce ne fosse bisogno, che il Metal italiano non ha nulla da invidiare a nessuno. Esecuzione perfetta, qualità della produzione chirurgica eppure calda e viva,  ferocia nell’interpretazione, specialmente da parte del cantante, Conso, che abbatte tutta la sua perizia di growler senza risparmiare nulla in termini di varietà e potenza, varietà e ripetizioni ossessive giustamente mescolate danno a quest’album la forza per marchiare a fuoco la mente dell’ascoltatore, marchiarla con il nome dei Sinphobia. Un nome da tenere d’occhio.

  

Lorenzo Stelitano

80/100