Band bolognese formatasi dal 2006, con all'attivo un live album nel 2010 ed un ep nel 2012 e finalmente nel 2016 il primo full-lengh dal titolo "NO SHORES OF HOPE"

La proposta musicale è complessa, una commistione di death metal ed elettronica, una miscela davvero esplosiva che esalta la pesantezza e la potenza del death metal rendendo la loro musica unica e molto ricercata.

Come mio solito amo analizzare il disco traccia per traccia:

 

L'intro "Waves of Solitude", immerge immediatamente l'ascoltatore nel mondo dei The Burning Dogma.

"The Breach", si inizia con la violenza più efferata; doppia voce death e scream, batteria potente e chitarre taglienti, i ragazzi bolognesi sono davvero vogliosi di scaricare la rabbia sul povero ascoltatore e ci riescono benissimo, ma sorpresa, a circa tre minuti dall'inizio, dopo tanta violenza, tutto si placa, la pausa "elettronica" imprime un rallentamento dei ritmi  e sebbene la voce mantenga sempre il medesimo timbro la batteria e le chitarre sono più "delicate" a preludio del pezzo successivo.

"Enigma of the Unknown" non è altro che un minutino di dark wave.

"Skies of Grey", a mio parere, è il cuore pulsante di questo concept, la cattiveria del death metal più oscuro e ferale si scontra con il cantato femminile, che scalda ed ammorbidisce il pezzo,  incredibile ma vero lo rende quasi sensuale, questo gioiello dura sei minuti e non vorresti mai che finisca, la doppia voce death e femminile è da pelle d'oca....

"Feast of Crows", ritmi cadenzati e cattivi, per la prima volta in tutto l'album la voce diventa pulita nel ritornello, un pezzo che non si discosta, per quanto riguarda le linee generali, dai canoni del death; cosi come il seguente:

"Burning Times", anche qui come in precedenza il ritornello è molto melodico e viene fatto con la voce pulita metre la parte strumentale è tipicamente death.

"Distant Echoes", ottimo pezzo di elettronica decisamente più articolato del precedente.

"Hopeless", ottava traccia, in linea con quelle precedenti anche se qui non vi sono parti in clean vocals ed il pezzo è molto ricco di assoli che lo rendono sfuggevole anche perchè non ha lunga durata.

"Dying Sun", continua il percorso elettro wave, dove man mano che il disco procede i pezzi non strumentali diventano sempre più complessi e stutturati.

"Nemesis",  bella carica, ricca e dinamica. La decima traccia ci consente di apprezzare nei nostri un death metal puro, scevro di elettronica, ed anche in questo il risultato è stupefacente.

 

Discorso a parte deve essere fatto per le ultime tre tracce di questo album, infatti per tutti e tre il titolo è il medesimo "Dawn Yet to come", con un sottotitolo:

"Drowning" ad apertura di "No Heroes Dawn" unico pezzo per così dire strumentale dei tre, questa traccia risulta essere mutevole, certo, la lunghezza lo consente circa sette minuti, dal death furioso ad una sorta, sul finale, di doom metal.

A chiusura del trittico e dell'album stesso abbiamo  "Uscimmo a riveder le stelle" un'arpeggio di chitarra accompagnato da un delicato tocco di tastiere.

 

Questi ragazzi bolognesi hanno creato un'opera geniale, come già detto la miscela death ed elettronica è un'arma di distruzione di massa, a patto che sia gestita con sagacia e perizia, cosa che qui avviene in ogni pezzo.

Bravi, continuate così, spargete il verbo e portate avanti la musica italiana formata da genialità e stile. Sinceramente mi chiedo come si faccia ad importare dall'estero tonnellate di gruppi tutti uguali, quando a Bologna abbiamo i  "The Burning Dogma"!!!

 

Igor

85/100

A volte, quando si va a informarsi su una band e alla voce “genere” si leggono 4-5 tipologie, un po’ si storce il naso. Un po’ per pregiudizio, un po’ perché qualcuna di quelle voci potrebbe non essere una delle nostre predilette. Quando ci si trova davanti alla dicitura “dark electro death metal”, prima si sbarrano gli occhi, poi parte la domanda spontanea: “EH?” e poi si decide di aprire il file da ascoltare. Cuffie nelle orecchie, volume non troppo assordante (sto invecchiando, portate pazienza) e ho cominciato ad ascoltare il primo EP di questa band emiliana, i The Burning Dogma, intitolato “Cold Shade Burning”. Il primo brano è un pezzo strumentale, in cui si sente una delicata voce femminile sussurrare qualcosa. Un minuto e 49 dopo… Ho dovuto far ripartire l’intro. Pensavo di aver perso un pezzo, credevo di aver ascoltato 30 secondi invece di quasi 2 minuti. Il primo pezzo, “A Dogma to Burn” da' solo un assaggio di ciò di cui i ragazzi sono capaci. Il growl alternato allo scream impreziosisce il brano, dando dinamicità vocale, anche se non toglie spazio alle chitarre, perfettamente armonizzate tra loro. Di tutti i brani, questo mi è sembrato “peggiore”, se così vogliamo definirlo, per quanto sia una parola dispregiativa che in questo contesto vorrei non utilizzare. Già con “Her Body Cold” il livello si alza e non di poco. In alcuni punti, anche nel brano successivo “The Fourth Shade”, mi ricordano Draconian e Type O Negative. La chitarra dimostra egregiamente la propria presenza in tutti e 3 i brani principali dell’EP, con assoli degni di nota e armonizzazioni da cardiopalma. Splendido è anche l’intro di tastiera di The Fourth Shade, che da il via a quello che è, per mio gusto personale, il miglior brano dell’EP. L’outro è assolutamente eccezionale, degna chiusura di questo EP: si tratta di un brano per buona parte strumentale, intervallato a metà da una specie di narrazione in pulito, la quale potrebbe benissimo venire utilizzata come colonna sonora di qualche film d’azione o drammatico, in quella classica scena in slow-motion dove il protagonista sta per fare qualcosa di estremamente figo ed estremamente stupido. Il basso qui è potente, da la cadenza al brano e lo porta vicino alla perfezione. Il cantato non solo si è dimostrato praticamente perfetto in growl e scream, ma si dimostra altrettanto bello in pulito, dando giustizia ad una voce piacevole da ascoltare in tutti e tre i registri. Fino alla fine questo EP mi ha rapito e mi ha fatto conoscere un’altra band degna di nota del panorama italiano. Spero di sentire prestissimo il nuovo album, “No Shores of Hope”, in uscita il 12 febbraio prossimo. 

 

Irene Eva

87/100