I The Providence sono un gruppo italiano nato come progetto one-man band del musicista sardo Bloody Hansen. Iniziando con sonorità dark ambient e passando poi al metal, il gruppo è arrivato al suo terzo album in studio, Return To Morningside, per il quale Hansen si è avvalso dell'aiuto di Dick Laurent (chitarrista dei Cadaveria) nella composizione dei brani e nel drum programming e nella registrazione delle chitarre e dei bassi. Il cantato è stato invece fornito dallo stesso Hansen.

Musicalmente, Return to Morningside è un gioiello: una stupenda e riuscita combinazione di heavy classico, hard rock, alternative metal, doom e gothic, che contribuisce a creare un’atmosfera splendidamente oscura e dark. Le chitarre in questo lavoro, composte e suonate interamente da Laurent, hanno un suono incredibilmente efficace e aggressivo e, insieme alla musica, passano da momenti molto angoscianti e dark (creati da sapienti combinazioni di accordi) a passaggi più luminosi, che aprono davvero il suono dei pezzi e li pongono sotto una nuova luce. Anche per questo motivo quindi, non tutte le canzoni presentano una struttura classica e molte volte non possiedono una vera e propria alternanza di strofa e ritornello, preferendo invece una forma più complessa e in evoluzione. Il cantato è molto particolare e al primo ascolto è difficile da digerire poiché è formato principalmente da parti quasi parlate, adattate alla musica. Questa voce aggressiva è perfetta per i pezzi proposti e in particolare per le loro parti più dark e gothic (le quali sono la maggioranza nel disco) ma diverse volte, quando la canzone si apre e acquista un suono più melodico e immediato, essa entra in forte contrasto con la musica. In queste parti, infatti, mentre la musica diventa vivace e luminosa andando a rischiarare il cupo sound del disco, la voce sembra invece rimanere ancorata alle atmosfere precedenti, impedendo ai pezzi di trovare il loro perfetto compimento. Questo accade svariate volte nell’album, facendo storcere il naso in un paio di occasioni.

I primi tre pezzi del disco, “Killer Clowns” (cover dei The Dickies), “Slasher” e “Spider Baby” sono il perfetto esempio dello stile dark e aggressivo dei The Providence. I primi due ci introducono ottimamente all’ascolto con atmosfere cupe e testi quasi horror, i quali si ripresentano in quasi tutte le canzoni dell’album. “Spider Baby”, invece, è una delle canzoni più hard rock fra quelle proposte e anche una delle più orecchiabili; essa presenta, infatti, un ritornello abbastanza accattivante che convince musicalmente ma purtroppo non vocalmente, a causa di un cantato davvero poco orecchiabile e in generale poco adatto per una parte del genere. Una menzione particolare va data agli splendidi assoli di Laurent e al bellissimo intermezzo, che rallenta il ritmo e alleggerisce il brano, guidandolo ottimamente verso la sua parte finale. Mentre “Il Male” è il pezzo più duro del disco e tratta del male che prende pian piano il controllo del protagonista, il successivo “Take Me To Midian” è uno dei pezzi più leggeri e parla di una storia d’amore. Il brano è un capolavoro mancato, dove parti dark lasciano progressivamente spazio ad atmosfere più light e a un finale trascinante, il quale però non viene sfruttato a dovere da un cantato ancora una volta non perfettamente adatto. Come anticipato in precedenza, infatti, a melodie vocali più orecchiabili che avrebbero dato una straordinaria spinta all’intero pezzo, viene preferito lo stile aggressivo e quasi parlato adottato fino a quel momento. Un vero peccato. Lo stesso problema viene alla luce anche nel pezzo successivo (“Witch Bitch”) e in particolar modo nella sua stupenda parte finale, di nuovo non sfruttata al massimo a causa di una voce non efficace. “Hammer House of Horror”, composto interamente da Laurent, è invece un pezzo semplicemente fantastico: uno strumentale che inizia con un mood cupo e che prosegue poi su atmosfere più luminose e veramente da brivido. Questo brano arriva inoltre nel momento più adatto, portando, infatti, una ventata di aria fresca e un po’ di riposo dalle aggressive chitarre elettriche presenti nell'album. I due pezzi successivi, “Prayers” e “Midnight Skies” non aggiungono niente di particolarmente nuovo. La prima in particolare è probabilmente la canzone più debole del disco, con un cantato mediocre e riff non molto ispirati, che la portano a risultare ripetitiva e ad annoiare l’ascoltatore. L’ultimo pezzo invece, “Satan Loves You All”, conclude il lavoro con un tono decadente, raccontando il tentativo di Satana di convincere un cristiano a schierarsi dalla sua parte.

In definitiva Return To Morningside è un album egregiamente composto dal punto di vista musicale; una straordinaria commistione di diversi generi che sarebbe potuta diventare ancora più grande con l’uso di parti cantate più convincenti e più adatte. È incredibile come stralci di alcune canzoni (“Take Me To Midian”, “Witch Bitch”) siano potenzialmente più belli solo con lo strumentale che con la voce. Ad ogni modo consiglio l’ascolto a tutti coloro che cercano qualcosa di nuovo e di particolare, con la speranza che nei lavori successivi il gruppo riesca a finalizzare l’enorme potenziale che ha dimostrato di avere, superando i limiti che sono apparsi in questo disco.

 

 

Jacopo Nardini

70/100