I Soul Dissolution sono un duo project definito, dai suoi creatori, come un act di melancholic black metal. Sicuramente la componente melancolica è presente nella proposta, ma in realtà si intravedono tante sfaccettature stilistiche che sanno di metal moderno. Se questo sia un fattore negativo o meno è una discrezione dell’ascoltatore: personalmente non mi sono trovato in difficoltà, anzi.

“Pale Distant Light” è un lavoro curato nei minimi dettagli e l’atmosfera delineata nel corso dei 10 brani sembra veramente non volerci far arrivare a questa pallida e distante luce in fondo al tunnel della vita. Il suono è glaciale, opprimente ed etereo quando serve. A gusto avrei dato maggiore risalto al basso e alla batteria, in questo contesto la sezione ritmica rimane un po’ indietro.

La voce di Acharan ricorda un mix tra Kirk Windstein, Shagrath e Abbath ed è tagliente, possente e sofferente al punto opportuno. Andiamo però ad analizzare la tracklist.

Waiting, l’opener del disco, è un intro sentimentale ed atmosferico che ci apre le porte verso la sofferenza raccontata nell’album.

“This Red Painting” si tinge di atmosfere Dissection e sembra quasi fare l’occhialino al metal di Killswitch Engage, per poi esplodere in atmosfere di ghiaccio.

“And Every Single Step” secondo me è l’episodio meno riuscito del progetto, non tanto perché mal eseguito o mal strutturato, ma perché poco pertinente alla formula stilistica che il gruppo si conferisce. Il genere potrebbe tranquillamente fare felici i fan, appunto, di Killswitch Engage o Slipknot addirittura.

“Anchor” prevede un intro celestiale e sognante che ci conduce verso un mood malsanamente allegro, dove chitarre dissonanti si fanno strada in una trama di drumkit dall’incedere granitico. Superlativo il cantato in questo frangente.

“Immanence of Unfulfillment” è un episodio dalle tinte ambient, dove synth e chitarre giocano a scambiarsi contrappunti e lasciando libera la mente dell’ascoltatore ai pensieri più svariati.

Ma è con il trittico in tre parti di “The Final Dissolution” che l’essenza black di questa band si fa strada con prepotenza. Se la prima parte è sporca di Norvegia fino al midollo (finalmente!) e la seconda parte è sinistra, sognante (a livello di incubi) e potrebbe fare da incipit di un film horror, è con la terza che abbiamo un’ulteriore diversificazione stilistica, con spazio a soluzione più vecchia scuola, dal gusto epico niente male.

Il disco si chiude con “Echoes of Dissolution“, un’altra situazione ambient con scambi tra chitarre e synth, e “Sweetness Dies”, cover degli October Tide.

In sostanza la band ha ottime idee e sa metterle in pratica con sufficiente dovizia di particolari, ma deve lavorare per ottenere un’identità precisa affinché traspaia l’anima “melancolica” che desidera venga fuori. Per fare ciò occorre osare un po’ di più e staccarsi da schemi prestabiliti.

La produzione e l’esecuzione presentano qualche minima pecca: con un po’ di editing e bilanciamento si sarebbe potuto dare quel qualcosa in più al disco che, di per sé, presenta ottimi elementi per farsi un’idea dell’operato dei Soul Dissolution.

Pale Distant Light va bene per tutti coloro che non hanno remore a livello di sperimentazione o contaminazioni di genere anche contrastanti fra loro.

Siamo sulla buona strada, ma indubbiamente bisogna farne ancora!

 

 

Edoardo Napoli

65/100