I System Trashed sono un gruppo australiano originario di Brisbane che vanta tra le proprie influenze gruppi classic metal e hard rock come Iron Maiden, AC/DC e Motörhead. Sconosciuto al sottoscritto, il trio vanta un’attività live costante nel proprio territorio ed un numeroso seguito sulla rete (si parla di più di 16mila followers su facebook).

Questo “Daryl Ictus” è un EP/Singolo di 4 tracce che segue il loro album del 2014 “Warrior” di cui ripropone 2 pezzi in versione da studio, uno in versione live più un inedito strumentale. 

Apre le danze “Back on the street”, pezzo debitore dei Maiden di Di Anno e che ci riporta ai primi anni ottanta col suo ritornello ruffiano e che sembra fatto apposta per essere proposto dal vivo. L’assolo centrale è di buona fattura e mostra buon gusto e tecnica. Segue “Midline-shift”, che si apre con un riff di basso e ci riporta ai tempi di “Wrathchild”. Ma qui finiscono le note positive. Il pezzo non decolla perché dopo circa 1 minuto ci si aspetterebbe l’ingresso della voce, che non arriva. I riff non sono così memorabili o concettuali da giustificare la canzone stessa. Anzi, l’assolo è proprio brutto. Nella parte finale ecco arrivare la voce, che ripete la parola “midline”… il senso? Forse questa traccia viene usata come intro ai concerti o come intermezzo, ma non vedo l’utilità di proporla in questa veste. La successiva “Warrior”, che è l’opener del loro disco del 2014, mischia melodie tipicamente ottantiane con una linea vocale che ricorda non poco Blaze Bayley. Il ritornello è ficcante (vi ritroverete a canticchiare We are the warriooooooooooooooors) e l’assolo è scippato agli AC/DC in un mix che non è male. Purtroppo la canzone non è priva di difetti. Un po’ come nei Maiden dell’era Bayley, convincono le parti dove la voce mantiene tonalità basse, ma stecca clamorosamente nelle parti tirate ed acute, che a tratti, soprattutto dopo numerosi ascolti, diventano quasi fastidiose. È ingiustificabile il fatto di voler prendere spunto dai maestri (in questo caso gli Iron Maiden appunto) e di averne ricalcato i difetti e non i pregi.

Chiude il lotto la versione live di “Back on the street” che aggiunge un po’ di velocità e tiro al pezzo e conferma così l’approccio stradaiolo del combo. Purtroppo sono presenti alcune imprecisioni ed errori esecutivi di troppo che fanno dubitare ancora di più sulla qualità della loro proposta. Che senso ha includere un live così approssimativo in un’uscita ufficiale?

Potremmo fare le stesse considerazioni sulla produzione, molto approssimativa da tutti i punti di vista. Va bene l’amore per “Killers”, ma chi cerca di ricalcarne anche il sound non si rende conto che ormai siamo nel 2016 e non basta scrivere un buon pezzo ma che occorre anche saperlo registrare per fare la differenza.

Se parliamo di puro intrattenimento, e basandosi esclusivamente sul materiale recensito, possiamo dire che i System Trashed sono il classico gruppo che mi aspetterei ad una festa della birra, con la loro grinta e passione per certe sonorità, ma che non hanno ancora quella maturità che gli servirebbe per affacciarsi su una scena ormai satura, rischiando così di finire presto nel dimenticatoio. Qualche spunto positivo c’è, come i ritornelli azzeccati e una discreta tecnica chitarristica, ma niente di più.

 

 

SORMA

45/100