Cari amici e cari lettori occasionali di Insane-voices-labirynth, è giunto il momento di presentarvi una band che galleggia tra rock’n’roll, glam e alcool. Originari delle terre romagnole tra Imola e Cesena, hanno avuto il loro debutto incidendo “Riot in everyone” per una compilation tributo ufficiale a Dave Leppard (Crashdiet). A fine 2011 esce il loro primo singolo “Age of Rock’n’roll”, che farà da apripista al loro primo album self-titled uscito a marzo 2013. Dopo numerose critiche positive e innumerevoli concerti, anche insieme a band del calibro di Hardcore Superstar, Pino Scotto e Steel Panther, la band in questione pubblica, per Bagana Records, il proprio secondo album il 4 marzo 2016. Loro sono gli SPEED STROKE e l’album che quest’oggi vi presenterò è “Fury”! 

L’album parte subito a pieno ritmo con “Demon Alcohol”, traccia protagonista di un alcolico videoclip: voci in sottofondo si scansano subito per dare spazio al conteggio sballato di Jack. La batteria è semplice ma d’impatto, il riff di chitarra è trascinante, basso fondamentale. Con questa canzone si capisce bene il rapporto della band con l’alcool. Bello il solo di chitarra dopo i due minuti. Passiamo ora a “Break Your Bones”, che inizia con un riff di chitarra tipico del genere. Energia dal primo al’ultimo secondo, senza contare la dichiarazione d’intenti del testo (mantenuta, visto quanto è trascinante durante i live). Purtroppo la canzone si esaurisce in soli 2 minuti e mezzo. “Bet It All” è la terza traccia: uno squillo di telefono dà il via alla canzone, che inizia con una schitarrata magnifica, se si ama il genere. Questo brano è dedicato a chi sa ribellarsi e prendersi la propria rivincita nei confronti di bullismo e discriminazioni. Notare il chiaro riferimento a “Sick Of You”, uno dei brani più famosi del loro primo album. Ai 2 minuti e 50 parte un bellissimo solo di chitarra, sorretto da un tappeto sonoro ben studiato formato da basso e batteria. Canzone che si distacca dalle prime due per la sua maggior coralità delle parti vocali. Con “From Scars To Stars” si cambia registro: l’intro di chitarra dà il via ad una ballad energica, la prima del disco. La fusione tra la parte strumentale e il pathos nella voce di Jack è fantastica, la canzone si fa sentire nello stomaco. Pregevole il solo di chitarra poco prima del terzo minuto. Subito dopo parte “The End Of This Flight” (scusate il gioco di parole). Energia direttamente dal primo secondo, una mazzata sonora che toglie il fiato. La canzone per tutto il tempo non cala d’intensità, anche a livello vocale, dove il nostro frontman sfodera qualità non indifferenti.  Tre minuti ad alta tensione. “1 More 1” lascia spazio al basso per le prime note, fino a quando si inserisce la chitarra con un mini solo molto più variegato rispetto ai precedenti. Questa canzone è tutto uno sbizzarrirsi, in quanto vengono effettuate scelte musicali in parte distati dai brani precedenti, i musicisti stessi riescono a trasmettere il loro divertimento e questo rende la canzone ancor più godibile. Il ritornello poi è tutto un programma (“Please! Please! Please! Don’t like this record!”). L’atmosfera cambia radicalmente con l’intro di “Believe In Me”, acustico e a bassa voce… ma dura poco: dopo pochi secondi si scatena l’energia, quasi un muro sonoro che vuole esaltare il senso del testo, che esalta il credere in se stessi e denuncia chi vuole inculcare il proprio credo e le proprie idee agli altri. Il solo di chitarra verso la fine è davvero buono ed introdotto da una velocissima schitarrata. Apprezzabile la linea di basso, incisiva la batteria. Passiamo a “City Lights”, seconda ballad della release, che parte in acustico: la voce graffiata di Jack è emozionante. Si respira un senso di malinconia bello intenso, che non cala affatto quando si aggiunge il resto della band. Prima della fine è impossibile non cimentarsi in un po’ di air guitar, ascoltando l’assolo che arriva fino alla conclusione del brano. Arriva “Lock Without A Key” e torna la spinta a ballare. Il ritornello però rallenta sensibilmente rispetto alla strofa, giusto per spiazzare un po’. Al contrario di quanto si possa pensare, siamo di fronte ad un nuovo testo serio e tosto dei nostri rockers: vi consiglio vivamente di cercarlo e leggerlo con attenzione. Il brano arriva alla conclusione con un classico sfumare del volume… che torna subito alto in “Love In A Cage”: pezzo trascinante fino all’ultima nota, in cui si sente, forse qui più che nelle altre, una certa vena rock’n’roll! Traccia numero 11 e ultima di questo album: “Monnaliesa”. Altra canzone decisamente con il rock’n’roll nel sangue, che dipinge una Gioconda sotto vesti decisamente diverse dalla visuale comune. La canzone si chiude come un live, con l’incitamento al pubblico.

La band (Jack alla voce, D.B. e Niko alle chitarre, Fungo al basso e Andrew alla batteria) con “Fury” ha sfornato un album davvero di ottimo livello, decisamente più maturo rispetto al già buono primo album self-titled. Siamo di fronte ad un rock/glam di pregevole fattura e, ascoltando il disco, si capisce il perché del crescente successo degli Speed Stroke. Altro punto a favore di questo album sta nel fatto che le canzoni sembrano essere create non solo per rendere bene su disco, ma per esaltare in sede live. Se amate il genere, non potete non ascoltare (e possibilmente acquistare) questo cd.

 

 

Robin Bagnolati 

92/100